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Il re dei late show se n'è andato. Con lui potremmo liberarci degli squallidi approcci alle sue ospiti femminili, oltre che della retorica del "quanto ci manca un Letterman italiano".

Quando un grande ci lascia, bisogna guardare il lato positivo: possiamo cambiare aria. David Letterman ci ha lasciati. Se l’intrattenimento leggero che combina ironia saputa a voglia di cultura massificata può produrre dei “grandi”, allora Letterman è un grande del nostro tempo: siamo tutti d’accordo, sia noi italiani che l’abbiamo postato con affetto su Facebook nelle settimane precedenti e nei giorni successivi all’ultima puntata del Late Show, sia le persone importanti della nostra vita – Obama, Eddie Vedder, Chris Rock – che l’hanno celebrato pubblicamente.

In queste pulizie di Pasqua televisive, la prima cosa da buttare per aerare la stanza è il sessismo di David Letterman. Quel suo modo di trattare le signorine e signore della società dello spettacolo, che venivano da lui a promuovere il loro brand, come se fossero soltanto dei riusciti oggetti sessuali piacevoli alla vista, al tatto, all’olfatto.

In questo, Letterman è stato il più esplicito, ma la tendenza è implicita al concetto di late show: il programma brillante reso classico da Johnny Carson prevede che un uomo bianco, vestito bene e perfettamente integrato nonostante alcune gradevoli idiosincrasie, debba mostrare ogni sera a un pubblico fatto di sofisticati e di rozzi insieme di saper trattare con leggerezza da alta società ogni sorta di argomento sia frivolo che importante: l’affettazione e il distacco da personaggi di Puškin o Balzac, uniti all’inconfondibile icona che è un corpo maschile pallido ma curato e in abito buono, rendono così manifesto il punto di vista, la voce narrante, che quasi ce ne dimentichiamo.

In queste pulizie di Pasqua televisive, la prima cosa da buttare per aerare la stanza è il sessismo di David Letterman. Quel suo modo di trattare le signorine della società dello spettacolo come se fossero soltanto dei riusciti oggetti sessuali, piacevoli alla vista, al tatto, all’olfatto.

Così, all’arrivo di un’ospite giovane e famosa, carina o se non altro vestita bene, la scena del signore che gioca sulla propria età e su quella della ragazza, e fa commenti sul vestito di lei per non saper bene di cos’altro parlare, sembra quasi obbligata, una scena di Billy Wilder, di Ernst Lubitsch: coi tempi e l’immodestia della tv, però, l’astrusa grammatica della vita da salotto si riduce a una continua battuta allusiva e recensione live dell’avvenenza dell’ospite.

Ho già raccolto qui alcuni esempi di come Letterman tratta le donne, ma l’argomento è tornato d’attualità da poche settimane perché Amy Schumer, uno dei migliori nuovi comici americani, ha girato uno sketch che mette in chiaro il sottotesto di questo genere di comparsata: nello sketch, intitolato Celebrity Inverview, una giovane attrice va a promuovere il musical tratto da Blade Runner e diretto da Baz Luhrmann (!) in un Late Show finzionale il cui conduttore, bianco e azzimato, flirta con lei perdutamente.

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Il Late Show secondo Amy Schumer.

Amy Schumer è una femminista, o neofemminista. Ma ha l’aspetto benestante-trash di una ragazzetta americana di ceto medio o medioalto, una di quelle che chiama le amiche “you guyssssss”, mostra le tette durante lo springbreak e ha problemi con sua madre. Il che produce una commedia meravigliosa, perché il suo corpo pieno e sano, le sue occhiaie e i suoi capelli sempre in hangover portano ogni sketch verso il lurido, e il fatto che invece contengano un’aggiornatissima consapevolezza di mutamenti e anacronismi del ruolo della donna nella società occidentale produce una commedia che potrebbe diventare classica.

Il centro della sua opera sono ormai gli sketch di Inside Amy Schumer, su Comedy Central. (Un punto di vista da male chauvinist pig ti farebbe dire: “È il Louie femminile”.) Per capire cosa intendo per comicità femminista: il primo sketch della prima puntata della prima stagione è una rilettura di Two Girls One Cup, il classico virale coprofago, la cui chiave è che la ragazza col curriculum da riempire deve girare il marketing video delle ragazze coprofaghe per fare esperienza davanti alla telecamera.

Da Two Girls One Cup al sessismo da late show il passo è breve anche se ci troviamo in apparenza agli opposti della cultura pop: coprofagia da una parte, intrattenimento leggero per famiglie dall’altra. Il passo è breve perché la donna rimane oggetto, e rimane oggetto davanti alle telecamere.

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Coprofagia pop.

Celebrity Inverview mette in chiaro per sempre cosa accade quando il maschio bianco americano di età media o avanzata deve da solo canalizzare tutta la voglia di stelle giovani e belle che hanno gli spettatori maschi ideali. Bill Hader, uno dei migliori comici usciti da Saturday Night Live negli ultimi anni, famoso per la sua lista interessante di nomi di locali hip di New York ma diventato immortale (secondo me) con la creazione di The President of Hollywood, interpreta il conduttore viscido che vezzeggia la sua ospite: la prende per mano, oh wow, la abbraccia, le fa wow, sei una bomba, scherza sul fatto che è appena maggiorenne, e quando lei sta al flirt – e al rapporto di potere – e “rivela” di aver sempre avuto una cotta per lui, lui risponde «Oh devo chiamare mia moglie… No, sul serio, che vestito…»

E andrà avanti per vari minuti a fare battute sempre più pesanti sulla moglie, tipo tirare fuori un cappio e dire Darflin [la moglie], ti ho comprato una collana… E dopo che l’ospite ha detto che un delfino le ha praticato del sesso orale lui mima di tirare su una cornetta del telefono e fa «Pronto, deserto? Preparati a ricevere il corpo di Darflin». Il tutto è attraversato da tic maniacali fantastici, come tamburellare con la matita e ripetere sempre Insomma, dico bene? Dico bene? Eh?

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Solo una delle tante potenziali versioni originali dello sketch.

Prima di speculare sullo sketch bisogna guardare qualche filmato con i tag Letterman flirting, da anni in rete e ora compendiati da Gawker, il sito di “gossip sofisticato” e altre cause perse per malati di feed. Gawker ha approfittato della questione lanciata da Amy Schumer per dare una sua versione compatta e riuscita, diciamo definitiva, dei momenti in cui Letterman pare Bill Hader che fa Letterman: “mi si muove la carota”, “che bella abbronzatura”, “sembri il tipo di ragazza che se la diverte”, “adoro guardare ragazze in mutandine”, “e là sotto porti qualcosa?”, “è dura al giorno d’oggi evitare i buchi nelle calze?”, “ossignore guardate che gambe”, “hai delle gambe pazzesche, fantastiche”, “come fai ad avere gambe così luminose?”, “sei una donna incantevole, carinissima”, “sei statuaria”, “hai delle gambe pazzesche”, “profumi di buono”,  “che odore magnifico”, “che odore piacevole”…

A vederli tutti insieme danno un po’ la nausea, e alla lunga si comincia a cogliere quel momento, breve come il raggio verde, in cui le ospiti devono decidere se stanno al gioco o se invece creeranno – chissà a quale prezzo nascosto – quella minima distanza chiamata “dignità”.

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Tutti i flirt di Letterman.

E si comincia a capire che è ingiusto che una donna debba preoccuparsi da sola, mentre tutti minimizzano, di raddrizzare la schiena (ma che hai una scopa in culo?, si sentirà dire) e non farsi trattare così. Solo vedendone tanti di fila si può capire cosa vuol dire essere una donna sul posto di lavoro. Non a caso il video si apre con la rispostaccia di Madonna: «Perché sei ossessionato dalla mia vita sessuale?» Con la risposta maliziosa – e falsa – del conduttore: «Perché non ne ho una».

Ma Letterman non può essere considerato una forza del male, altrimenti tutto il discorso sociale e politico diventa poco credibile e tutti cominciano a dire che le femministe hanno la scopa in culo e che i maschi che appoggiano le femministe lo fanno per andarci a letto.

Si può dire che Letterman è stato un innovatore e un divulgatore di sottoculture varie mischiate al mainstream e aggiungere che non si può più passare dieci minuti a flirtare con un’attrice?

Allora forse la domanda centrale è questa: si può distinguere una persona perbene dai propri atteggiamenti sessisti? Si può dire che Letterman è stato un innovatore e un divulgatore di sottoculture varie mischiate al mainstream e aggiungere che come non si beve o fuma più in ufficio a colazione stile Mad Men, allo stesso modo non si può più passare dieci minuti a flirtare con un’attrice solo per il motivo che altrimenti l’intervista è una noia mortale?

Il che mi porta a chiedermi come mai la cultura mainstream trasformi tutto in una noia mortale al punto che ne possiamo uscire solo con l’alcol o il sessismo. Se l’è chiesto anche una giornalista di Cosmopolitan.co.uk, che intervistando in video Scarlett Johansson e Mark Ruffalo per Avengers Age of Ultron ha ipotizzato che i due fossero abbastanza stufi di rispondere alle solite domande e ha cominciato a chiedere a lui di parlare di come intendesse vestirsi alla prima e che dieta avesse seguito per le riprese, e a lei in che modo si fosse preparata per le scene d’azione.

Il risultato è davvero edificante, ma allo stesso tempo è arrapante: Scarlett Johansson, complice il doppio taglio mesciato e il vestito nero da uomo, parla di muscoli e stuntwomen e sembra una butch; Mark Ruffalo, tenerone, pare improvvisamente basso, innocuo e delicato. Fanno pensare un po’ alla scena recente di Louie in cui Louis CK viene truccato dalla fidanzata e poi sottomesso sessualmente.

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L'edificante intervista di Cosmopolitan UK a Scarlett Johansson e Mark Ruffalo.

Torniamo a Amy Schumer e al suo sketch. Salon ha scritto che potrebbe essere ispirato a un’apparizione di Blake Lively da DL nel 2010. Il vestito è molto simile e Amy si ribattezza Amy Lake Blively. «C’è tutto: le battute senza senso, le risatine da imbranato… Letterman gioca tutto il tempo su quanto è giovane Lively, e Lively in un’intervista del 2008 aveva detto di avere una grossa cotta per Letterman… E Lively spinge spesso Letterman a denigrare per gioco sua moglie. In un’apparizione del 2009, Lively propose un matrimonio poligamo fra loro due e Julia Roberts, al che Letterman rispose: “Ti dico una cosa off the record: Non andiamo d’accordo. Si parla di separarci, per cui mi trovi fuori sul marciapiede”… Il personaggio di Bill Hader, anche se non è una caricatura diretta, cattura certamente molto del fare viscido e insinuante di Letterman, il deadpan, il continuo far sì con la testa, il tamburellare della matita».

Poco dopo la messa in onda di Celebrity Interview, Amy Schumer è stata da Jimmy Kimmel, uno dei principali eredi di Letterman insieme a Jimmy Fallon, Conan O’Brien e Seth Meyers. Da lui, la comica ha scherzato sulla fatica di essere donna in un late show, ma ha pure detto, con diplomazia, «Non era ispirata a nessuno in particolare», anche se in giro, dopo che lo sketch è diventato virale, si sono fatti i nomi di Letterman e di Conan, e «Nessuno ha fatto il tuo nome», ha detto a Kimmel, dandogli quello che Benigni definirebbe il «nulla osta di Dacia Maraini» per essere accettato dal femminismo.

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Amy Schumer da Jimmy Kimmel.

Ma al di là del gossip, un aspetto molto più importante della vicenda è la tempistica. Lo sketch è uscito il 5 maggio e l’ultima puntata di Letterman è del 22 maggio. Ancora meglio: l’ultima apparizione di Amy Schumer da Letterman è del 21 aprile, quando presumibilmente lo sketch è già pronto, e il Late Show è già da mesi un giro d’onore perpetuo per il suo conduttore. Dire che è stata una mossa controcorrente pare ridicolo ora che lo sketch è diventato virale, ma rimane una mossa quantomeno ambiziosa.

L’apparizione di Amy Schumer al Late Show il 21 aprile, poi, è completamente meta: accetta le regole del gioco, flirta con Letterman, ma lo fa fino al grottesco, rovesciando il senso della cosa e anticipando lo sketch che andrà in onda due settimane dopo.

Letterman le dice: «Questa è l’ultima volta che vieni qui, fa’ qualcosa di cui ti pentirai». Schumer allora entra nella modalità delle ragazze flirtanti da Late Show, si alza e scostando la gonna nera mostra una cicatrice orizzontale a metà coscia che pare uscita da Black Hole di Charles Burns: «Vedi questa cicatrice? È la mia vagina».

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Schumer vs. Letterman.

Letterman ride e prova ad appropriarsi dello sketch dicendo: «È colpa mia», nel senso di Me la sono cercata, «è sempre colpa mia». Ma è lei che si è presa tutto lo studio e l’ha trasformato in Inside Amy Schumer. Il che diverrà chiarissimo due settimane dopo con Bill Hader nei panni del vecchio sporcaccione.

Amy Schumer non è una regina della controcultura. È parte della società dello spettacolo, tanto è vero che a settembre esordirà in Trainwreck, una commedia prodotta da Judd Apatow (Quarant’anni vergine, Girls), che dal trailer sembra una versione normalizzata dei suoi sketch, con incluso ciò che negli sketch non c’è mai: il mito romantico di trovare l’uomo giusto. È un film così inserito nella società dello spettacolo che il ruolo dell’aiutante del protagonista maschile (proprio Bill Hader) è affidato a LeBron James, il più grande cestista vivente, quello che vende più scarpe.

Il bello delle questioni sociali importanti sta nelle contraddizioni. Per esempio, se guardiamo gli ultimi dieci minuti della storia del Late Show with David Letterman, il caldo momento familiare dei saluti a moglie e figlio, e l’onesto sguardo commosso dell’uomo del Midwest che ha bisogno dei suoi cari in quel momento di passaggio, grazie all’operazione folle di Amy Schumer possiamo vederla in maniera doppia, come una cosa dolce e come una cosa viscida, che è proprio il punto fondamentale delle battaglie di costume: anche le persone buone possono portare avanti valori dannosi.

David Letterman è obsoleto. Dovremmo smettere di chiederci «Quando arriverà il Letterman italiano?»

Quel che ha fatto Amy Schumer sposta gli equilibri anche per il futuro dei Late Show. Con occhi nuovi possiamo confrontare due scene, una dal programma di Seth Meyers che parla con Christina Hendricks, ossia la Joan di Mad Men, l’altra con Conan O’Brien e una Nicole Scherzinger hot molto scollata.

Diciamo che il tema in entrambi i casi sembrerebbe essere quello della donna prosperosa in visita all’uomo azzimato dall’asciutto sense of humour. Da Conan però si cavalca il tema della scollatura, mentre da Meyers si parla d’altro: di com’è stato finire Mad Men, di quanto hanno pianto l’ultimo giorno di riprese, di quanto si sono ubriacati, e Meyers domanda se Hendricks è contenta del finale scritto per il suo personaggio. Incidentalmente, il personaggio di Joan è diventato nel corso della serie una specie di madrina retroattiva del neofemminismo. A Christina Hendricks, proprio a lei, la roscia che nella finzione ha dato il suo corpo per diventare partner aziendale e poi ha combattuto alla pari con soci e rivali, non si poteva dire Minchia quanto sei sorca in televisione. Si rischiava l’obsolescenza.

In questo senso, David Letterman è obsoleto e dovremmo smettere di chiederci «Quando arriverà il Letterman italiano?» Al limite potremmo cercare una Amy Schumer, e quando l’abbiamo trovata, comprarle una scrivania e mandarla in onda verso mezzanotte.

Francesco Pacifico
Francesco Pacifico, consulente editoriale di PRISMO, scrive su IL e Repubblica. Il suo ultimo romanzo è "Class - Vite infelici di romani mantenuti a New York" (Mondadori 2014).

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