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Neil Strauss è un ex giornalista diventato pickup artist, "artista del rimorchio", e oggi pentito: da dove vengono i membri delle "seduction community", dei sedicenti dongiovanni che nascondono un mare di misoginia.

Mentre alcuni di noi stanno scoprendo i benefici dello yoga o il fascino di una nuova lingua, c’è qualcun altro, da qualche parte, che sta provando a mettere in pratica le regole della conquista. Niente di nuovo, basta aprire un qualsiasi mensile maschile per imbattersi in titoli sensazionalistici che promettono conquiste sicure, liste interminabili di ragazze tra cui scegliere per una pizza o un concerto, innumerevoli test per scoprire se a letto sei uno stallone o un ronzino. E poi ci sono i corsi motivazionali, quelli che in un fine settimana di novembre in un hotel in zona fiera garantiscono di cambiare la tua attitudine passiva trasformandoti in un uomo nuovo, vincente e senza timori.

Oltre a tutto questo esiste una vera e propria letteratura che attraverso seminari, libri e manuali celebra i Pua, i pickup artist: gli artisti del rimorchio. Un mix di scienza, psicologia, sociologia e persino fisiologia e neurolinguistica che da decenni raccoglie migliaia di adepti in tutto il mondo, tutti uniti sotto un’unica simbologia: il triangolino che li esalta.

Matador e Mystery, protagonisti del programma televisivo The Pickup Artist, e tra i più famosi 'artisti del rimorchio'.

Il movimento dei pickup artist è una via di mezzo tra una setta e un corso motivazionale, dove il risultato – più o meno – immediato non è credere più in se stessi o vendere folletti in maniera convincente, ma sedurre in breve tempo le donne, grazie a tecniche che prendono teoricamente spunto dalla scienza. L’idea è così semplice che può sembrare o molto scema o molto geniale: se si seguono i consigli e le regole non esiste donna che può resistere. Le regole di The Game – così si chiama l’approccio secondo i Pua – sono infatti poche e a prima vista banali, tanto da convincere subito anche i neofiti che tentar non nuoce.

Tutto inizia alla fine degli anni Ottanta con Ross Jeffries che mette su una vera e propria comunità della seduzione.

Tra queste non esiste di certo l’offrire un drink, l’aprire la portiera o i classici fiori – nessun pickup artist farebbe una roba talmente zerbinesca. Il vero pickup artist parla con un gergo strano e quando esce per cuccare non dice vado al bar, ma fa “Sarging”. È qui che prende vita il Game. Tutto inizia con una conversazione, dove il Pua tenta di far sentire la sconosciuta a sua agio, ma non troppo. La regola è non farla mai sentire al centro dell’attenzione, un piccolo complimento deve essere sempre ridimensionato da una critica, così l’interesse è assicurato. È il “Negging”, bellezza. Se poi la ragazza è accompagnata, fa niente, è anzi così che si hanno maggiori chance di riuscita: una volta individuato il maschio alfa del gruppo, si solidarizza con lui in modo da ottenere la sua approvazione, così provarci sarà ancora più facile.

Tutto inizia alla fine degli anni Ottanta con Ross Jeffries che, prendendo ispirazione dagli studi di Erich Weber (il primo pickup artist moderno), mette su una vera e propria comunità della seduzione. Jeffries, autore tv e scrittore, inizia a girare l’America e il mondo spargendo il verbo dei Pua, e un po’ per la promessa molto allettante e un po’ per il suo libro eloquentemente titolato Come portare a letto le donne che desideri diventa una vera personalità, tanto da ispirare il personaggio interpretato da Tom Cruise in Magnolia. Ma è con l’inchiesta del giornalista americano Neil Strauss che il fenomeno degli “artisti del rimorchio” sale alla ribalta del mainstream diventando addirittura oggetto di un reality show (The Pickup artist, due stagioni negli Stati Uniti dal 2007 al 2008).

Il primo libro-manifesto dei pickup artist.

Strauss prima del 2005 è un normalissimo uomo pelato con gli occhi piccoli e la pancetta, ha una trentina d’anni ed è impegnato. Di solito scrive di musica (non per un blog semisconosciuto, ma per Rolling Stone e il New York Times) ma ecco che lo sventurato risponde alla proposta di indagare il fenomeno delle seduction community. È inizialmente per questo che inventa prima lo pseudonimo di Style e poi di Chris Powles e che scrive il suo bestseller The Game, Penetrating the secret society of pickup artists. È poi perché ci ha preso gusto che ha mollato la ragazza, preso parte alla nutrita combriccola dei Pua e ne è diventato una sorta di guru.

Oggi Neil Strauss racconta la sua esperienza mentre tiene in braccio suo figlio nella casa di Los Angeles che condivide con la moglie, che è quell’ex che ha riconquistato dopo essersi disintossicato dal sesso, dalle orge intercontinentali e dalla vita sregolata. È di questo che parla il suo ultimo libro The Truth: an unconfortable book about relationship ed è di una minore compulsività erotica e di una maggiore presa di coscienza di sé che parla nei suoi seminari e incontri che continua ancora oggi a tenere in tutto il mondo. A sentire lui, ora, le regole del rimorchio non sarebbero delle vere e proprie “leggi”: si tratterebbe piuttosto di una sorta di canovaccio utile soprattutto per chi ha poca autostima, che in questo modo può affrontare non solo le donne, ma il mondo lì fuori. Non è un caso infatti che la maggior parte di quelli che si avvicinano a questa comunità ha avuto pochissime esperienze sessuali e una vita relazionale tendente a zero. Per Strauss dunque si tratta soltanto di credere un po’ di più in se stessi e i “Liar”, i club dei Pua, non fanno che aiutare questa consapevolezza.

Neil Strauss e la sua famiglia in un paio di foto apparse sul Daily Mail Online.

A sentire lui, “A lot of guys who read The Game, they think that they’re fooling or tricking women. But most women are smart enough to know exactly what you’re doing. They just might like you enough to go along with it. I think one of the misconceptions is that someone else can be tricked into doing something they don’t want to”. La realtà, al di là di quello che il nostro ex latin lover ormai illuminato ora pensa e professa nelle interviste e nei manuali, è invece molto diversa. Le seduction community infatti sono delle vere e proprie tane dove per un vincente e affascinante Pua, ci sono tantissimi ragazzi “normali” quasi sempre frustrati, che da una parte venerano il proprio guru capace di sdraiare modelle e le più calde ragazzine, e dall’altra provano un vero e proprio schifo nei confronti sia di chi non ha capito come ci si deve approcciare alle donne (romanticherie? bah!) sia di quest’ultime, che vengono relegate a oggetti di conquista.

Roosh V, oltre a inneggiare al ritorno del patriarcato, si fa portavoce di un sorta di movimento contro il femminismo, colpevole di aver ridotto la forza e il potere maschile.

Non è un caso dunque se il movimento sia stato tacciato in moltissimi casi di essere misogino e contro la figura femminile, la quale è sempre completamente passiva nella logica deI Pua. I termini stessi che vengono utilizzati sono spesso molto volgari (il titolo di un altro celebre manuale Pua, scritto da Roosh V, è Bang, onomatopeico inglesismo dello slang da italiano medio di Maccio Capatonda) e le stesse tecniche di “seduzione” richiamano a dinamiche primitive (una di queste è “Go caveman”, che suggerisce a un certo punto di ridurre al minimo le chiacchiere passando direttamente al contatto fisico, anche pesante) e al limite della molestia (“The Last minute resistance” è la tecnica che punta a farsi dire sì anche quando la risposta è stata no, attuata spesso quando si è già da soli).

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Un consiglio di Roosh V agli uomini.

La misoginia che permea queste community è ulteriormente confermata dal tentativo dell’artista visiva Angela Washko di intervistare per una sua opera Roosh V, uno dei Pua più attivi, e alcune delle ragazze con cui ha avuto delle relazioni per capire la prospettiva femminile del fenomeno. Oltre ad avere trovato dei veri e propri ostacoli nell’approcciarsi con lui per via della sua “deformazione professionale” a esercitare il Game, si è trovata costretta a rinunciare a parlare con le ragazze perché lei stessa ha dovuto subire offese e minacce nei forum Pua e via Twitter. Roosh V d’altro canto è una vera e propria stella polare dei Pua e, oltre a inneggiare al ritorno del patriarcato e a un ruolo maggiormente defilato per le donne, si fa portavoce di un sorta di movimento contro il femminismo, colpevole di aver ridotto la forza e il potere maschile aumentando l’omosessualità e l’androginia degli uomini.

Oltre a Bang, Roosh V ha scritto numerosi manuali sul come portare a letto donne di altre nazionalità, tanto da essere oggetto di tantissime critiche per i suoi scritti in Danimarca, Colombia, Norvegia e Islanda e di una petizione tesa a impedirgli di entrare in Canada. Negli Stati Uniti il suo blog e il sito da lui fondato, Returnofthekings.com (sic), sono stati spesso criticati per la loro misoginia. Nel secondo, in special modo, si possono trovare articoli dal titolo “Perché non lavorare per un capo donna”, “Perché le donne non devono bere caffè”, “Comportati con le donne come faresti con i cavalli” e tanti altri articoli davvero illuminanti.

Ad altre giornaliste che hanno provato ad intervistare altri Pua meno celebri non è andata molto meglio. Quasi sempre infatti dopo le prime battute introduttive hanno tutti iniziato a provarci attraverso lo schema del “Negging” ed espresso forti perplessità sui motivi di tanto interesse per i Liar (per i Pua è sempre per una carenza di scopate con uomini veri), impedendo alla conversazione di continuare.

A quanto pare il mondo dei pickup artist e delle seduction community non è soltanto manualistica di auto-aiuto come oggi racconta Neil Strauss e la sua stessa esperienza non assomiglia per nulla a del self-help, seppur ben riuscito. A meno che non si ammetta candidamente che fare perno sull’oggettivazione della donna per salire più in alto nella propria scala dell’autostima faccia parte delle regole del Gioco.

Teresa Bellemo
Giornalista, dirige il magazine online Cosebelle e collabora con Rockit.

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