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Continua La critica dei giorni, la rubrica di Cristiano De Majo in esclusiva per Prismo. Fatti il giorno e che il giorno faccia te.

Se esiste una critica dei giorni, non può non esistere una critica del fine settimana. La variazione all’interno del flusso può essere vissuta come una spiacevole infrazione della monotonia per gli spiriti che cercano nella ripetizione sempre uguale il conforto dell’annullamento; più probabilmente viene vissuta con le grandi attese che si riservano alle promesse (vedi Leopardi), quelle di generare un picco sulla linea retta. Che sia positivo o negativo forse ha meno importanza di quello che si è portati a pensare.

Sul tema la critica si è divisa dall’alba dei tempi e su Google si possono trovare tesi di dottorato dai titoli come “Un sabato post-strutturalista” o “La domenica e la morte dell’autore”. Sta di fatto che i più celebrati critici dei giorni hanno scritto sul fine settimana le loro migliori pagine.  E non può essere un caso.

Il genere ha le sue regole, che peraltro manifestano una variabilità stagionale. Un fine settimana invernale ha regole molto diverse da un suo omologo estivo. Se una domenica di febbraio passata interamente tra le mura di casa ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori giorni del mese, o addirittura dell’anno, è difficile, se non impossibile, che una domenica di luglio senza uscire di casa abbia un simile potenziale.

Nel caso in esame siamo alle regole di un domenica di giugno, il 21 per l’esattezza. Il paratesto è il sabato, quando già nella serata, forse anche prima, si gettano le basi: fare qualcosa, portare i babini in piscina, sarà bel tempo, le previsioni lo confermano. In una sacca sportiva da 6 litri vengono ammucchiati articoli di Decathlon: costumi, cuffie, ciabatte, teli. Ma il cielo della domenica subito dopo la sveglia – i bianchi strati di foschia che scorgo sul quadrante destro affacciandomi alla finestra – e  il vento troppo fresco per una giornata di giugno, producono il primo evidente conflitto non solo con il simbolo del sole splendente apparso in tv sulla mappa animata dell’Italia in corrispondenza di Milano, ma anche con quella sacca sportiva piena di promessa.

Un fine settimana invernale ha regole molto diverse da un suo omologo estivo. Se una domenica di febbraio passata interamente tra le mura di casa ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori giorni del mese, è difficile che una domenica di luglio senza uscire di casa abbia un simile potenziale.

Il critico dei giorni esperto sa riconoscere in questo conflitto il primo fondamentale nucleo drammaturgico da analizzare. L’incertezza che rende così avvincente il tempo, lo scontro tra promessa e minaccia, o se vogliamo l’impossibile equilibrio da raggiungere tra illusione e delusione.

Tutto quello che succede dopo, prima della piscina, è un lungo elenco di azioni e dettagli funzionali alla rappresentazione di questo conflitto. Dobbiamo credere in questa promessa – nella possibilità di una bella giornata – o rinunciare? Prepararsi, lavare e vestire i bambini, organizzare i minuti, lasciare la casa in ordine, farsi attraversare dal dubbio: ma le cose sono andate troppo avanti per lasciare la porta aperta ai ripensamenti. Affacciarsi per un’ultima volta alla finestra e notare che il bianco compatto delle nuvole si sta sgranando, lasciando nel cielo forme che ricordano dei pop corn. Il cielo azzurro prende sempre più spazio sul campo di battaglia.

Ci sono due diversi tipi di sottolineatura che utilizziamo per esaminare il giorno. Il primo tipo riguarda elementi di carattere puramente descrittivo; sono i dettagli che servono a definire il contesto, a rendere tridimensionale il mondo rappresentato. Senza dimenticare che, come si dice, il diavolo è nei dettagli e quindi che ciascun attributo della giornata e del suo contesto può contenere un indizio, attraverso una metafora o una similitudine, del conflitto narrativo principale). Il secondo tipo ha, invece, carattere più sostanziale. Il testo presenta sempre alcuni, pochi, passaggi fondamentali che si occupano di nominare apertis verbis il conflitto in esame, promessa vs. minaccia, illusione vs. delusione.

Sotto il primo tipo di sottolineatura troviamo per il 21 giugno:

– “Le strade semideserte di una domenica estiva in città”

– “Guardavo le persone in fila davanti alla biglietteria della piscina pensando che avrei condiviso con loro molto più di una fila, come una normale fila alla Poste o dal tabaccaio, ma la stessa acqua in cui ci saremmo bagnati e questo mi causava un senso di disagio”.

– “Una struttura decadente ma affascinante”.

– “L’immagine della grande, inaspettatamente grande, distesa d’acqua, racchiusa da tre cerchi concentrici: quello del bordo vasca, quello del muro perimetrale del centro balneare punteggiato da alberi, quello dei palazzi oltre il muro”.

– “I corpi di donne di mezza età distesi su tappetini di erba sintetica”.

– “Qualcuno che dice: ‘Sembra una foto di Martin Parr'”.

– “Lei che dice: ‘Non lì, che non c’è ombra, mettiamoci qui, sull’erba, sotto quest’albero'”

– “Un uomo di sessanta settant’anni a qualche metro da noi, seduto su una sedia di plastica, vicino a un tavolino di plastica, sotto un ombrellone rosso, che legge Ripley sott’acqua di Patricia Highsmith e guarda i bambini con aria molto infastidita”.

– “Un culturista e la sua fidanzata in perizoma, stesi a bordo piscina di fronte a noi, che non smettono mai di fare allenamento – addominali, flessioni, esercizi per le gambe – anche quando amoreggiano”.

– “Lei che dice: ‘Dobbiamo mettergli i braccioli?’. Io che dico: ‘Volete i braccioli?'”.

– “Io che dico: ‘Venite dai!’, e poi: ‘Ma avete paura?’ e poi: ‘Venite qui, che si tocca’”.

– “Un paio di infradito, lasciate a bordo piscina, che non si trovano più. La borsa del bambino con i suoi giochi, che non si trova più. La borsa ritrovata all’ingresso. Le infradito mai più ritrovate”.

Dettagli? Segni da interpretare? Mattoni che uno sull’altro servono a indirizzare la trama?

Nel secondo tipo di sottolineatura, quella che riguarda i punti che danno forma e senso al conflitto, si trovano, invece, questi due passaggi:

– “Mentre gioca in acqua, il bambino inizia a battere i denti. Gli diciamo di uscire. Non vuole uscire. Batte i denti sempre più forte e ha le labbra viola. Continua a dire che non vuole uscire. Quando dice che gli fa anche male la pancia, lo tiro di scatto fuori dall’acqua. Ma mi accorgo che contemporaneamente ha una specie di rigurgito. Lo avvolgiamo negli asciugamani, lo frizioniamo, gli chiediamo se si sente bene adesso e continuiamo a chiederglielo fino a quando non capiremo che sta bene”.

Tutte le promesse della giornata possono essere cancellate da un'infrazione microscopica. Un errore. Una casualità. Cosa trasforma il bello in brutto?

Ecco qui il passaggio. La metafora del sole disegnato sulla cartina dell’Italia minacciato dalle nuvole che si addensano nel cielo. Tutte le promesse della giornata possono essere cancellate da un’infrazione microscopica. Un errore. Una casualità. Cosa trasforma il bello in brutto? La concomitanza di fattori apparentemente non legati tra loro (infradito, romanzo di Patricia Highsmith, culturisti…) determinano la realtà? La trama segue il destino? Oppure succede il contrario?

Non succede niente. Il testo del 21 giugno si concentra sulla minaccia, sulla possibilità, non ha una vera e propria qualità drammatica.

Nel secondo passaggio sottolineato, siamo già arrivati alla sera, quando i bambini sono già a letto, nei loro sogni. Nelle scene precedenti tutto si è accordato a un’armonia perfetta e insolita. Il ritorno a casa, la cena, i preparativi per il sonno, i discorsi amorevoli, una specie di serenità. Nel passaggio sottolineato:

– “L’aria di nuovo fresca come quella della mattina passa dalla finestra mezza aperta. Siamo stesi sul divano. La tv accesa a basso volume, le voci di una cena nel circondario, l’odore del basilico appena annaffiato, il profumo di una crema dopo sole… Possiamo chiudere gli occhi senza accorgercene. Siamo fatti per dimenticare la bellezza di questi momenti”.

Cristiano De Majo
Scrittore e giornalista, oltre che con PRISMO collabora con Studio, la Repubblica e IL. Il suo ultimo libro è Guarigione (Ponte alle Grazie, 2014).

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