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Ghali, Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang, IZI, Tedua, Enzo Dong... Piccola guida alla trap italiana.

Tracciare una mappa della trap italiana è un compito arduo. Sia per i seppur giusti discorsi del tipo “che senso ha classificare un sottogenere?”, quale in effetti è la trap, almeno in relazione alla lunga storia del rap; sia perché quello italiano è un movimento ancora agli inizi, e quindi se è difficile antologizzare qualcosa di morto, figuriamoci quando questo qualcosa è appena nato (anche se in molti, compreso il sottoscritto, ci hanno più volte provato).

Ad ogni modo, quando oggi si parla di “scena trap”, si parla di un movimento formato da giovani rapper e producer che condividono (più o meno) determinate sonorità, anche se non sempre è possibile parlare di trap “ortodossa”. È insomma la nuova generazione di rapper italiani, quella che Ghali, uno dei pionieri di questa ondata, ha definito “la generazione post-muretto”. Per raccontarla, proviamo allora a partire da uno tra i nomi più nuovi e anche più interessanti di questa lista: il milanese Rkomi.

Proveniente da Calvairate, il quartiere a est di Milano che della scena è uno degli epicentri, Rkomi (“Mirko” con le sillabe invertite) è arrivato come in punta di piedi circa quattro mesi fa, e in questo centinaio di giorni ha fatto fare “sìsìsìsì” con la testa a tutti gli appassionati del genere.

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Rkomi, Dasein Sollen.

Rkomi in realtà rappa da molto prima di Dasein Sollen, il brano che l’ha fatto notare a inizi 2016: la prima volta che l’ho visto probabilmente avevamo 18 anni, eravamo in uno di quei garage brutti, umidi e sottoterra che comunemente in molti chiamano “studio”; in pratica uno spazio adibito a sala prova e di registrazione, con un divano sgangherato e qualche sedia ancor più malmessa. La prima volta che siamo stati nello stesso posto, non ci siamo nemmeno rivolti la parola: i ragazzi con cui era sceso facevano freestyle, lui se ne stava un po’ in disparte. Da quell’incontro “muto” non è stato comunque fermo: anzi, ha prodotto musica – penso a Calvairate Mixtape – anche con episodi non male. Solo che poi, è successo qualcosa.

Ciò che colpisce di Rkomi, almeno ciò che colpisce me, è la maturità di scrittura. Non so se sia corretto parlare di storytelling, perché i suoi brani non raccontano propriamente una vicenda con un inizio, una fine, e qualcosa in mezzo. Rkomi piuttosto parla per immagini forti, che in realtà ritornano sempre. La sua è una storia in cui lui è il protagonista che, a un certo punto, ha un’illuminazione e decide di cambiare: “Il giorno prima del grande risveglio stavo ancora ai box con le mani nel cellophane” è una delle mille pennellate che in poche parole disegnano un quadro bellissimo e chiarissimo, e forse lui è l’unico a vantare questa capacità talmente innata che talvolta sembra non riesca ad averne il pieno controllo, un po’ come fosse un Peter Parker appena morso dal ragno.

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Rkomi, Sissignore.

Rkomi ha dalla sua un numero considerevole di fattori che han fatto sì che fosse lui il primo di questa lista, per quanto a dire il vero sia uno dei meno trap del giro: un immaginario forte, i suggestivi video firmati Alex Coppola, la varietà nella scelta dei producer… È una varietà che d’altronde contamina anche la struttura dei suoi stessi brani, che sono davvero quanto di più anarchico conosca: strofe, bridge, ritornelli, si mischiano dando un risultato di tanto in tanto straniante, ma in qualche modo interessantissimo (180, a oggi il suo ultimo brano, ne è la prova).

Il passo immediatamente successivo a Rkomi per quanto mi riguarda è il genovese Tedua. Lui è il primo di una serie di rapper liguri che “hanno portato il mare a Milano”, ritrovandosi a fare la spola tra la riviera e il capoluogo lombardo, possibilmente in Zona Quattro (ovvero sempre Calvairate). Così come Rkomi, anche Tedua ha dalla sua una scrittura complessa, non immediata, ancor meno lineare di quella dell’autore di Dasein Sollen ma sicuramente evocativa. Ecco un brano particolarmente indicativo in tal senso:

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Tedua, Intro Orange County.

Come mi è già capitato di scrivere, la forza di Tedua sta nell’imperfezione. Nell’ultimo anno circa, questo aspetto è stato progressivamente “limato”, dando comunque vita a infuocati dibattiti sulla sua capacità o meno di andare a tempo (qua un video esplicativo); sono dibattiti che vanno avanti da quando Tedua ancora si faceva chiamare Duate e si lamentava che “parla di Duate e la sua metrica, non sa neanche di che cazzo farnetica”. Ma se si ha la costanza di seguirlo tra tracce super rap in una lavanderia a gettoni, fino ad arrivare ai singoli con ritornelli à la PNL e video con bambini che fan saltare in aria le volanti giocattolo, non ammettere che Tedua sa il fatto suo è quantomeno ottuso. Anche perché, oltre all’aspetto musicale, Duate ha una presenza scenica che in pochi possono vantare. Se in questi mesi non avete visto in giro una GIF con le sue mossette…

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Tedua, Lezione.

Tedua, in definitiva, è quello che incarna al meglio il concetto di chill, come dimostra il suo mixtape Orange County: presenta ben 21 tracce, composte negli ultimi due anni, e vanta i featuring di praticamente ogni esponente valido della nuova scena, sia dal punto di vista dei produttori che dei featuring al microfono.

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Tedua ft. Izi, Circonvalley.

Dalla “Drilliguria” – come la chiama Tedua – arriva anche IZI, che forse insieme a Ghali e Sfera Ebbasta è il più conosciuto di questo elenco, in gran parte grazie a Zeta, un film di Cosimo Alemà sul rap italiano che vedeva coinvolto il 90% della scena mainstream italiana, da Salmo a Noyz, passando per Clementino, Tormento e Metal Carter. Limitare la fama di IZI a Zeta sarebbe però riduttivo: qua trovate un piccolo recap della sua storia da quando si chiamava Eazyrhymes e ancora Izi Erre.

Se dovessimo trovare un filo conduttore per tracciare la crescita in termini stilistici e musicali di IZI, basterebbe seguire il filone a nome Chic: ai tempi è stata una delle prime street hit della nuova scuola genovese, per intenderci quella che esce da Studio Ostile.

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Eazy, Chic.

Nel 2015 usciva poi Chic pt.2, nel secondo mixtape solista di IZI, ma la versione del brano più di successo è senza dubbio la terza, che sarebbe probabilmente più corretto definire un remake della prima. La forza di IZI è quella di avere una predisposizione al cantato forse unica tra i rapper della sua generazione. Dopotutto, come ripete lui stesso, le sue sono “CANZONI”.

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Izi, Chic.

Quelli che la scena genovese la conoscono poco, avranno probabilmente sentito Tedua e IZI per la prima volta in Mercedes Nero, una delle tracce registrate da Sfera Ebbasta assieme al producer Charlie Charles. Il cammino del duo è abbastanza lineare: dopo una serie di singoli pensati per presentare il progetto, arriva il primo disco in free download e poco dopo viene annunciato il loro ingresso in Roccia Music, il roster di Marracash e Shablo. Da questo momento in poi arrivano una serie di soddisfazioni personali che partono dalla pubblicazione di uno street banger come Ciny (che sta per Cinisello Balsamo, il comune della provincia milanese da cui Sfera proviene):

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Sfera Ebbasta, Ciny.

Del rapper di Ciny è da ricordare se non altro anche la collaborazione con SCH, giovane rapper francese che forse qua in Italia conosciamo per Gomorra, uno di quei singoli francesi liberamente ispirati alla serie di SKY.

Di Sfera comunque si è parlato molto, ed è intorno a lui (e Charlie) che si è creata la scena trap per come la conosciamo oggi. Tra i rapper emersi attorno alla sua figura, il primo nome da tenere a mente è sicuramente Dark Polo Gang, ovvero la più controversa crew dell’odierno panorama italiano. Sono anche tra i pochi a non venire dall’asse Milano-Genova: i Dark Polo infatti sono di Roma, anche se sembrano abbastanza slegati dalla scena cittadina, al contrario per esempio della cricca 126, con Ketama su tutti:

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Ketama126, Pezzi.

Tornando però alla Dark Polo Gang: dovessimo trovare un precedente illustre alla crew, verrebbe da recuperare quello che sempre a Roma fu il Truceklan di inizi anni 2000; un progetto cioè in perenne bilico tra esagerazione e autoparodia, anche se nella Dark Polo Gang manca forse un vero Noyz Narcos, uno cioè capace di spiccare più degli altri per immagine e personalità. In ogni caso, nella loro Cavallini troviamo (di nuovo) la coppia Sfera e Charlie Charles in veste di ospiti:

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Dark Polo Gang, Cavallini.

Con le belle produzioni di Sick Luke e all’attivo tre album tra progetti sia singoli che collettivi, la Dark Polo Gang è arrivata pian piano a costruire un proprio immaginario molto riconoscibile. Qualche anno fa Marracash cantava “la gara a chi è più povero è di qualche anno fa e io l’ho già vinta fra, ora la gara è chi più ne ha più ne metta”: la crew romana ha in qualche modo fatto sua la citazione elevandola a slogan, creando un’estetica a metà tra Fendi, Gucci G-Star e soprattutto “bling bling”.

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Dark Polo Gang, Pesi sul collo.

Spingendoci ancora più a sud, non si può a questo punto non citare il napoletano Enzo Dong. Il suo momento di massima fama coincide senza dubbio con la partecipazione a Gomorra – La serie, sia in veste di attore, sia con un brano incluso nella colonna sonora della serie stessa.

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Enzo Dong, Secondigliano regna.

Enzo fa parte di un collettivo molto interessante chiamato RC music, e fa coppia fissa con un produttore come D-Ross che davvero non ha bisogno di presentazioni (almeno spero: ma se proprio ne volete sapere di più, date un ascolto alle sue produzioni per Luchè o Fabri Fibra). La sua musica è anche il miglior modo per confrontarsi con una realtà come quella di Scampia, assieme probabilmente a un altro rapper molto valido come Vale Lambo, il cui È meglio pe loro è uno dei primi video post-Gomorra a essere girati alle ormai famosissime Vele:

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Vale Lambo, È meglio pe loro.

A proposito di palazzoni: tornando prepotentemente a Milano e dintorni, merita a questo punto una menzione Vegas Jones, anche lui proveniente da Cinisello Balsamo ma con un passato musicale un po’ più travagliato. Il rapper infatti è stato lanciato dall’etichetta discografica romana Honiro, ma è da quando le loro strade si sono separate (perché “nella capitale il capitale era poco, non mi sono lamentato, fra fa parte del gioco”) che il rapper di Ciny ha mostrato il suo potenziale.

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Vegas Jones, Prego.

Negli ultimi mesi sono usciti poco meno di una decina di pezzi, tra freestyle per Facebook e veri e propri singoli, che hanno consacrato Vegas come uno dei personaggi più interessanti della scena, oltre che come uno dei più promettenti a livello tecnico. A livello di fiato e di tenuta del palco, probabilmente Vegas è il migliore della nuova scena. A dimostrarlo l’ultima puntata dello show di Bosca, storico produttore bresciano, con V. Jones come ospite, appunto.

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L'ultima puntata di Real Talk con ospite di Vegas Jones.

Rispetto ai nomi già citati, Vegas Jones si affida a un giro di produttori differente: uno di questi è Boston George, che probabilmente vi è capitato di sentire (più o meno consapevolmente) su Pappone, uno dei brani dell’ultimo album di Gué Pequeno. Con lui Vegas ha realizzato l’ultimo singolo: Belair.

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Vegas Jones, Belair.

Proprio nel video di Belair, Vegas indossa un berretto riportante la scritta “Sto”; è il claim del rapper probabilmente più famoso tra tutti quelli citati, sicuramente il più completo: sto ovviamente parlando di Ghali. Milanese anche lui, Ghali ha un passato accidentato, fatto di singoli non capiti, scazzi con le etichette discografiche e un ritorno in grande stile.

In un articolo di qualche mese fa, Francesco Lisanti immaginava il percorso di Ghali come una fuga programmata di mese in mese, con un piano ben preciso in testa. In realtà, come ha raccontato di recente a Radio DeeJay, il piano iniziale ha portato a risultati che Ghali difficilmente si sarebbe potuto immaginare, persino nei suoi sogni più rosei. Il rapper milanese a oggi fa su YouTube numeri da vero big: certo, c’è il particolare che YouTube è anche l’unica piattaforma dove poter ascoltare i suoi pezzi, ma a farlo esplodere è stata soprattutto la massiccia dose di stile, condita da una cura per l’immaginario che lascia sbalorditi, come dimostra l’ultimo singolo Wily Wily.

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Ghali, Wily Wily.

I brani da linkare sarebbero davvero molti: Ghali è riuscito a proporre un’immagine di sé sempre nuova, dalla chiara ispirazione a Young Thug alla scrittura di vere e proprie “canzoni” dal beat aperto e da un cantato invidiabile,  passando per banger che citano la cultura pop della sua adolescenza, facendo presa su un pubblico potenzialmente vastissimo.

Ex compagno di Ghali nei Troupe D’Elite è invece Ernia, un tempo Er Nyah. In un’intervista rifletteva così sul paragone col vecchio socio: “Lui sta seguendo un po’ da quello che vedo l’impronta francese. Io non è che scriva troppo così, non mi viene, però non si sa mai che io non provi a mettermi in gioco […]. Io sono un po’ più rap puro, grezzo, non so come dire”.

Ed effettivamente così è stato. Il suo primo singolo dopo il rientro seguito a una lunga pausa, è molto autobiografico: parla di giovani italiani all’estero, musicalmente è ancora grezzo, ma  riflette comunque quello che ha vissuto in prima persona nel suo periodo a Londra.

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Ernia, Vuoto.

Il secondo singolo, Tutto bene, è un notevole passo in avanti: un ottimo apporto è dato da Marz, giovane producer che qualche anno fa faceva parte di un collettivo noto come The Elhits. Fu notato da Marracash nel 2011, che gli affidò una produzione in Roccia Music II, nel featuring con Emis Killa. Tre anni dopo lo stesso Marz produceva ancora per Marracash Untitled, (guadagnandosi pure un “grazie Marz il tappeto è magnifico”), fino ad arrivare a produrre il primo singolo dell’album di Marracash e Gué Pequeno. Adesso invece, Marz ed Ernia tornano con una nuova collaborazione chiamata Venere.

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Ernia, Venere.

Infine: anche se non completamente inserito nelle dinamiche fin qui raccontate, sarebbe un grosso errore non menzionare Maruego. Anche perché non è completamente errato dire che il rapper marocchino abbia fatto quasi da “ariete” al nuovo movimento, avvicinando per primo il pubblico a determinate sonorità. Il primo EP, quello con cui il grande pubblico lo ha conosciuto, è un piccolo gioiello tutt’oggi attuale, con un brano di esordio come Click Hallal fino ad arrivare al banger Cioccolata, featuring Caneda.

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Maruego, Cioccolata.

A oggi Maruego, ha alle spalle un EP e uno street album (MITB, che contiene brani come Sulla Stessa Barca) ed è in fase di promozione del nuovo album. A presentarlo un brano come #DD6, ma soprattutto l’ultimo singolo Napoleone.

Prime movers a parte, elencare OGNI esponente della cosiddetta nuova trap italiana è ovviamente impossibile. Ci sono diversi esponenti forse minori ma comunque molto validi, e tra questi Vaz Te e Ill Rave, entrambi membri della crew Wild Bandana (la stessa da cui provengono IZI e Tedua). Il primo ci regala un tour tra i palazzoni liguri in Live and Die in Palmaro; il secondo, invece, ha pubblicato un freestyle dal ritornello ipnotico chiamato In tasca.

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Ill Rave, In tasca.

Ma da citare sarebbero quantomeno anche i vari Amill Leonardo aka Lewandowski, la Zingo Gang, gli Oro Grezzo e molti, molti altri. In ogni caso, la seconda metà del 2016 – e ancor più il 2017 – ci diranno qual è il vero stato di salute della maggior parte dei rapper fin qui citati, grazie anche all’uscita dei progetti ufficiali di buona parte della scena, in particolar modo milanese. A loro va il merito di aver introdotto qualcosa di davvero innovativo e fresco nella scena rap italiana, cosa che forse la generazione immediatamente precedente non è riuscita a fare. Anche se resta un dubbio sollevato da molti, e ben riassunto in questo post Facebook di un’eminenza come The Night Skinny:

Tommaso Naccari
Classe 1994, scrive per VICE e non solo. Dal 2015 è uno dei co-fondatori del magazine di rap e cultura FOUR DOMINO.

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