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Ancora con MercoleD&D, il diario di un gioco di ruolo con vecchi amici. In questa puntata: pausa al mare con pirati e golem di corallo.

Forse è il netto legame agroalimentare che il gruppo ha instaurato con l’inverno e il freddo (cfr: Bollito misto). Forse è l’estate dall’afa spaventosa che ha portato dalle nostre parti l’incubo dei tornado, in grado di farci temere l’arrivo di una corrente d’aria fredda nonostante la canicola, come se in Veneto non si bestemmiasse già abbastanza. Forse siamo noi, il gruppo, ad essere stanchi e spossati, bisognosi di un break da Pathfinder e noi stessi. Comunque sia, è stata un’estate magra per il Mercoled&d e il mese di luglio se ne è andato senza un dado lanciato in aria, niente goblin a farci compagnia e niente sedute a casa del Toma: ho avuto dei mercoledì liberi, quindi, cosa che non succedeva da un po’; li ho passati a girovagare confuso come Rambo cercando di unirmi alle abitudini altrui (“Così per voi il mercoledì è bricolage & mojito. Interessante, posso unirmi?”).

Il risultato di questo iato forzato è che ho perso il filo del discorso: non tanto del nostro discorso – quello era già perso, è una storia cominciata più di un anno fa che va ricostruita ogni mese – ma della Sessione in generale: chi siamo, cosa vogliamo, perché il mio personaggio è un ranger, quali patatine sono state bandite dal gruppo. Non è dato sapere cosa succederà a settembre: Barabba è il più pessimista – fa parte del personaggio – e ci ha chiesto un paio di volte se abbiamo ancora voglia di giocare. Le risposte sono state fiacche.

Si potrebbe pensare che questo break estivo sia la versione ludica della famigerata “pausa” che si domanda cercando di convincere il partner che tutto va bene. O forse, ripeto, è il caldo. Il dubbio che qualcosa si sia incrinato rimane perché, autoanalizzandomi, non mi sono sentito propositivo abbastanza: la scorsa estate, quando a fine luglio abbiamo fatto l’ultima sessione prima delle vacanze, avevo proposto di trovarci un giorno d’agosto a giocare dal pomeriggio alla notte. Una sessione parallela ed estemporanea. Avevo fame di giuoco. Non se ne fece nulla ma Tobia mi raccontò di quando, tanto tempo fa, all’epoca del liceo, lui e due suoi amici fecero una sessione titanica fino all’alba. Pensai alla sua sessione-con-after con molta invidia. Erano altri tempi.

Ci stiamo comportando tutti in modo strano. Forse a un anno e mezzo di distanza dall’inizio della Sessione, la caccia a Xantar è giunta a un punto di stallo.Così siamo diventati pirati alle prese con il mare e un atollo sperduto.

Quest’anno invece, sarà che “fa un caldo pazzesco ma non è tanto il cado è più l’umidità”, abbiamo praticamente chiuso le danze a fine giugno e incespicato per tutto il mese successivo: una sessione saltata, le vacanze di Tobia il master, ancora il caldo, una pizzata conclusiva sopra la quale ha aleggiato lo spettro di Arkham Horror – bellissimo gioco basato sui racconti H.P. Lovecraft – almeno finché Tobia ci ha detto che non aveva portato l’occorrente. (L’occorrente, per chi non lo sapesse, una serie di scatole contenenti pedine, piano di gioco, innumerevoli sagome di cartone, del finto denaro; e le espansioni che, come in una matrioska, contengono altre pedine e altro denaro. Giocare a Arkham Horror è divertentissimo ma è necessaria la presenza di un ingegnere).

Ci stiamo comportando tutti in modo strano. Forse a un anno e mezzo di distanza dall’inizio della Sessione, la caccia a Xantar è giunta a un punto di stallo. Questo inverno Tobia il Master aveva reso pubblico un problema notevole: non riusciva più a organizzare una sessione settimanale, aveva troppo poco tempo per curare le nostre avventure. Questo accidente si sposava perfettamente con il desiderio del Toma di provare a fare il master e si è deciso di cominciare una sessione parallela gestita da lui, una storia a tema piratesco con personaggi del tutto diversi.

Anzi no, non è andata proprio così: l’idea iniziale era di creare uno spin-off, una storia in grado di intersecarsi con la nostra al momento opportuno grazie a un punto di contatto dei migliori: il nostro mago, Il Grande Magazzi. Il progetto Better Call Magazzi rimase sul tavolo di gioco per qualche settimana prima di essere bocciato. Così siamo diventati piratini – e oggi vi voglio parlare di questo, di noi pirati alle prese con il mare e un atollo sperduto. Fa già meno caldo.

Minacciosa sventola l'effige del Jolly Roger.

La bandiera con il teschio
Ripensandoci, e volendo adottare un punto di vista pessimista, la sessione dei piratini era forse un segnale della crisi che ha azzerrato il coefficente ludico di questo mese: mantenendo la metafora della coppia in crisi, abbiamo tentato di fare qualcosa di diverso – nuove emozioni! – per ridare fuoco al tutto. Fare un corso di tango! Frequentare nuovi ambienti! Comprare una frusta per via delle 50 sfumature! Comunque sia, sono entusiasta del progetto anche perché prevedeva un ritorno alle origini: nuovi personaggi, nuove storie, nuove possibilità. Per l’occasione abbiamo deciso di cambiare pg in modo da sperimentare nuove razze e nuovi poteri (tutti tranne il Fatch che è rimasto un guerriero pazzo). Ne ho approfittato per sondare il mondo degli incantesimi con un chierico embedded, che da anni vaga per i mari di barca in barca dando sollievo e aiuto alle ciurme di pirati: una sorta di Don Gallo epico, solo senza pipa e con la capacità di respirare sott’acqua. Il mio pg ha anche un nome migliore di “Gallo”, consigliatomi da non ricordo chi: si chiama Corallo Augias. Con me ci sono altri brutti ceffi, eccoli:

Il personaggio di Fatch è Asafa the Lobster, un umano affetto da licantropia da squalo, insomma uno street shark. È un guerriero spadaccino ma soprattutto un tamarro, essendo la tamarraggine l’unica categoria che il Fatch è in grado di interpretare.

Tobia ha invece optato per Kong Presley, uno hadozee, una sorta di scimpanzè gigante dotato di membrane ascellari che gli permettono di planare in aria. È un ladro e il capitano della nostra nave.

Barabba ha invece creato Sirtakis, un goblin di classe alchimista, un figuro con le tasche piene di boccette magiche che può bere o iniettarsi cambiando aspetto o acquistando poteri. Nessuna capisce mai cosa fa e come lo fa e c’è il sospetto che bari. “Palla di fuoco”. “Bevo la pozione contro le palle di fuoco”. “Ma dov’è?” “È qui” (indica il muro).” “Dove?” “Qui” (indica il muro con convinzione). Noi ci fidiamo.

Il Pez, infine, ha scelto Lucas Hardella, nome che troviamo tutti degno di nota, dietro il quale si cela un darfellan, ovvero un ibrido mostruoso tra un umano e un’orca (un altro street shark), perlopiù di classe stirpefuriosa, ovvero in grado di utilizzare poteri arcani quando è davvero arrabbiato.

“Ma chi è il Pez?” vi starete chiedendo, se siete stati attenti alle nostre vicende. È qualcuno di nuovo per questa rubrica, una persona in carne ed ossa che non conoscete ancora perché comparirà nella seconda stagione di Mercoled&d. Si è aggiunto al gruppo qualche mese fa e nel frattempo ha preso il posto del potente Magazzi nella nostra sessione principale. Ci arriveremo a settembre. È una cosa molto molto intricata #JJAbramsVaiALavorare.

Freeport? Gregal? Tortuga?

Un salto ad Aston
Arrivando dal mondo dei ranger – tutto fatto di arte della fuga e tiro con l’arco – la figura del chierico mi sembrava lontana, esotica e mai noiosa: avendo visto giocare il Toma, avevo notato che il chierico è in sostanza un gregario, offre appoggio al gruppo, cura i suoi compagni, usa incantesimi dai nomi innocui come DISTRUGGERE VIVENTI, a cui alterna profonde preghiere rivolte alla sua divinità. Ha il fascino del bassista di una band o del responsabile del montaggio che fa di un film un capolavoro: non è chiassoso e odia la prima fila negli scontri ma è essenziale, amato da chi se ne intende. Nello specifico, il mio Corallo Augias è un chierico di razza halfling marino (un hobbit marittimo, diciamo) ed è devoto a Gozreh, divinità degli oceani. La nostra storia, invece, è ambientata nella Repubblica di Aston, un arcipelago di isole riunite sotto lo stesso governo ma precedentemente in guerra tra loro. I motivi dell’antica guerra sono gli stessi che hanno reso le Repubbliche Marinare così rissose: il controllo del commercio delle spezie, il monopolio sulla schiavitù, le lotte tra pirati ecc.

Mentre Corallo vive la sua vita borderline tra il mistico e i crimini pirateschi, viene richiamato nella capitale della repubblica per partecipare ai Giochi di Aston, delle Olimpiadi in cui le varie isole un tempo nemiche si sfidano per un po’ di giorni cessando la guerra, quella vera. Le sfide vanno dal fisico all’arcano e la nostra squadra rappresenta Freeport, l’isola principale, quella che definirei la migliore tra tutte per via di un certo mio campanilismo che si trasmette anche nel fantasy. Prima dell’inizio dei giochi veniamo incaricati di recuperare Rebecca Aston, discendente del potente Aston, l’uomo che ha riunito le isole sotto il suo gioco. Si teme che possa essere stata rapita da dei pirati, la missione è segretissima. Con me c’è la citata gang di scapestrati. 

Ci rechiamo quindi verso l’isoletta in cui la principessa è tenuta prigioniera e, dopo una discreta battaglia, la portiamo con noi nella nostra barca. È a questo punto che veniamo attaccati da una nave fantasma e comincio a usare i miei incantesimi. Ecco come funziona: al giocatore-chierico viene consegnata una lista di incantesimi di vario livello (dal primo al quinto), un menù di poteri e trucchi che va gestito tenendo conto di una serie di regole. Posso usare solo un incantesimo di quinto livello (tipo DISTRUGGERE VIVENTI) al giorno, per esempio, mentre ho una buona scelta di primo e secondo, che sono quelli di servizio ma meno lesivi. Decidiamo di speronare la nave nemica usando la prua come ponte per l’assalto, lo scontro è aspro ma si conclude con la nostra vittoria. Decidiamo così di esplorare la nave per capire il segreto della sua incredibile velocità, ci addentriamo al suo interno e scopriamo che il tutto era trainato a remi da una schiera di scheletri. Che non è un buon segno.

È sempre così con i giochi di ruolo: finisci una missione, vai a bere una figata con gli amici e dei golem di corallo ti assalgono.

Al ritorno, Flambert, capo delle guardie governative, ci accoglie come eroi, invitandoci a una festa esclusiva presso la Piuma Cremisi, un locale molto costoso di Freeport. L’atmosfera è a metà tra il set di Xena e il Billionarie. Noi siamo gli eroi, ci diciamo, dimentichi della BARCA CHE CI AVEVA ATTACCATO ED ERA PIENA DI SCHELETRI MAGICI. Per tutta la serata Flambert ci guarda con uno strano sorriso carico di spoiler: ci sembra cortese, forse troppo. D’un tratto, come se qualcuno li avesse ordinati al proprio tavolo, compaiono dei golem fatto di corallo e ci attaccano.

È sempre così con i giochi di ruolo: finisci una missione, vai a bere una figata con gli amici e dei golem di corallo ti assalgono. C’è una collutazione e una veloce fuga verso il porto. Capiamo quindi di essere diventati dei fuorilegge nella nostra stessa città, la città che dovevamo rappresentare ai Giochi di Aston! Al porto troviamo Jeff l’Onesto, un mercante di schiavi con un nomignolo sarcastico che si interessa alla nostra situazione e ci offre un passaggio verso un’isola remota e sicura. Dopo una lunga discussione, accettiamo, consci della scarsa fiducia emanata da Jeff l’Onesto ma anche consapevoli di non poter rimanere a Freeport.

Ci imbarchiamo nottetempo, disposti ad andare ovunque per salvarci dalla prigione o, peggio, la morte. La barca, nel buio della notte, prenderà una direzione inaspettata, verso est, verso l’isola di Gregal. Gregal è conosciuta nell’arcipelago per essere il cuore della tratta degli schiavi, oltre che un grande hub di prigioni. La mattina dopo, il salmastro nell’aria e gli uccellini che cantano sugli alberi di prua, ci rendiamo conto di essere stati venduti agli uomini della prigione. Che non è un buon segno.

Tutti al mare.

Cliffhanger
Che ne sarà dei nostri eroi? Finiranno per combattere per la loro libertà contro un mostro marino davanti agli occhi divertiti di un commerciante di schiavi? È probabile! La sessione #Piratini tornerà nei vostri schermi prossimamente, senza ovviamente togliere spazio alla real thing, ovvero quel pezzo di merda di Xantar. Che ha ucciso i nostri genitori e ora vuole uccidere noi. Il pezzo di merda. 

Mentre luglio scema lasciandoci solo agosto come ultima speranza, la gang del mercoledì è in una situazione anomala: ha bisogno di una pausa e se la sta prendendo. Non sappiamo quanto durerà. In più, il Fatch non si vede più e pare voglia disintossicarsi dal tutto, o quantomeno uscire dal gruppo. Mi piace immaginarlo chiuso in casa come il Syd Barrett del 1974.

Secondo me, però, stanno barando tutti. Stiamo barando tutti. E torneremo. Perché torneremo, vero? Forse è solo il caldo.

Pietro Minto
Caporedattore di Prismo, collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera e Rolling Stone. Ha una newsletter che si chiama Link Molto Belli.

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