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Prosegue MercoleD&D: il diario di un gioco di ruolo con vecchi amici. In questa puntata: battaglie contro pelle verdi e la tradizione del lesso alla veneta.

Previously on Mercoled&d: un gruppo di giovani veneti giocano a Pathfinder, gioco di ruolo ispirato a Dungeons & Dragons; scoprono chi è Xantar, il cattivo che ha ucciso i genitori dei loro personaggi; cercano vendetta e uccidono un po’ di persone. Xantar è ancora vivo.

Per quanto mi sforzi a fare l’eccentrico, la mia vita si basa su una solida routine. La cosa non mi dispiace: ogni volta che qualcosa aumenta l’entropia della mia vita, sento un fastidio esistenziale che mi riporta ad abbracciare quella routine, ancora e ancora. L’importante è comunque non esagerare, non cadere prigioniero delle proprie abitudini e anzi coltivarle facendo qualcosa di diverso di tanto in tanto. Ho quasi 28 anni ma sono anziano. La cosa non mi dispiace. Un nuovo elemento della mia routine settimanale è proprio il mercoled&d: ogni mercoledì sera alle 9 mi reco dal Toma e gioco di ruolo. “Ma andare a figa?” mi ha chiesto recentemente un mio amico alludendo a qualcosa. “Non di mercoledì!” ho risposto io: ci sono delle regole.

A proposito di regole, ogni gioco di ruolo sembra averne a bizzeffe. Non mi riferisco ai regolamenti di gioco quanto all’aspetto antropologico che si cela dietro a dadi e tabelloni. Un gioco come D&D si fonda, come la psicoanalisi, su una serie di appuntamenti fissi da rispettare: ci si trova ogni tot giorni in compagnia e si parla, si fanno cose e si gioca. Potremmo anche fare una sessione particolare one-off ma la regolarità è sempre preferibile, fa bene. Di settimana in settimana nascono tradizioni, e figuratevi quante ne possono nascere nel corso di un decennio, da quando cioè i miei compagni hanno cominciato a giocare a quando, un anno e mezzo fa, mi sono unito a loro. Sono arrivato a consuetudini già istituzionalizzate, quindi ho dovuto imparare di fretta le regole locali, come un immigrato che sente in dovere di ambientarsi in un nuovo paese.

Agli albori del gruppo, mi è stato detto, lo sgranocchiare patatine era un’azione marginale rispetto alla missione principale, giocare di ruolo. Il Toma portava una scatola di merendine e del tè freddo, niente di più, una modesta colazione serale per valorosi combattenti.

Prassi e tradizioni, quindi: questo episodio di Mercoled&d è dedicato al lato folkloristico del D20, dove per “folkloristico” intendo culturale, certo, ma soprattutto alimentare, visto il focus crescente del gruppo nei confronti delle vettovaglie con cui accompagnare la sessione.

Agli albori del gruppo, mi è stato detto, lo sgranocchiare patatine era un’azione marginale rispetto alla missione principale, giocare di ruolo. Il Toma portava una scatola di merendine e del tè freddo, niente di più, una modesta colazione serale per valorosi combattenti. Questo succedeva una decina d’anni fa. Oggi nella stanza da gioco c’è un lungo tavolo che la copre quasi tutta in lunghezza ed è cosparsa di minacciose borse della spesa piene di CIBO, alle quali affianchiamo spesso qualche specialità per asporto preparata per l’occasione. C’è poi una certa etichetta che guida i partecipanti alla selezione dello snack giusto, una blacklist di marchi e prodotti da non portare perché dichiarati indegni. Da bravo novellino, il sottoscritto è colpevole di dimenticarsene puntualmente portando prodotti proibiti per poi essere ripreso severamente via Whatsapp.

Un piccolo sguardo ai prodotti proibiti:
– le patatine dita dei piedi al formaggio o simili;
– gli anelli arancioni al gusto di “pizza”;
– la birra Efes “che sa di rutto”;
– la birra Oettinger “che sa di ferro”;
– la birra Grafenwalder in ogni sua variante;

Tra i prodotti più amati, il té freddo Brodies, i biscotti Nougatelli e i taralli da accompagnare con salumi. Come si evince, il target di riferimento è “cose da discount scelte con piglio gourmet” e qui sta il bello: per esigenze storiografiche non possiamo permetterci di manovrare soldati e maghi sgranocchiando biscottini di Eataly, per questo ogni show-off agroalimentare è punito con lo sfottò pubblico. Keep it real, vai al Lidl.

Prima di passare a un’altra tradizione, quella del bollito o del lesso (a seconda delle regioni), torniamo alla Storia dei nostri personaggi e della loro lotta contro quello stronzo di Xantar. Eravamo rimasti a Debluff, dove volevano incontrare un mercante gnomo che forse sapeva qualcosa sullo stregone che aveva tentato di ucciderci appena giunti nel nostro paese natale, Ramoga. Il mercante gnomo era davvero il nostro uomo, infatti si trasformò in un bestione infernale pronto a farci fuori; fortunatamente una figura femminile comparse dal nulla distruggendolo e salvandoci la vita. Era Yana, la figlia buona di Xantar, che ci spiegò la sua storia, il percorso illuminato che l’aveva portata a combattere il padre in nome del bene. L’eroina ci rivelò anche la nostra condizione di predestinati figli di ex nemici di Xantar e quindi già condannati a morte. Temuti. Il gruppo arrossì d’imbarazzo e terrore.

Yana si fermò poco con noi: la sua estrema clandestinità la costringeva a vivere in una torre di necromanzia nascosta e segretissima (nel mondo fantasy ogni scuola di magia ha una torre di riferimento in cui gli addetti ai lavori si addestrano – è il caso di dire che ognuno di questi edifici viene schermato magicamente?). Se ne andò poco dopo, lasciandoci soli con la consapevolezza che Xantar fosse non solo vivo e vegeto ma anche accompagnato da una nutrita schiera di seguaci: prima di sparire, però, ci regalo qualche oggetto magico buono per il combattimento e ci promise di tornare non appena avrebbe saputo qualcosa di nuovo sul conto di quello stronzo di suo padre.

Pochi giorni dopo, arrivò la chiamata dell’esercito per Toma il Chierico (facente parte del culto di Sarenrae) e Fatch il soldato. Ma ci arriviamo in un momento: è il momento del bollito.

 

Serata le$$o
Nel gruppo del mercoledì il concetto di carne bollita (o lessa) ha notevole importanza. È un piatto caldo per climi freddi, maturo e lento da cucinare. Un piatto reazionario, possiamo dire, per la sua ottusa resistenza al progresso. Non c’è forno a microonde per il Lesso poiché il Lesso non conosce scorciatoie, esige tempo e pazienza. Nei mesi autunnali e invernali, quindi, ci riuniamo per un’occasionale Serata Lesso del Mercoledì, un evento lento e pieno di vapori che si conclude con una partita (appesantita) a Pathfinder. Questo tipo di serata non è esemplare dal punto di vista ludico ma dimostra l’importanza della ritualità, e come l’aspetto culinario abbia con il tempo preso il sopravvento sul gioco. Lo abbiamo cominciato a notare qualche mese fa, in una sessione particolarmente difficile perché il tavolo era completamente coperto da proposte alimentari di qualsiasi tipo, quando all’improvviso uno di noi ha aperto gli occhi, stralunato dall’improvvisa epifania: siamo come i vecchi che giocano a carte al bar bevendo ombre di vino, solo che noi preferiamo le proteine. Abbiamo tutti annuito, assaporando un retrogusto di terza età.

Cibi adatti a valorosi combattenti veneti.

È però vero che ogni rappresentazione televisiva o cinematografica di Dungeons & Dragons contiene un riferimento agli snack, e non solo quelle più caricaturali: gioco sedentario da praticare in un ambiente civile (una casa, non uno stadio), D&D et similia sono attività a portata di frigo: non mi è mai capitato di giocare a Pathfinder digiunando e immagino sia impossibile, una forzatura per l’anima stessa del gioco. Il quale gioco è, ricordiamolo, un percorso immaginativo in cui delle persone (perlopiù maschi caucasici nordamericani ed europei) decidono di condividere una storia e un sofisticato sistema di regole alfine di traghettare personaggi invisibili da un punto A al punto B stando bene attenti ai draghi. Un gioco da bianchi imperialisti che fanno la loro cosa preferita: mangiare cibi poco salutari per gioco #whitepeople. È anche in questo senso che la serata lesso acquisisce tanta importanza, essendo un rituale straordinario in cui agli snack si sostituiscono le Tradizioni Contadine & Il Vinello: è un’esperienza opposta a quella del mercoledì tradizionale, un momento in cui uno di noi (il Fatch) si prende un po’ di ore libere per lessare carne con la stessa cura artigianale con cui il suo personaggio distrugge ganasce con i pugni (c’è poi il cren fatto in casa che qualcuno di noi porta direttamente dal Friuli, la regione più fantasy d’Italia). E, a proposito di fantasy, ho qualcosa da raccontarvi.

 

La guerra
Scomparsa Yana, cominciammo a girovagare per la contea alla ricerca di altre informazioni. Fu a quel punto che due di noi vennero richiamati alle armi urgentemente: a quanto pare, ad est si erano verificati strani movimenti di pelle verdi (orchi, goblin e bestiacce simili) e qualche scontro tra loro e i soldati. Una cosa strana, visto che in quel momento tra le bestiacce e il resto della popolazione vigeva un rapporto abbastanza pacifico, di non belligeranza. Mentre il chierico e il soldato raggiungevano il forte militare ad est, io e gli altri decidemmo di offrirci volontari nell’esercito – tutti tranne Magazzi, che passò alcune giornate in postriboli di lusso. Giunti in zona, ci raccontarono le stranezze dei pelle verdi e trovammo tracce di scout e ranger nemici che avevano setacciato la nostra zone nei giorni passati. Ci stavamo preparando alla guerra controllando la pianura dinanzi a noi. Il pericolo, invece, venne dal cielo.

Un gruppetto di goblin attaccarono la nostra squadra a bordo di navi volanti. All’epoca non sapevo cosa diavolo fossero e con il passare del tempo mi sono dimenticato alcuni dettagli ma: i goblin presero a lanciarci intrugli esplosivi dall’alto e la situazione si fece subito preoccupante. Personalmente, me la spassai un sacco come ogni volta in cui mi ritrovo ad affrontare pelle verdi: a inizio sessione, infatti, ogni personaggio può scegliere un “nemico prescelto”, una razza di personaggi che il PG detesta e attacca con più violenza, assicurandosi colpi più precisi e potenti. I pelle verdi sono il mio primo nemico prescelto, cosa che dà al mio Walterus Zamperla un +4 in colpire, danno, punti salvezza e altre cose. Alla fine riuscimmo a liberarcene lanciando delle funi verso l’alto e scalando verso le loro navi, che distruggemmo con foga. Volevamo tenerne almeno una ma l’esercito è contrario a certe cose. È sempre colpa dell’esercito.

Con lo scontro la sessione era terminata. La settimana successiva ebbi un impegno, così gli altri decisero di sperimentare il format “battaglia campale” nel quale i giocatori comandano gruppi di soldati invece di singoli personaggi, usando una mappa e le miniature di HeroQuest del master Tobia. Non ero presente quindi non sono in grado di spiegarvi come abbiamo vinto i pelle verdi ma l’abbiamo fatto. Il prossimo mese ripartiamo da qui. Nel frattempo, ecco la ricetta del bollito di carne del Fatch, il quale ci tiene a sottolineare “la differenza tra un comune ‘bollito’ e quello che da noi è il lesso, una sorta di archètipo culturale”, dice:

Si comprano circa 6 kg di carne per 4 persone fra cui: polpa scelta, punta di petto, coda, coscia di pollo con sovra coscia, meglio se gallina. Si prende una pentola da esercito, si adagia la carne insieme a carota, patata, sedano, qualche foglia d’alloro, mezza cipolla con 3 chiodi di garofano incastonati come se fossero diamanti su un anello. Sale grosso, un paio di pugni. Dopodiché fiamma al minimo, cottura lenta e inesorabile. Il cuoco deve sedersi davanti alla pentola e contemplarla con sguardo severo. A cottura ultimata, servire in tavola con tutta la pentola.

Buon appetito.

Pietro Minto
Caporedattore di Prismo, collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera e Rolling Stone. Ha una newsletter che si chiama Link Molto Belli.

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