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La meme economy è fra noi: gruppi di discussione, quotazioni e riviste di settore da un mondo parallelo.

Alla notizia della vittoria di Donald Trump alle elezioni americane in molti hanno reagito con gioia. Molti altri – tre milioni in più dei primi – con rabbia e confusione. Un piccolo gruppo di persone sparse in tutto il mondo si è comportato diversamente, andando online per gridare al mondo: “We officially memed a president into office”. Ovvero, “abbiamo ufficialmente eletto un presidente con i meme”, riferendosi alla natura della campagna elettorale di Trump – eccessiva, apertamente razzista e assurda – supportata da angoli di Reddit, 4chan e 8chan. Su Prismo abbiamo già parlato dell’evoluzione di Pepe the Frog, innocuo fumetto diventato avatar trumpiano e simbolo d’odio, eppure molti meme hanno avuto un ruolo importante nel corso del 2016.

Allontanandosi dalla politica, lo scorso anno ha anche visto fiorire il Weird Facebook, un network di pagine dedicate ai meme e oramai post-meme, nella loro ininterrotta digestione di riferimenti culturali in chiave sempre più derivativa. Il 2016 ha segnato il trionfo dei meme vernacolari, con la comparsa di pagine dedicate a meme italiani, prussiani, britannici, dedicati a Age of Empires, ai Veneti e ai Friulani e perché no, al Gabibbo. Così, a inizio 2017, l’universo nato su 4chan con “tormentoni” all’epoca comprensibili solo da pochi eletti, è maturato ed è diventato un importante agente sociale. Parte del cambiamento è dovuta dall’avvento dei dank meme, che il sito specializzato Know Your Meme descrive come “media virali e inside joke che sono volutamente bizzarri o hanno esaurito il loro potenziale comico al punto da essere ritriti o un cliché”. È un punto importante: oggi i meme non devono far ridere di per sé; è il processo di memeificazione che conta.

L’ultima evoluzione del settore è stata la meme economy, una serissima parodia del mercato finanziario con i meme al posto dei titoli azionari. Nata su Reddit, è un fenomeno stravolgente e indecifrabile: migliaia di utenti pubblicano valutazioni e previsioni sull’andamento dei meme, innescando discussioni e dispute. Per esempio, il 24 gennaio, su r/memeeconomy si discuteva dei meme su Barron Trump, figlio minore del neo-presidente: l’autore di un post esortava gli utenti a “investire”, visto che il mercato era “in crescita”, mentre un altro aveva da ridire, sostenendo di voler investire solo in wholesome meme dedicati al giovane (un wholesome meme è un tipo di contenuto che contiene un messaggio positivo che stride con le caratteristiche classiche del meme in questione).

Le cinque fasi della meme economy.

L’intento di questa forma di finanza è ironico, o meglio post-ironico, o forse oltre-ironico: un circuito di insider creano e distribuiscono immagini che si adattano all’ambiente modificandosi, diventano virali o si estinguono lasciando poche tracce. È interessante notare il meccanismo di questa economia che segue una direzione opposta a quella capitalistica: quando un meme diventa molto famoso e sta per uscire dal giardino murato delle inside-joke, è l’ora di vendere. In questo post, per esempio, vediamo gli utenti consigliare di vendere un certo meme solo perché BuzzFeed lo ha “scoperto” – come è successo anche a Pepe the Frog, lo sdoganamento presso il grande pubblico di un meme oscuro e solitamente comprensibile a una stretta cerchia di persone, segna anche la sua morte agli occhi del popolo eletto. È come se il solo contatto con il pubblico dei normies (le persone “normali”, non dipendenti da 4chan) potesse contaminare la purezza di… un Doge o di Kermit the Frog che beve il tè.

Un gruppo di dodici utenti Reddit stanno portando questa follia a un livello superiore con il progetto NASDANQ, il corrispettivo dell’indice NASDAQ per il danking. Uno dei suoi fondatori, Ron Vaisman, ha spiegato a The Verge che “l’idea è di dare a questa cosa intangibile un valore, in modo che le persone possano pensare di guadagnare qualcosa, cosa che prima non era possibile fare”. A detta dei loro creatori, NASDANQ si avvarrà di un algoritmo in grado di calcolare il valore di un dato meme in tempo reale, in base alla sua diffusione, perpetuando questa illusione cosciente di un anti-mercato azionario.

Non c’è Wall Street senza Wall Street Journal, però. Ecco infatti che il meme business ha già alcune “testate giornalistiche” che si occupano del febbricitante settore. Di particolare rilevanza Meme Insider, mensile che nel numero di novembre offriva un interessante confronto (“Meme V Meme”) tra Kermit la rana e Pepe The Frog. Ancora una volta, siamo nei territori di frontiera oltre l’ironia: il linguaggio è para-giornalistico così come i formati scelti – l’editoriale, la Q&A, la previsione finanziaria. Di particolare interesse questo seminale studio statistico sulla dankiness:

Di /u/Hamster_Furtif da Meme Insider, novembre 2016.

Siamo alla parodia dei forum online sui Bitcoin, basata però su oggetti culturali che a loro volta si basano su meccanismi parodistici. Il titolo di copertina del Meme Insider preso in esame dice tutto: “When shitposting goes too far”. Se lo shitposting era un’iperbole – la condivisione massiccia e sfrenata di meme –, qui siamo all’analisi post-sbronza (non è un caso che il numero di gennaio contenesse un articolo allarmato per il rischio di “una siccità di inizio anno”).

Sembra di avere a che fare con un elaborato scherzone architettato dalla sezione /b di 4chan – ed è così. 4chan è stata la fucina dei primi grandi meme e mantiene quell’atmosfera da club esclusivo per emarginati che tanto incentiva la discussione ossessiva su temi frivoli. A questo deve essere fatto risalire anche l’andamento dell’indice stesso, che premia la nicchia e la rarità, come a suo tempo aveva dimostrato il fenomeno dei “pepe rari” da collezionare. Trump è il presidente dei sogni di /b, la sezione caotica e senza regole di 4chan, che ora può contare anche su valide testate editoriali come Meme Insider o il più austero Meme Economy Monthly Enquirer.

“We officially memed a market into existence”, potrebbe essere il loro motto.

Pietro Minto
Caporedattore di Prismo, collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera e Rolling Stone. Ha una newsletter che si chiama Link Molto Belli.

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