Carico...

Ascoltiamo gli ultimi album di Arca, Calcutta, Kaos One, SOPHIE, Kirk Knight e Kurt Vile.

Questa domenica passiamo dall’indie americano a quello italiano, dalle giovani promesse del rap East Coast alle vecchie glorie hip hop dello Stivale, dall’elettronica mutante al pop in HD. Unica avvertenza: diffidate dalle illazioni che qualcuno dei nostri collaboratori sembra lasciar intendere TRA LE RIGHE.

ArcaMutant
(Mute)
Torniamo a parlare di “musica accelerazionista”, come CERTA GENTE l’ha ribattezzata su queste pagine: uno dei suoi profeti se n’è uscito con un lavoretto fresco fresco, ovvero Arca, ed eccomi qui a descriverlo per voi, su precisa richiesta di CERTA GENTE a cui il disco è piaciuto tanto ma proprio tanto, si dice.

E infatti sappiate che sempre CERTA GENTE mi ha imposto di parlare bene di questo Mutant, tanto per capire come funziona il giornalismo musicale in Italia. Ma non darò soddisfazione a CERTA GENTE: sì, ne parlerò bene, ma solo perché è effettivamente un bel disco. Il motivo? Beh, rispetto al precedente Xen, mescola meglio quelle melodie che mi ricordano certi brani pop suonati con la sintesi FM, e poi rumori digitali, loop in stile stile ipnosi indotta, new age fatta da uno che non l’ha mai sentita, addirittura qualche sbuffo simil-extratone, ogni tanto anche delle belle drum machine un po’ black e campioni buttati a cazzo tutti fuori sync. È come se i ricordi bucassero il cervello e arrivassero direttamente alle orecchie in forma spappolata, tipo che perdi materia grigia. Avete mai visto Malattie imbarazzanti su Realtime? Beh, sarebbe la colonna sonora ideale.

A differenza di CERTA GENTE non penso che il neo di questo disco sia l’eccessiva lunghezza, quanto che indugiare sui suoni tipo Yamaha DX7 alla lunga potrebbe rompere le palle un po’ a tutti. Per ora comunque ci piace: sia a me che a CERTA GENTE. (Demented Burrocacao)

carico il video...

Kurt VileB’lieve I’m Goin’ Down…
(Matador)
Mentre il mondo attorno accelera, Kurt Vile rallenta, e noi con lui (il disco è uscito già da un po’, per la precisione fine settembre). Dietro allo slacker stralunato di B’lieve I’m Goin’ Down… c’è un autore di testi acuti e ironici, che suonano come filastrocche anche quando parlano di alienazione; c’è un musicista che con un pugno di accordi ti porta esattamente nel luogo in cui è nata quella canzone – sul divano di casa sua, di notte, chitarra acustica, bambini che dormono e un velo di tristezza, o magari nel deserto con l’aria secca e il country acido di un banjo a riecheggiare da chissà dove.

Nel suo sesto album il capellone di Philly sorprende per la cura dei dettagli, per la melodia che non ti levi più dalla testa di Pretty Pimpin’, perché riesce a sedersi al pianoforte, tirare fuori ballate che sembrano arrivare dirette dagli anni 70 ma trasformarle in piccole favole psichedeliche. Dai Big Star a Randy Newman, i (nuovi) padri spirituali di Kurt Vile aleggiano in un album malinconico, probabilmente il migliore della sua discografia. Arrivati a novembre possiamo tranquillamente annoverarlo tra i più belli (e ispirati) di quest’anno. (Chiara Colli)

carico il video...

Kaos One – Coup de Grace
(Kaosone.com)
Il nuovo disco di Kaos One è uscito a sorpresa una decina di giorni fa. Stiamo parlando di uno dei pezzi di storia dell’hip hop italiano, ancora oggi uno dei rapper più amati e seguiti, e ogni suo nuovo album è una specie di evento. Però bisogna essere sinceri: da kARMA in poi, anno 2007, i suoi brani sono praticamente tutti uguali. Stesse metriche, stesso uso delle doppie voci, stessi testi. In più, la stessa aura di epicità che avvolge ogni singola nuova uscita, sempre con la stessa meta-narrazione che questo sarà l’album dell’addio definitivo al rap, eccetera eccetera.

Detto questo, Kaos rimane comunque uno dei migliori in assoluto, e anche questo Coup de Grace è un disco di quelli che alzano la media. Ascoltarlo, in fondo, è un po’ come leggere un fumetto di un autore che ti fa impazzire, sai già dall’inizio quello che ci troverai dentro ed è proprio per quello che lo compri: rifletti e ti diverti allo stesso tempo. Qui la variabile sono più che altro le ottime produzioni di Dj Craim, che oltre ad essere un turntablist di caratura mondiale si è dimostrato anche un validissimo beatmaker. (Filippo Papetti)

carico il video...

SOPHIE Product
(Numbers)
L’album di debutto di SOPHIE (in realtà, una collezione dei singoli usciti nell’ultimo anno e mezzo) è un cazzo di gomma. Non sto scherzando: Product è stato veramente venduto come un cazzo di silicone astratto, almeno nella sua versione limited. La descrizione dell’oggetto parla solo di “prodotto in silicone, sicuro per la pelle, senza odore e gusto”, ma il suo doppio scopo penetrante è chiaro. La musica di SOPHIE è così: evidente nel suo scopo di penetrare prima il corpo (con le sue frequenze potenti) e poi la mente (con la sua struttura hyper-pop ritornello basic).

A renderlo un oggetto sonoro mutaforma ci pensano i ritmi tra grime e trap tipici della cultura bass attuale. Il suono è creato perlopiù da un giga-synth che occupa tutto lo spettro sonoro (a cui viene dato spazio nella fastidiosissima L.O.V.E.), un elastico di massimalismo HD affiancato da percussioni sintetiche che ricreano plasticamente materiali e sensazioni tattili. Infine ci sono le vocine pitchate e le melodie cristalline per menti infantili. Tre esempi: Lemonade ha il suono percussivo di bolle sciroppate e lo stridore aspro del limone; la virtuosistica e spettacolare Hard è puro silicone contorto; MSMSMSM è solo barre di metallo.

‘Sto Product, al netto di tutte le elucubrazioni mentali/sociologiche sul giro PC Music (a cui SOPHIE è affiliato), è un prodotto buono per la masturbazione fisico/sonora, tipo farsi penetrare le tempie da strutture agili e mignotte compattate in un virtuosismo digitale creativamente elaborato. Cazzismo hi-tech. (Marco Caizzi)

carico il video...

Calcutta Mainstream
(Bomba Dischi)
Quando gli amici di Prismo mi hanno chiesto “Ti andrebbe di fare una recensione del nuovo Calcutta? Ci farebbe piacere che la scrivesse qualcuno a cui è piaciuto”, ecco, mi sono quasi stupito. Perché probabilmente si tratta di uno di quei casi più unici che rari in cui un disco è piaciuto davvero a (quasi) TUTTI: perfino gli haters più convinti si sono astenuti da farci ironia sopra, e anzi c’è chi parla, non a torto, di luce alla fine del tunnel dell’indie italiano.

Anticipato da un video a dir poco riuscito (Cosa mi manchi a fare, regia di un ottimo Francesco Lettieri), seguito da una  Gaetano condivisa in ogni dove, con due-pezzi-due ha messo d’accordo tutti prima ancora che l’album fosse di pubblico dominio. E, lasciatemelo dire, non sono neanche i due pezzi migliori dell’album (che sono Frosinone e Del verde, di misura). Possiamo tirare in ballo Beck o Battisti, possiamo confrontarlo alla ripetitiva mediocrità a cui ci ha abituati la “scena” in questione, ma mi sento di dire che, a prescindere dall’hype che inevitabilmente si sgonfierà, siamo di fronte a uno dei migliori talenti di quel cantautorato naif che in passato sembrava aveva sparato le sue cartucce migliori (quanti punti street cred perdo se cito Luca Carboni?). (Federico Tixi)

carico il video...

Kirk Knight – Late Knight Special
(Cinematic Music Group)
Late Knight Special è il primo album di Kirk Knight da Brooklyn, classe 1995, membro della Pro Era Crew di Joey Bada$$. È anche una delle migliori uscite dell’ultimo periodo, nonché l’ennesima chicca di un anno davvero ricchissimo per il rap, in tutti i sottigeneri. Qui siamo dalle parti di quello che si potrebbe definire hip hop classico, ossia stile newyorchese di metà anni 90: il tanto amato boom-bap.

I bpm si alzano, il rap si fa più veloce e le metriche si fanno più complesse e a incastro. I beat randellano sulla cassa e sul rullante e pescano da sample soul e funk. La formula, insomma, è quella solita. C’è da dire però che Kirk Knight al microfono è davvero un talento naturale, e anche al campionatore non se la cava affatto male; inoltre sono in pochi a vent’anni ad essersi prodotti da soli tutto il disco d’esordio. Sicuramente Kirk è un po’ acerbo (nella voce soprattutto) ma ha davvero le potenzialità per fare il salto di qualità. Poi certo, se cercate le ultime novità in fatto di suoni questa non è roba che fa per voi, ma se a sedici anni avevate un piumino gigante e dei Timberland Boots allora buttateci un orecchio. (Filippo Papetti)

carico il video...
Redazione Prismo
La redazione di Prismo vive in una cascina nelle colline tra Busto Arsizio e Varese dove passeggia per i campi ragionando su paradossi filosofici e coltivando marijuana così potente che la puoi fumare solo in un bong costruito dentro la tua mente.

PRISMO è una rivista online di cultura contemporanea.
PRISMO è stata fondata ad Aprile 2015 all’interno di Alkemy Content.

 

Direttore/Fondatore: Timothy Small

Caporedattori: Cesare Alemanni, Valerio Mattioli, Pietro Minto, Costanzo Colombo Reiser

Coordinamento: Stella Succi

In redazione: Aligi Comandini, Matteo De Giuli, Francesco Farabegoli, Laura Spini

Assistente di redazione: Alessandra Castellazzi

Design Direction: Nicola Gotti

Art: Mattia Rinaudo

Sviluppatore: Gianmarco Simone

Art editor: Ratigher

Gatto: Prismo

 

Scriveteci a prismomag (at) gmail (dot) com

 

© Alkemy 2015