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Da Luca Carboni a Nina Simone, da Dr. Dre ai Beach Boys, dai Television Personalities agli Shamen, ecco i dischi che redattori, amici e collaboratori di Prismo ascolteranno in questa torrida estate.

“Nei paesi europei si celebrano diversi festival e rituali per celebrare l’incremento di produzione agricola associata alla stagione estiva”, ci dice Wikipedia, ricordandoci che l’estate, una delle quattro stagioni dell’anno, la più calda, sempre secondo Wikipedia, è celebrazione e preparazione per il futuro: i campi da curare, gli animali da allevare, i mojito da consumare e le vacanze da organizzare.

Dei tre mesi che compongono l’estate, agosto è senz’altro il più radicale: le città di svuotano, le case si spengono e milioni di automoblisti si lamentano del traffico raccontando ai compagni di viaggio di come Agnelli ha fatto di tutto per castrare lo sviluppo ferroviario nella penisola. Questa teoria cospiratoria va raccontata in macchina sotto il solleone, preferibilmente mentre si passa vicino a una stazione ferroviaria funzionante e vuota.

E poi c’è la noia, le città deserte, l’asfalto che sublima, il Winner Taco resuscitato, i bagnini romagnoli e le turiste tedesche con cui fare colpo (perlomeno così ci dicono, Nda). Non abbiamo notizie dell’inventore dell’estate e sarebbe bello inventarne la biografia per riempire qualche riga in più ma sappiamo tutti che non importa: quello che volete davvero sapere è che diavolo di musica ascoltano i redattori e gli amici di Prismo quando è estate, vero?

Ascoltano questa musica qui. Buone vacanze.

 

Claudia Durastanti
Mazzy Star – Seasons of Your Day
Dopo una pre-adolescenza asservita al capitale e al bieco advertising in cui l’arrivo dell’estate e il conseguente entusiasmo erano affidati alla pubblicità della Coppa del Nonno e all’indimenticabile Joy (I Feel Good, I Feel Fine) di GISELLA COZZO, da qualche anno ho un disco che accompagna i fantasmi delle estati passate, presenti e future. Seasons of Your Day dei Mazzy Star non è spensierato, non è allegro, ma non puzza così tanto di settembre, e questa è l’unica cosa che chiedo a un disco estivo. Tanto poi il giorno in cui devi mettere Last Day of Summer dei Cure arriva comunque.
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Costantino Della Gherardesca
Television Personalities The Painted Word
Emotivo, nostalgico, romantico, rurale, vulnerabile e soggettivo. Questi sono gli aggettivi che userei per definire quest’album dei Television Personalities del 1984. Se qualcuno mi chiedesse di descrivermi, utilizzerei gli esatti contrari. Quindi, anche se The Painted Word per me è come un vecchio film di Mike Leigh visto su uno schermo Samsung a nano-cristalli… stranamente lo sento visceralmente vicino.
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Demented Burrocacao
Michel Redolfi Immersion / Pacific Tubular Waves
Roma , Torpignattara, 40 gradi, caldo terrificante, gabbiani che strillano come dinosauri, la peste in avvicinamento. Il disco che può risolvere la situazione portando freschezza di qua e di là è Immersion / Pacific Tubular Waves di Michel Redolfi, una ristampa via GRM per un lavoro dei primi anni Ottanta. Vinile recentemente acquistato a Berlino dove faceva ancora più caldo che a Roma, è tutto a base di sgranulate sul Synclavier atte a ricreare le profondità marine ma non solo, perché le profondità marine remixano loro stesse il disco (non vi spiego il procedimento perché è lungo). Vabè comunque se lo metti sembra di stare a mollo in un isolotto appunto del Pacifico. Se la giocava con l’ultimo M.E.S.H. ma quello è più che altro estate in montagna col go-kart.
(P.S. Se volete invece scoprire i miei singoli estivi preferiti, andate qui e toccate con mano la bacinella piena d’acqua fredda).
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Veronica Raimo
Lower Dens Escape From Evil
L’album più invernale che abbia mai sentito. Se volete scappare dall’estate, oltre che dal male, consiglio soprattutto I Am the Earth. Un fugone totale da sole, mare, abbronzatura ecc. All’improvviso foschia, bruma, onirismo sparso in mezzo alla tundra, desaturazione dei colori, solitudine massiccia, disordine affettivo, insomma la vita.
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Francesco Farabegoli
Hüsker Dü Live at Camden Palace
“Disco per l’estate” per me significa una cosa che possa ascoltare a volumi altissimissimi mentre viaggio ai 130 Km/h in E45 di ritorno dal lavoro coi finestrini spalancati (non ho l’aria condizionata). Una situazione alla Springsteen, insomma: il mio disco di Springsteen preferito è il rip audio di un DVD degli Hüsker Dü, dal vivo a Londra nel 1985, New Day Rising nei negozi, i componenti con ogni probabilità nel periodo più oscuro di dipendenza da speed. Venti pezzi da Metal Circus a Flip Your Wig suonati fortissimo e senza pause tra una canzone e l’altra, una cosa abbastanza adolescenziale ma di una potenza (soprattutto emotiva) devastante. Bob Mould urla come un indemoniato. È una specie di via di mezzo tra un disco vero e un bootleg, comunque il miglior disco dal vivo degli Hüsker Dü o il miglior disco degli Hüsker Dü in generale e uno dei pochi che migliora decisamente se al casino inintelligibile delle chitarre aggiungi il rumore dell’aria che entra dai finestrini.
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Raffaele Alberto Ventura
Pentacle La Clé des Songes
Questo disco non so bene cos’è: l’ho trovato per caso su Spotify. Si chiama La Clé des Songes e a quanto pare è l’unico album di un gruppo progressive francese chiamato Pentacle, uscito nel 1975. Diciamo che sono Le Orme d’oltralpe, per certe atmosfere oniriche che riescono ad evocare, però suonano più hard. Il loro riferimento dovevano essere i King Crimson, ma ad ascoltarli oggi a me ricordano un sacco i Porcupine Tree. I testi sono gemme simboliste medievaleggianti alla Maeterlinck, il librettista di Péllas et Mélisande. E c’è pure un moog suonato come fosse un salterio, quindi io davvero vi consiglio di ascoltarlo a palla con le finestre aperte perché ci fareste davvero la figura di persone raffinatissime.
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Timothy Small
Fleetwood Mac – Tusk
Ci sono dentro Lindsey Buckingham nella sua fase Black Flag/cocaina pura e Stevie Nicks nella sua fase cocaina pura/Lindsey Buckingham ed è un disco lunghissimo pieno di canzoni bellissime, come Tusk e What Makes You Think You’re The One e I Know I’m Not Wrong e Sara e Walk A Thin Line e Honey Hi ed è stato il primo disco nella storia della musica a costare un milione di dollari e si sente, è registrato bello ciccio e cremoso ma anche pulito, e ci sono dentro influenze punk e new wave e arrangiamenti pazzeschi di tre artisti complessi e maturi che erano tutti innamorati l’una dell’altro e che si sono lasciati mentre lo registravano in studio per mesi e mesi e immaginate che tipo di energia in quelle stanze e quello che ne esce è Tusk, uno dei più grandi flop della storia della musica, ma anche forse il miglior disco rock del periodo ’78 – ’82. È anche il mio disco preferito.
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Livia Satriano
Mongo Santamaria Watermelon Man!
Prendete un’anguria a fette, del rum cubano, venditori di noccioline, il suono delle congas, un famoso standard jazz di Herbie Hancock… Mescolate il tutto e ascoltate su una spiaggia dell’Avana (o, più semplicemente, a casa vostra davanti a un grosso ventilatore).
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Vanni Santoni
Ianuaria Da Capo al Fine
Lo segnalo solo perché lo sto ascoltando in questo momento, ma siccome in questo momento sto cercando di ammazzare il caldo e magari scrivere qualche riga in una spiaggiuccia d’argine cittadino, mi pare adatto a rappresentare quella che sarà non solo la mia estate ma anche quella di diversi altri. Del 2013, buona onesta psychedelic trance.
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Giulia Cavaliere
Nina Simone Forbidden Fruit
Questa mia estate è nera, è esoterica, è languida, è sfatta, senza progetti, bollente, di fiati, archi, voci precise di anime selvagge. Mi muovo tra Pain in My Heart di Otis Redding che invogliò Mick Jagger e altri bianchi urlatori a farsi soul, i masterpiece di Marvin Gaye, i primi classici di Sam Cooke e Nina, la bellissima perfetta regina Nina che in questo disco butta l’ascoltatore in un tropico in medias res, un mix sonoro di piante altissime e animali mai visti, un’escursione tra blues, soul, classic jazz, tutto in forma pop, erotica, danzereccia e perfetta da cantare mentre bevendo caffè freddo vedrete quel piccolo insetto camminare sul muro bianco di casa e mentre suona Where Can I Go Without You – dunque, dove? – penserete che sì, passerà anche questa.
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Ivan Carozzi
Shamen En-tact
Alla domanda “disco d’agosto?” è arrivata come un lampo la risposta: En-tact degli Shamen. Il verso Omega amigo for you i will always have time fonde nel mio orecchio fantascienza, utopismo, pìetas, fratellanza e solidarietà tra specie planetarie diverse. Che cosa c’entra con l’estate? È un’invocazione rituale (come l’altro verso: human nrg, power and serenity) che può celebrarsi soltanto all’aria aperta, insieme, con una chiazza di sudore sulla maglietta, quando la spiga è matura, il cocktail è freschissimo e la spinta della Terra verso l’esterno è al suo massimo.
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Simone Bertuzzi
DJ Mahinya-mahinya Ekaya Giyani
Ormai è assodato che Shangaan Electro sia un fenomeno delle musiche globali contemporanee. Ma non esiste solo lo Shangaan del producer Nozinja, quello che ormai vi sarà capitato di intercettare in qualche festival europeo. Nel Limpopo – provincia sudafricana dove il suono e la danza Shangaan hanno avuto origine – la scena prolifera di continuo. È il caso di DJ Mahinya-mahinya, nato come danzatore e ora producer, che pubblica una tape in edizione limitata così descritta: “DJ Mahinya-hinyas first solo album delivers all the delirious kineticism you’d expect from someone that has spent their entire life at 180bpm”. È un disco che l’estate la lascia già alle spalle, forse, ma che per qualche strana ragione suona come il disco giusto al momento giusto, con circa 40° al di là delle finestre.
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Pietro Minto
The Beach BoysPet Sounds
Non ha niente a che vedere con Surf in the U.S.A. e le camicette hawaiane da indossare per fare colpo su delle biondone californiane, il genere di riferimento estetico che Brian Wilson e i suoi sono in grado di richiamare. La scelta del capolavoro dei Beach Boys come disco dell’estate riguarda un certo suono di una certa chitarra che si sente nell’omonima traccia strumentale verso la fine dell’Opera. Una chitarrina elettrica passata attraverso gli amplificatori rotanti Leslie, una voce stridula in un pomeriggio caldo e noioso dove non sei nemmeno al mare, sei in città o, peggio, in un casolare di campagna perché qualcuno ti aveva assicurato sarebbe stata un’ottima idea. Ascolti quindi questo fraseggio di chitarra per affrontare quelle ore stupide, arrivando così alla sera. Che la sera ci si diverte, d’estate. O almeno dovrebbe essere così.
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Chiara Colli
Bowery Electric Beat
Un disco per l’estate? Giammai. Come quasi tutte le uscite Kranky, anche il capolavoro  del duo newyorchese è fatto di suoni perfetti per il cielo bianco e l’aria fredda dell’inverno. Se però ad agosto si resta in città, passare le giornate in casa ascoltando i droni di Under the Sun con le serrande abbassate e il ventilatore a palla potrebbe far sì che uno spiffero d’aria fresca venga a portarvi sollievo nell’estate più calda del secolo (uhm, in realtà non so se è l’estate più calda del secolo né se il disco sia un capolavoro, ma vabbè).
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Edoardo Vitale
Luca Carboni – …intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film
D’estate, e in particolare ad agosto, ascolto musica totalmente diversa rispetto al resto dell’anno, forse per marcare ulteriormente il concetto di vacanza che è strettamente legato a quello di estate italiana. Quindi ritiro fuori i vari Dalla, Ciampi, Battisti, Battiato e vi dirò, anche qualcosa del Vasco Rossi primi Ottanta, che è un po’ l’equivalente musicale di un amore bellissimo che però dura solo un mese, perché poi arriva settembre e ci si accorge di essere completamente diversi. Ad ogni modo, appurato che è una tortura scegliere un solo disco, il mio consiglio è …intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film di Luca Carboni (RCA, 1984), che esprime al meglio i concetti già citati: ingenuità, leggerezza e struggimento, amori incredibili e ritornelli da cantare in autostrada di ritorno dal mare. Buone vacanze.
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Valerio Mattioli
M.E.S.H. Piteous Gate
Visto che Demented si tira indietro, l’ultimo di M.E.S.H. ve lo consiglio io. Così teniamo alto il vessillo dei turboproletari organizzati per la fully automation accelerazionista.
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Clara Miranda Scherffig
Finis Africae – A Last Discovery: Essential Recordings, 1984-2001
Questo è un disco molto bello e utilissimo per 1) aumentare la realtà estiva, 2) simulare la realtà estiva quando è finita. Progetto sperimentale di uno spagnolo dal nome Juan Alberto Arteche Guel, i Finis Africae di qui non sono gli stessi del gruppo “pòs-punk” accaldato e brasiliano che pensavate, ma potrebbero esserlo. I toni sono assai esotici, con le bestie da safari che ruggiscono in sottofondo come se Mulatu Astatke l’avessero manipolato José Padilla e Brian Eno. Diciamo che A last Discovery vi suona l’idea distillata dell’Amazonia, ma da una terrazza mediterranea al tramonto. Praticamente l’Eric Serra della colonna sonora di Le Grand Bleu, se l’avessero girato a Lampedusa.
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Marco Caizzi
Dadawah Peace and Love
Miglior disco possibile per l’estate umida afosa. Psichedelia jamaicana roots che sembra una jam ostinata dei Can se fossero afrocaraibici. Un disco che trasforma l’afa in un’estatica esperienza trascendentale anche se si è costretti in città.
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Cesare Alemanni
Dr. Dre
The Chronic
Confesso con una punta di vergogna di essere giunto alla mia ormai venerabile età senza aver mai saputo apprezzare a dovere questo disco. Vergogna acuita dal fatto che il rap anni ’90 rappresenta una parte consistente dei miei ascolti. Ma che ci posso fare? È forse colpa mia se mentre gli altri leccavano Cremini al bar dei bagni io, adolescente un po’ aspergico, mi sparavo rap crepuscolare in loop, incrostato allo scoglio più distante da tutte le macarene, aserejé e camise negre der monno infame? Ovviamente, col senno di poi, la risposta è: sì. Quest’anno però ho deciso di rifarmi di tutto in un solo colpo. Ho fatto scorta di Polo sgargianti, dato dentro l’utilitaria per una lowrider e mi potrete incontrare per le Rosecrans d’Italia mentre guido con un gomito di fuori, un Estathé al limone in pugno e “Deeez Nuuuts” nello stereo. «Just to floss it like a motherfucker».
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Virginia Ricci
El Rass & Munma Kachf el Mahjoub (Unveiling the Hidden)
Io vorrei consigliare quest’album di El Rass & Munma, si chiama Kachf el Mahjoub (Unveiling the Hidden) ed è molto bello, al momento io ascolto tantissimo El Rass come rapper, anche se non capisco molto cosa dice e alcune volte mi sembra parli in dialetto modenese. In ogni caso sono praticamente certa che dica cose intelligenti, anche perché è un giornalista (non che ci sia un nesso tra giornalismo e intelligenza), comunque ho tradotto i testi con Google Translate.  El Rass in realtà si chiama Mazen El Sayed e sta a Beirut, come il producer Munma con cui ha fatto questo LP e un altro l’anno scorso anno che si chiama Adam, Darwin and the Penguin.  Questo album è del 2012. Adesso il rap italiano si sta svegliando che forse ha un senso metrico e contenutistico dare spazio alle seconde generazioni orgogliose delle proprie origini, tipo Maruego o Ghali, e questo fenomeno in caso non diventasse funzionale semplicemente a “stilismi” (tipo che fa figo come la giacca della Supreme con la scritta in arabo) rischia di diventare davvero la cosa più interessante che abbiamo, anche culturalmente, dato che gli italiani ascoltano praticamente solo rap. Kachf el Mahjoub è del 2012, tre anni fa, e dice cose per cui vale la pena uno sforzo con google traduttore, oltre ad avere una produzione e un ritmo ipnotici. El Rass ha anche collaborato con El Mahdy, che sarebbe stata la mia seconda scelta come disco dell’estate. A proposito, consiglio di ascoltare la loro traccia “Lampedusa”  che è un po’ l’equivalente di “Sulla stessa Barca” di Maruego.
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Redazione Prismo
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