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Parliamo di Gianni Morandi (e Gianni Morande), Le più belle frasi di Osho, Pippo Franco esoterico. A cavallo tra fenomeno social e parodia, mistero e realtà, innocuo passatempo e messaggi cifrati.

Morandi vs. Morande
di Pietro Minto

Il percorso della moda è sempre lo stesso, eppure ci coglie sempre di sorpresa. Si comincia con una nicchia di persone – un certo tipo di persone – che si allarga e allarga diventando sempre più rumoroso e influente; a quel punto il fenomeno che hanno abbracciato diventa mainstream, ne parla il tg e tua zia, e il suo potenziale trendy è già stato consumato, come una stella morente che prima di implodere ruggisce e si espande. Dopo il botto, la caduta leggera o meno. Poi la scomparsa. E si ricomincia.

È una parabola crudele che possiamo applicare a qualsiasi cosa, un assioma non smentibile. Eppure ci sorprende sempre.

Mi sono iscritto a Facebook a fine 2008, con molti altri giovani italiani in fuga dal carrozzone in fiamme di MySpace. Al tempo una delle cose più importanti da fare su Facebook era il fan: diventa fan, c’era il pulsantino apposta, prima ancora che permettessero di mettere i like ai commenti di uno status, tempo fa, ed eravamo tutti fan di tutto – attori, musicisti, cose, persone. Ma anche concetti, come l’odore della benzina, a cui era dedicata la prima pagina fan che mi ricordo di aver visto reagendo in modo stupito, pensando: «Ma questa non è una persona!». Era la mia prima volta, un evento che in qualche modo ricordo.

Sei anni dopo è arrivato Gianni Morandi.

Morandi.

È con Gianni Morandi che su Facebook è tornato in auge l’essere fan: il cantante italiano ha in pochi mesi attrato milioni di seguaci, fan e commenti, ispirato teorie cospiratorie per social media manager («Ma è davvero lui a gestire la sua pagina?») e inaugurato una seconda età dell’oro del Facebook italiano, spingendo migliaia di persone a condividere ogni santissimo giorno le foto del settantenne e della sua famiglia. Una narrazione quotidiana, fatta di scatti e momenti banali – veri – ripresi da sua moglie Anna o suo figlio Piero, tutti giustamente citati nelle didascalie.

Si è scritto molto dell’insostenibile serenità del Morandi di Facebook, e parecchi hanno forse dimenticato che, fino a pochi anni fa, il cantante era noto online per una leggenda metropolitana molto particolare, il genere di maldicenze che diventa il primo suggerimento di Google nella ricerca del proprio nome. Il “periodo marrone” di Morandi dev’essere stato molto duro, una diffamazione continua che ha in poco tempo demolito l’immagine di un placido cantante italiano trasformandolo in materiale buono per una battuta da bar.

Da qui – è questa la mia teoria – la discesa in campo del nostro. Il quale, non potendo vincere le cattiverie di internet, ha pensato di ricostruirsi un’immagine sfruttando Facebook: gli inizi sono stati difficili – inevitabili i commenti scatologici – ma alla fine il Bene ha trionfato e oggi Gianni Morandi è per tutti “quello di Facebook”, non più “quello che dicono che”.

Non è poco. Il Gianni Nazionale ha dovuto creare un proprio mondo da condividere quotidianamente con i suoi amici e seguaci, e lo ha fatto nel modo migliore: ritraendosi come una persona normale e soddisfatta, con una bella famiglia e una grande passione per la corsa; alle volte incontra amici e fan, che fotografa; preferisce l’italiano “autoscatto” all’inglese selfie. Ogni foto o “clippino” pubblicato ha una didascalia abbastanza lunga, chiara e semplice; ogni thread di commenti prevede la partecipazione personale di Gianni, che risponde a critiche, fa auguri di compleanno a fan che li richiedono e, recentemente, è arrivato a spiegare dei buzzurri qualcosa sul razzismo.

È una vita un po’ monotona, lontana dall’idea di dolce vita che tanto amiamo del nostro Paese: Morandi ha l’aria di annoiarsi, almeno a tratti, e di esserne ben disposto. Finto o vero che sia, è una persona come noi, dopotutto.

Morande.

A non annoiarsi mai è invece il suo alter ego, Gianni Morande, una pagina Facebook che pubblica le foto pubblicate dal Gianni Originale modificandone minimamente il contesto e distruggendo il suo punto forte: la normalità esibita. Perciò, se Morandi ha realmente premiato un giovane artista, Morande ha invece partecipato alla rassegna “Dillo coi fluidi”, un concorso che premia opere realizzate con fluidi corporei. “#fluidi corporei”, quindi, e l’inevitabile richiamo alla calunnia di qualche anno fa, ma non solo. C’è dell’altro: per esempio, a tratti Morande mi sembra più vero dell’Originale. Ma ci arriviamo.

Gli eventi e le persone incontrate dall’alter ego sono palesemente inventate, ma il tono tenta di essere quotidiano quanto quello del Gianni nazionale: “Ciao a tutti! Oggi ho letto su una rivista specializzata che un ottimo metodo per mantenere forte e lucido il cuoio capelluto è quello di asciugarlo non con un comune #phon ma con il reattore di un aereo” è una frase assurda ma che ben rispetta il registro che abbiamo conosciuto con i veri post dell’artista. È una riappropriazione artistica di foto altrui. Di una vita altrui. Non è un caso che la pagina sia registrata come “Performance Art”: lo è davvero.

Sarebbe però errato tagliare corto definendo Morande la versione “comica” di Morandi. In ballo, a mio avviso, c’è l’ideale di Italiano Medio. Definendo la vita di Gianni Morandi “normale”, abbiamo nostro malgrado usato un termine ambiguo finendo per suggerire l’idea che la maggior parte delle persone possa rispecchiarsi negli autoscatti del cantante.

Non è così, se avete mai incontrato più di venti persone nel corso della vostra vita: Morandi è squisito, cortese, colto, civile e in formissima; l’Italiano Medio è molto vicino all’Italiano Medio di Checco Zalone, una frase che non può che concludersi con :-(.

L’Originale ci ha però convinto del suo essere popolare, tanto da aver convinto il sottoscritto a definirlo «una persona normale» qualche paragrafo fa. Ma è stato un errore, una fallacia logica: è Gianni Morande a essere più vicino all’Italiano Medio. Anche per questo ha molti meno fan dell’Originale.

Ancora Morande. O forse Morandi?

Osho vs. Pippo Franco
di Demented Burrocacao

Assieme al grande successo di Gianni Morandi (di cui parlai già in diverse sedi), a fioccare su Facebook sono anche inconsuete pagine a tematica spirituale: perché si sa, a parte i vecchi appassionati di yoga eccetera, ci sono anche svariati nuovi rimastini che dai rave e dalle droghe sintetiche sono passati dall’altra parte della barricata (salutismo e stronzate del genere incluse), e quindi c’è appeal, no? Ebbene, fra le tante “pages” che spuntano un po’ ovunque, ce ne sono almeno un paio di degnissimo interesse che vi vado tosto a presentare anche se sicuramente già conoscerete.

Le più belle frasi di Osho
Detta così sembra una semplice raccolta di citazioni del noto mistico indiano, ma rivela presto il suo vero intento. Esempio: una foto del saggio che, davanti a un interlocutore con cui sta discorrendo,  fa un gesto con la mano a mo’ di coppetta, e sopra la didascalia: «te stai a cacà sotto eh?». È una pagina di esilaranti prese in giro del Maestro, che oramai ha raggiunto migliaia di iscritti e segnalazioni ovunque, anche sui giornali.

Dalla pagina Facebook Le più belle frasi di Osho

Ho quindi parlato a un carissimo amico (che chiameremo semplicemente G.) che si è recentemente convertito al credo di Osho e ha anche soggiornato in un centro di meditazione dedicato, per sapere cosa ne pensasse di questa iniziativa. Mi ha detto la sua con molta franchezza:

«So’ andato a pranzo me so’ ‘mbriacato, so’ tornato poco fa… Vabbé. Prima guardavo la pagina e notavo che tra i commenti c’è anche un po’ di dibattito. Il responsabile della pagina risponde persino con una certa “awareness” ed eleganza. Volendo analizzarla, tutto sommato non è una presa in giro diretta al solo Osho. Papi, madri Terese di Calcutta e altri mistici non vengono risparmiati. Certo, la messa in ridicolo di Osho è abbastanza evidente. Ma non c’è una vera critica o demonizzazione di Osho, è più una presa in giro senza cattiveria e rancore».

«Di per sé è anche molto in sintonia con la retorica oshana (o sannyasi) del gioco e del non prendere le cose troppo sul serio. A Miasto (dove sono stato a meditare), ho scoperto con un certo stupore che la pagina era molto apprezzata; qualcuno addirittura diceva compiaciuto: “questa l’ha fatta sicuramente un sannyasi!” Chi lo sa. Almeno il verbo ha possibilità di essere divulgato. Su mille persone, se una sola si interessasse seriamente all’argomento, un piccolo risultato sarebbe stato ottenuto; soprattutto se pensiamo che il discorso della meditazione comprende proprio la consapevolezza e l’autodeterminazione dell’individuo: se tutti meditassero, il mondo sarebbe un posto migliore. Almeno così dicheno».

«Una cosa che mi ha colpito è l’aspetto iconografico. Osho è un personaggio molto iconico, credo che una parte del suo successo sia dovuto anche a questo e credo anche che ci fosse una certa consapevolezza da parte sua al riguardo. La dimensione iconica svolge un ruolo determinante anche nella pagina Facebook, anzi, si basa praticamente solo su questo. La frase viene generata sulla base della foto a cui si riferisce: se guarda in terra è merda di cane, se guarda in cielo è cacca di piccione. La presa in giro quindi è puramente di superficie: non entra minimamente in merito a nessun discorso, non vuole minimamente prendere in giro i contenuti dei discorsi di Osho. Dibattiti e opinioni vengono lasciati agli utenti, quando ci sono».

Dalla pagina Facebook Le più belle frasi di Osho

«Credo che la pagina sia stata ideata per sincero divertimento, pe’ fasse du risate ‘nsomma, da qualcuno che ha cominciato a interessarsi a Osho per conto suo. Il fenomeno quindi, all’interno dell’infame sistema mediatico voyeuristico forcaiolo in cui viviamo, non porta avanti nessuna critica: offre solo una chiave di lettura superficiale e frivola, uno step di avvicinamento che lascia spazio e libertà a tutto il resto. In conclusione quindi il fenomeno secondo me è bonariamente ok. Mo’ vado a medità sotto le coperte che sto ancora ‘mbriaco».

In effetti, fino alla comparsa di Le più belle frasi di Osho, io stesso non avevo alcun interesse ad approfondire il discorso del Maestro, che per me era un semplice matto col turbante. Confesso che non ne sapevo granché, e lo associavo semmai a certe controverse uscite mistico-esoteriche tipo Edizioni Mediterranee. Grazie a questa pagina invece mi è diventato subito simpatico e ho capito che la sua dottrina “new age punk”, basata sull’umorismo, sul senso critico, sulla creatività e sul completo rifiuto di qualsiasi  regola predefinita (che sia politica, religiosa o quello che vi pare) non mi dispiace affatto. Anche perché, come confermato dal mio amico G., è Osho stesso il primo a raccontare parabole in forma di barzelletta!!! Da oggi in poi, sui muri e durante gli scontri, invece delle A di anarchia voglio vedere le O di Osho, grazie.

Pippo Franco esoterico
La pagina in questione non ha la stessa esposizione mediatica della precedente, e in tutto conta un migliaio o poco più di iscritti. Ma il motivo è presto detto: trattasi di roba per iniziati. Il tema principale riguarda infatti le esperienze mistiche narrate dallo stesso Pippo Franco nei libri scritti di suo pugno, in cui asserisce di aver visto ectoplasmi e roba del genere. Ma ci sono anche leggende metropolitane che lo vorrebbero morto e sostituito con un sosia, alla stregua di un Paul McCartney. Per non parlare di alcuni “messaggi ai fratelli” nei suoi film meno conosciuti…

A confondere ancora di più le idee, nell’avatar della pagina Pippo si genuflette dinanzi una gigantesca piramide verde acido… Cosa vorrà mai dire? Pare che dietro l’intera operazione si nasconda il misterioso progetto Cadeo, e allora ho contattato uno dei fondatori di Pippo Franco esoterico per scoprire quali sono i loro piani.

Il conturbante avatar di Pippo Franco esoterico.

«Perchè Pippo? Perché da sempre, da quando eravamo piccoli, quel faccione simpatico che si affacciava nelle nostre case nei film comici o attraverso le buffe canzoncine per l’infanzia mi sembrava portatore di un messaggio ambiguo. Il suo naso eccessivo, i suoi tratti quasi mostruosi, irregolari, evocavano maschere arcaiche, quel sostrato oscuro e spaventoso da cui attinge anche Pulcinella: il luciferino insomma».

«Anni dopo, approfondite ricerche rivelarono che quel nesso appena intuito era in realtà fondato: Pippo Franco è effettivamente un medium. In lui la risata del comico si deforma fino a raggiungere la smorfia dell’orribile. Emergono anche storie e particolari sulla sua inclinazione per l’occulto: storie che partono dalla sua infanzia, e costellano segretamente la sua carriera di attore e comico, fino a quando lo spirito gli si rivela prepotentemente e non lo molla più, facendone un instancabile frequentatore di cenacoli esoterici, conventicole, medium, guaritori e mistici».

«Codesto spirito a un certo punto gli si rivela pienamente, lo afferra per una gamba e lo tira giù nel gorgo: succede proprio così sul set de La via dei babbuini, film del 1974 diretto da Luigi Magni. Pippo è in una pozza di fango, circondato da coccodrilli finti, e sta girando una scena: purtroppo arrivano i coccodrilli veri e non c’è modo di tirarlo fuori, la troupe è impietrita, l’unica salvezza è restare perfettamente immobili. Pippo chiude gli occhi, prega, si concentra , sente il tempo fermarsi: ha un flashback, un ricordo di quando aveva 3 anni. In braccio alla madre, sul tram, viale Regina Margherita, si sporge troppo dal finestrino, rotola sui binari, ma una forza lo solleva e un attimo dopo è circondato di persone, la madre lo stringe al petto, miracolosamente non si è fatto niente».

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La colonna sonora (in pieno stile lounge esoterico) del film La via dei babbuini.

«Si salva quindi dai coccodrilli, ma esce dal fango sconvolto e rinnovato, una sorta di nuovo battesimo ampiamente narrato nei suoi libri, in particolare in La morte non esiste. Insomma, da quel momento in poi è animato da sincera fame di spiritualità: diventa seguace di Natuzza Evolo, una specie di mistica cattolica che vive fenomeni incredibili di bilocazione. Ma soprattutto Natuzza ha le stimmate e – fenomeno pazzesco – sul suo corpo compaiono scritte di sangue. Pippo frequenta spesso casa sua, pregano insieme, si rivolge a lei con la moglie per riuscire ad avere un figlio. Ma attenzione! Nonostante i continui, espliciti richiami al cattolicesimo, con Pippo Franco siamo già oltre. La sua è più una grey area, una zona grigia insomma».

«Il passo successivo è la massoneria. La storia della sua iniziazione è raccontata in maniera grottesca ma realistica in Attenti a quei P2, film di Pier Francesco Pingitore del 1982, dove è messa  in scena in una sequenza molto lunga e per niente comica. Lo stesso anno si diffonde la voce che Pippo sia morto ammazzato ucciso da un contadino, mentre per una goliardata si era avventurato su dei terreni coltivati e stava rubando delle mandorle. La storia sembra essere una metafora dell’avvenuta morte dell’uomo vecchio e della rinascita dell’uomo nuovo, l’iniziato alla massoneria. La mandorla rappresenta nella simbologia massonica il segreto, l’albero di mandorle è il primo albero a fiorire in primavera ed è segno per eccellenza di rinascita, resurrezione».

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Iniziazione.

«Il 1982 verrà spesso citato da Pippo come anno cruciale per il suo cammino spirituale: da qui in poi, ricostruire il suo percorso è molto difficile. Alterna l’attività pubblica “leggera” a un’instancabile ricerca spirituale, frequenta convegni su Guenon… Un approfondimento lo meriterebbe il Bagaglino e le sue contiguità con gli ambienti del potere massonico romano. Ma credo che per sintetizzare il  mondo di Pippo, basti questa frase: “Non siamo esseri umani in cerca di un’esperienza spirituale, ma esseri spirituali in cerca di un’esperienza umana”. Chiaro no?».

D’altronde anche io ho sempre pensato che la canzone Quel vagone per Frosinone fosse un’ inno a frequentare l’anima più che il corpo. Tirando le somme, dopo un’attenta analisi di questi fenomeni social, la morale è: nulla è ciò che sembra, quello che fa ridere nasconde serie verità e viceversa. Quando ridete pensateci dunque su: magari siete sulla strada della salvezza dai vostri personali coccodrilli.

Redazione Prismo
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