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Dalle produzioni multimilionarie AAA agli esperienziali lisergici sviluppati da una sola persona, ecco due liste dei dieci migliori giochi dell'anno, compilate da collaboratori, redattori e amici di Prismo.

Il 2015 non è certamente stato un anno rivoluzionario per i videogiochi. I titoli pubblicati nel corso degli ultimi dodici mesi si sono contraddistinti in larga parte per l’appartenenza a due filoni: quello evolutivo, in cui si perfezionano formule già viste, e quello nostalgico, in cui si ripescano scelte di design dimenticate per anni riproponendole con poche modifiche. Il che non è un male, capiamoci: dopotutto i videogiochi sono design d’intrattenimento e, per quanto ci sia lo spazio per occasionali guizzi creativi, la riproposizione e il miglioramento di formule già note è parte integrante del loro DNA.

Tutto questo si rispecchia a grandi linee nella lista che segue, compilata secondo criteri altamente scientifici (una media statistica tra le liste e le preferenze personali di redattori e collaboratori di Prismo) in cui l’unica vera regola è stata di non inserire remaster di giochi già pubblicati in precedenza. Con una eccezione: quella che è stata definita la Variante del Caizzi, ovverosia una lista troppo personale per rientrare nella grigia statistica, ma che proprio per questo sarebbe delittuoso escludere e che, pertanto, è stata riportata senza tagli o censure a pie’ d’articolo.

10. Pillars Of Eternity (RPG – Obsidian Entertainment – PC, Mac, Linux)
Sapete qual è l’erede spirituale di publisher come i Black Isle Studios? Kickstarter. Grazie alla piattaforma di crowdfunding nel corso di un anno sono usciti tre titoli eccellenti che omaggiano l’epoca d’oro degli CRPG: Wasteland 2, Divinity: Original Sin e, appunto, Pillars of Eternity. I primi due sono stati recentemente pubblicati anche su console, mentre l’ultimo, forse quello più vicino a mostri sacri come Icewind Dale, Planescape Torment e Baldur’s Gate, per ora è disponibile solo su computer. Premesso che non si tratta di un gioco cosiddetto “per tutti”, quella confezionata da Obsidian è un’avventura tra le più ricche e ben scritte (letteralmente: si legge molto, scordatevi dialoghi cinematografici à la Bioware) attualmente sul mercato. Come per Axiom Verge, la sua natura rétro può essere vista tanto come una cosa positiva quanto come una negativa; tuttavia, vista l’assenza di titoli simili in circolazione, da queste parti la si fa rientrare decisamente nella prima.

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9. Axiom Verge (Platform/Adventure – Thomas Happ Games – PC, Mac, Linux, PlayStation 4, PS Vita
Tra i quesiti che vorrei indirizzare alla Nintendo, il più grande di tutti è: perché non avete più fatto uscire un Metroid “classico” dai tempi di Zero Mission su Game Boy Advanced, cioè undici anni fa? La domanda se la deve essere posta anche Tom Happ, il quale, anziché lamentarsi e basta, ha creato da solo un aperto omaggio a una delle migliori serie (nonché quella più bistrattata da un punto di vista commerciale): Axiom Verge ripropone pedissequamente l’estetica, le atmosfere e i principi del gameplay de L’altra-serie-Nintendo, nel bene e nel male. Nel bene perché il punto di riferimento è tra i più alti della storia dei videogiochi; nel male perché, appunto, “solo” di questo si tratta. Tuttavia, l’esecuzione è talmente buona (specialmente se si considera che il progetto è stato realizzato da una sola persona) che risulta difficile non inserirlo tra le cose migliori uscite quest’anno.

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8. Splatoon (TPS – Nintendo – WiiU)
Sempre restando sul tema bambini, ci voleva la Nintendo per riuscire a produrre uno sparaspara che non fosse improntato sulle fantasie militariste dei redneck sedicenni futuri elettori di Ted Cruz, ma che al contempo risultasse divertente e competitivo quel che basta per tirare un cristone strategico al momento giusto. Ecco: Splatoon è coloratissimo e teneroso, certo, ma al contempo presenta meccaniche di gioco tanto coinvolgenti da avere una delle community più vivaci su Wii U dopo quelle di Super Mario Maker e Monster Hunter. Certo, a questo punto è inevitabile chiedersi quanto sarebbe cambiato nel successo commerciale della console Nintendo se al momento dell’uscita avesse potuto vantare un titolo simile, ma certe domande è meglio lasciarle aperte.

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7. Undertale (tobyfox – RPG – PC, Mac)
A giudicare dalla sola grafica, Undertale sembra uno di quei giochi per Commodore 64 che si compravano in edicola negli anni ’80 per novemilanovecentolire, ma in realtà si tratta di uno degli ibridi più originali e azzeccati degli ultimi anni. Si tratta infatti di un gioco di ruolo con elementi di shoot’em up la cui trama si dispiega in modo diverso a seconda delle azioni del giocatore (che può scegliere se uccidere o meno i mostri che incontra lungo il suo percorso) e che, viste le premesse, aveva tutte le carte in regola per essere un ennesimo fàmolostrano videoludico. Invece si tratta di una delle esperienze più bizzarre e meglio concepite del 2015, frutto di una sola mente (Toby Fox) e di una campagna Kickstarter, segno che la spinta dal basso verso prodotti innovativi è presente oggi più che mai. Quando gli sviluppatori di AAA se ne accorgeranno non sarà mai troppo presto.

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6. Life Is Strange (Avventura Grafica – Dontnod Entertainment/Square Enix – PC, PlayStation 3/4, Xbox 360, Xbox One)
Riassumere in poche righe la bontà di Life Is Strange è impossibile e, peggio ancora, farebbe sembrare la serie (si tratta di un’avventura grafica rilasciata a puntate, sul modello Telltale) un prodotto destinato ad adolescenti cretine. Glissiamo quindi su tutti i contenuti e per un’analisi più dettagliata rimandiamo a quanto ha scritto su queste pagine Federico Nejrotti, con la rassicurazione – per quel che può valere – che anche elementi della redazione e collaboratori che hanno varcato da tempo la soglia dei trent’anni sono rimasti piacevolmente invischiati nelle atmosfere à la Twin Peaks, nel paranormale e nella frustrante noia adolescenziale (o quantomeno nei suoi ricordi) che il cast di Life Is Strange hanno saputo esprimere. Con buona pace di Game of Thrones, per la qualificata giuria di Prismo si tratta della migliore avventura grafica del 2015.

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5. Ori And The Blind Forest (Platform/Adventure – Microsoft Studios – PC, Xbox One)
Passando dalle esclusive per PlayStation 4 a quelle Microsoft, che dire di Ori? Tanto per cominciare, che ha vinto il premio come migliore direzione artistica, il che, visti i nomi in lizza (Bloodborne, The Witcher 3, Arkham Knight) non era facile. In secondo luogo, che si tratta di una testimonianza esemplare di come mantenere vivo un genere (il platformer in 2D) senza dover ricorrere al nostalgismo d’accatto e/o a idraulici italoamericani. Inoltre, ogni tanto fa piacere vedere prodotti la cui estetica  fiabesca cela meccaniche hardcore: Ori è tutto fuorché facile, ma, come accade anche in Bloodborne, la sua difficolta non è artificiosa o ingiusta e, anzi, spinge a provare e riprovare le sezioni finché non si riesce a superarle. Inutile aggiungere che l’unico motivo per cui si è giustificati a bypassare il titolo Microsoft è se si è possessori di PS4 (opsino).

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4. Fallout 4 (RPG – Bethesda – PC, PlayStation 4, Xbox One)
In quello che è stato l’anno del dominio degli open world, paradossalmente è proprio il titolo Bethesda – uno dei sequel più attesi degli ultimi cinque anni – quello che ha maggiormente deluso le aspettative dei fan. Ora: secondo Costanzo Colombo Reiser, le critiche ricevute (narrazione debole, eccessiva semplificazione delle meccaniche ruolistiche, motore grafico datato, bug, eccessiva facilità – dopo il livello 40/45 si è costretti a giocarlo a very hard) sono indubbiamente fondate, ma il respiro del gioco è così ampio da sminuirne la portata effettiva; vale a dire che tutti questi limiti oggettivi non inficiano più che tanto quella che resta, in fondo, un’esperienza prettamente esplorativa. Tuttavia, il resto della redazione è stato più severo e quindi, al di là della sua effettiva capacità di essere un time sink, Fallout 4 si ferma al quarto posto.

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3. Bloodborne (RPG – From Software – PlayStation 4)
Dark Souls + Lovecraft = Bloodborne. La nuova IP di Hidetaka Miyazaki, il game designer più influente dell’ultimo lustro, omaggia e rilegge le formule base dei Souls senza scadere nel manierismo, affascinando e inquietando il giocatore in pari misura: la città di Yharnam presenta un’estetica gotica e un grandeur di fondo che risultano corrotti dalle aberrazioni che ne solcano le strade. Come nei Souls, ma in modo leggermente diverso, per quanto si sia invogliati a esplorarne ogni anfratto si è coscienti che con ogni probabilità in una manciata di minuti saremo uccisi da qualche orrore senza nome (cit.): in tal senso, Bloodborne ricorda più un survival horror che un RPG, ed è proprio la minore varietà nei possibili stili di gioco rispetto a Dark Souls la sua smagliatura più grande (unita, forse, a un’eccessiva monotematicità delle ambientazioni). Ciò però non toglie che l’ultimo nato in casa From Software meriti di entrare nella top 3 dei migliori giochi dell’anno.

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2. Metal Gear Solid V: The Phantom Pain (Action Adventure – Kojima Productions/Konami – PC, PlayStation 3/4, Xbox 360, Xbox One)
Ora che il divorzio tra Hideo Kojima e la Konami si è ufficialmente consumato, dopo quasi trent’anni la saga di Metal Gear può dirsi chiusa de facto (eventuali spin-off o macchinette del pachinko non fanno testo). Ciò detto, per quanto da un punto di vista narrativo Metal Gear V non rappresenti la conclusione della trama iniziata con Metal Gear 3 e portata a termine col 4 (se siete confusi forse vi può aiutare la lettura di questo articolo), di certo è quello in cui la il suo creatore ha potuto realizzare appieno la sua visione: personalizzazione di armi ed equipaggiamento, una compagnia militare privata da costruire partendo da zero, uno scenario fantapolitico che mescola storia vera a fantascienza e, infine, una libertà d’approccio agli obiettivi finora del tutto inedita. Nonostante tutto questo Phantom Pain non è perfetto e, sotto certi aspetti, specie nella seconda parte lascia alquanto a desiderare (vedi il mission design ripetitivo), ma questo non basta a mettere in ombra l’eccellenza che Kojima ha saputo raggiungere nel gameplay. E poi, ricordiamocelo, ascoltare Hall & Oates o i Joy Division mentre si cecchinano soldati sovietici da 300m di distanza è un’esperienza a suo modo indimenticabile.

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1. The Witcher 3: Wild Hunt (RPG – CD Projekt Red – PC, PlayStation 4, XboxOne)
Scontato. Non tanto perché l’ultimo capitolo della trilogia ispirata ai romanzi di Andrzej Sapkowski vanta una grafica eccellente, un’altrettanto eccellente direzione artistica o uno dei migliori combat system disponibili nella categoria d’appartenenza, bensì perché è uno dei pochi giochi che hanno saputo creare una narrazione di spessore unita a un sistema di scelte (ed evoluzione della trama) praticamente impeccabili; si tratta di uno dei rarissimi casi in cui sia i personaggi principali, sia quelli secondari hanno sempre qualcosa di significativo da dire o esprimere senza scadere nei cliché del genere e senza annoiare. Come rilevavamo al tempo della sua uscita, al di là delle meccaniche di gioco Wild Hunt eccelle proprio in virtù della sua capacità affabulatoria: qualcosa di raro se non addirittura unico nel panorama videoludico e che è stato giustamente premiato ai Game Awards di quest’anno. Se poi vi si aggiunge un’attività di supporto continua da parte di CD Projekt Red (elemento che è valso allo sviluppatore polacco il titolo di miglior software house 2015), definirlo un acquisto obbligato è il minimo che si possa fare.

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[Esclusi per motivi di spazio: Dying Light, Monster Hunter 4 Ultimate, Xenoblade Chronicles X, Super Mario Maker, Her Story, StarCraft II: Legacy of the Void, Until Dawn]

La variante del Caizzi (Director’s Cut)
[Come già detto, quella che segue è la lista del nostro Jimi Hendrix videoludico. Non è stata editata se non per maiuscole, minuscole, grassetti, corsivi e qualche punto. Vista la natura lisergico-inclassificabile di molti dei titoli scelti, abbiamo optato di limitarci al solo sviluppatore e alle piattaforme su cui il gioco è disponibile. NdR]

10. Gardenarium (Paloma Dawkins/Kyler Kelly/KO_OP – PC, Mac, Linux)
Piccolo, ma fantastico videogioco esperenziale sul rinvigorire il proprio giardino mentale… Anche solo il trailer è un trip di quelli belli fluffosi! Non mi sorprende scoprire solo ora che è stato sviluppato dallo stesso studio a cui è affiliato anche Pol Clarissou (ko-opmode).

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9. Orchids To Dust (Pol Clarissou/KO_OP – PC, Mac, Linux)
Free-game sul morire in un meraviglioso pianeta alieno, sviluppato da Pol Clarissou un francese specializzato in piccoli free-game sperimentali che vi consiglio di seguire.

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8. Hotline Miami 2 (Dennaton Games – PC, Mac, Linux, Playstation 3/4, PS Vita, Xbox 360, Xbox One)
Un more of the same e per questo lo trovate qui in basso, ma rimane un seguito necessario e TURBOBLASTO ACIDONE BELLISSIMO. In più chiude la storia di HLM nella maniera più giusta possibile. Curiosissimo ora di vedere la prossima pazzia degli svedesi Dennaton!

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7. Contradiction (Baggy Cat – PC, Mac)
Bellissimo telefilm (pardon: serie tv, come si dice oggi) interattivo realizzato dal mio compositore di colonne sonore videoludiche preferite: Tim Follin! È una specie di detective story alla Twin Peaks ambientata in un paesino universitario inglese. È realizzato tutto esclusivamente in Full Motion Video. La struttura si basa su interviste/interrogatori stile indagine in Phoenix Wright. A volte naif, ma piacevolissimo e consigliatissimo!

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6. Mad Max (Avalanche Studios – PC, PlayStation 4, Xbox One)
Ne approfitto per sottolineare come quest’anno abbia giocato principalmente giochi vecchi, e per vecchi intendo anche robe del 2013. Insomma mi sono dedicato al backlog. Motivo per cui non vedete robe come Witcher 3, Fallout 4, MGS, ma anche un SOMA un Life is Strange e tante altre cose che sicuro mi sarebbero piaciute. Sicuro ad esempio avrei amato Just Cause 3, ma preso dalla MadMaxMania e trovandolo a pochissimo ho puntato sull’open world postatomico di correre con macchine. E mi ha ripagato moltissimo. Gioco senza pretese ma dall’estetica stupenda e dal divertimento rutilante automobile unito al gusto di skazzottare alla batman. Ingiustamente odiato da un botto di gente a buffo.

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5. Elite: Dangerous (Frontier Developments – PC, Xbox One)
Pure questo uscito a fine dicembre, praticamente il giorno del mio compleanno. Avrebbe meritato le prime tre posizioni perché è un opera così maestosa che realizza il sogno di tutto noi esploratori spaziali. Purtroppo proprio in questi giorni è uscito il modulo/espansione/dlc per atterrare sui pianeti e costa 50 euro e allora vaffanculo Braben (il creatore della storica saga di Elite) ti becchi solo il quinto post! In ogni caso amo Elite, ho ballato Aphex e Autechre nello spazio per tutto l’inverno fino almeno a marzo, il gioco non era ancora su Steam quindi per fortuna non so quante 200 ore ci ho passato.

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4. Rocket League (Psyonix – PC, Mac, Linux, PlayStation 4, Xbox One)
Miglior gioco multiplayer, avrebbe meritato la prima posizione, divertentissimo, cazzonissimo e al contempo anche roba con cui potersi affinare in tecniche azzardate e virtuosistiche.

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3. PANORAMICAL (Fernando Ramallo/David Kanaga – PC, Mac)
Finalmente Kanaga e Ramallo ci mettono al comando del mega visual trip che sognavo da tempo! Un giorno mi comprerò la versione pro che trasforma il gioco in un vero e proprio tool modulare da connettere alla propria musica per sviaggiare in libertà.

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2. Dropsy (Jay Tholen/Tendershoot – PC, Mac, Linux)
Adventure dell’anno! Anzi proprio un dei migliori punta e clicca degli ultimi. Le avventure di un pagliaccio spaventoso che vuole solamente essere amato in una grottesca suburbia americana piena di drop-out e personaggi umanissimi da aiutare e voler bene. L’artista a tutto tondo (da musica a disegni) Jay Tholen fa centro prendendo dal miglior stile Lucasarts e da vg di culto come Earthbound evitando però qualsiasi effetto revival/rétro.

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1. The Talos Principle (Croteam – PC, Mac, Linux, PlayStation 4)
È uscito a fine dicembre 2014 ma proprio per questo moltissimi lo stanno giustamente mettendo come goty 2015, senza contare che su ps4 è uscito il mese scorso con annesso nuovissimo dlc. Che dire, uno dei puzzle game più belli in assoluto tra i giochi contemporanei, da affiancare a Portal e Antichamber. Riesce ad essere perfettamente a metà tra la raffinata ingegnosità di Portal e la pazzia di Antichamber. La storia che si dipana attraverso la struttura del gameplay è stupenda, miglior racconto di fantascienza che abbia mai giocato in vita mia. Un successo che si deve in egual misura sia alla maestria e lungimiranza di Croteam che all’eccezionale lavoro di scrittura di Tom Jubert e Jonas Kyratzes.

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Redazione Prismo
La redazione di Prismo vive in una cascina nelle colline tra Busto Arsizio e Varese dove passeggia per i campi ragionando su paradossi filosofici e coltivando marijuana così potente che la puoi fumare solo in un bong costruito dentro la tua mente.

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