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L'amara sorte dei vari Tom Morello, Chris Cornell, System Of A Down, ma anche Interpol, Bloc Party, Franz Ferdinand e tutti quei gruppi che una volta "suonavano le chitarre".

Sapete, a me piace sondare un po’ i gusti delle masse quando si tratta di musica (l’avrete capito). Insomma cosa va, cosa non va, cosa piace ai giovani, cosa non piace più ai vecchi e cosa succede alle orecchie della gente. È evidente ad esempio che ultimamente alla gente piace molto la compressione, le voci che sembrano vocaloidi non umani, e il missaggio che non si capisce un cazzo. Ma forse è solo roba che uno si ritrova per le mani e se la fa bastare, come la verdura dei fruttaroli di quartiere.

A questo proposito, durante le mie frequenti visite a (pubblicità?) un negozio di strumenti musicali in quel di via Cogoleto a Roma, non molto distante da dove sono nato, mi ritrovo a parlare col proprietario Claudio di come si muove il mercato, se la roba si vende, se ha ancora senso la parola “negozio” quando su internet ci trovi qualsiasi cosa senza alzare il culo dalla sedia.

Lui mi illumina dicendo che sì, ha ancora senso, ma non hanno senso le richieste degli acquirenti. Per farmi un esempio mi dice che le chitarre elettriche non si vendono, mentre la maggior parte degli acquisti va a finire in mixerini e microfoni perché “tutti vogliono cantare anche solo col karaoke”. Qualche volta c’è il boom delle batterie, altre volte delle chitarre acustiche, ma non è chiaro perché.

Un reperto archeologico gentilmente fornitoci dal catalogo di Claudio.

Claudio non capisce quali sono i motivi per cui a onde alterne va questo o quel prodotto, e il motivo secondo lui è che non guarda la TV. Secondo il suo pensiero, quando le masse vedono un coglione in televisione che strimpella l’ukulele, vanno a comprarsola. Se ci fosse ad esempio un tizio di Amici con un Synthaxe in mano, stai sicuro che accenderebbero un mutuo per accaparrarsi il modello originale. A sostegno di questa tesi, un giorno il nostro si trovò a dover fronteggiare una montagna di ordini che richiedevano la “chitarra di Pino Daniele”: sì, quella strana con la forma di merda e le corde di nylon. E lui ai suoi clienti rispondeva “e che cazzo ne so, che cazzo di chitarra è?”, perché Claudio i suoi clienti li tratta coi guanti.

Comunque: che le chitarre elettriche non vadano più di moda, non è un mistero. Se ascoltiamo i brani da classifica, ci si rende conto che le cosiddette “rock band” sono praticamente sparite, e quelle che rimangono in piedi sono dell’era di Matusalemme (l’esempio del nuovo degli Iron Maiden che entra in classifica in Italia è davvero inquietante): normalmente ci troviamo di fronte a monnezza elettronica di varia foggia ma dalle caratteristiche come da incipit. Manco Avril Lavigne mette più i chitarrozzi distorti, al massimo troviamo le chitarrette asfittiche degli One Direction. Quindi giustamente uno si chiede: ma che cazzo di fine hanno fatto tutti quei gruppazzi che dai Novanta fino al 2010 sono diventati famosi suonando le loro chitarre e le loro batterie? Perché sono spariti nel nulla? E perché se oggi se sali sul palco con in braccio una chitarra, sembri deficiente preso da Ritorno al futuro?

Se anche voi siete assillati da tali angosciosi quesiti, tenete duro: passeremo ora in rassegna alcuni di questi personaggi, spulciandone i siti ufficiali per capire che fine ha fatto il vero RUOCK.

RRRRRUUUOOOOOOOCK!

Chris Cornell
Noi ce lo ricordiamo come il leader dei Soundgarden, che nei Novanta andavano fortissimo, e degli Audioslave, che nei 2000 andavano un po’ meno fortissimo. A me non facevano impazzire né gli uni né gli altri, infatti mi ricordo solo Black Hole Sun e poco altro, quindi diciamo che per me Cornell era finito prima ancora di iniziare. L’ultima volta che ho sentito il suo nome è quando si fece produrre un disco – pensate un po’ – da Timbaland, che non c’entrava un emerito cazzo con lui e probabilmente avrà prodotto un capolavoro, se non altro l’unico disco moderno del nostro eroe. Quindi cerco di informarmi sulle grandi novità di quest’ uomo, e la grande novità è una cover di Prince, tra l’altro la più sputtanata del lotto (Nothing compares to U) con la chitarra acustica (allora è vero che va di moda!).

Ma non temete, è uscito anche il disco nuovo che come da previsioni è tipo OLTRE l’anzianità, cioè sembra John Denver che ha una brutta raucedine curata male. Ma attenzione che ogni tanto una percussione elettronica che strizza l’occhio a Miley non manca: perché sì, incredibile, Chris Cornell campiona le batterie e le mette in loop!!! Dove sta il RUOCK???

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Era meglio Sinead O'Connor.

Tom Morello
Una volta era braccio e mente dei Rage Against The Machine, gruppo storico per via del grande impegno politico profuso dall’interno delle multinazionali discografiche (no comment), e per il sound graffiante che tanto piaceva ai pischelli dei Novanta, che si compravano gli strumenti a caso e quello che usciva fuori usciva fuori. Morello ha iniziato così, come tutti, solo che ha avuto culo e la sua combinazione di roba fatta a cazzo funzionava. Da quel momento è diventato un mito, solo che da questo mito non si è più scollato.

D’accordo, è bravo ma l’unica cosa nuova che ha fatto di recente è l’ultimo disco di Springsteen. Sì, perché pensate un po’, oramai è membro fisso della band del Boss, e quindi insomma, da bravo figliol prodigo, è tornato da papà. In effetti degli altri progetti post-Rage di Morello non v’è traccia nella memoria collettiva, ma manco in quella di culto. A parte gli Audioslave di cui abbiamo già parlato sopra, che ce ne frega del supergruppo rap rock Street Sweeper Social Club? Sono entrati nell’immaginario collettivo come la sua prima band, tali Lock Up, di cui tutti NON vi ricorderete. E questo per un rocker non è proprio il massimo, è come  prendere la pensione facendo finta di essere anziano. 

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Morello + The Boss + The Clash = PENA.

Interpol
Ve li ricordate gli Interpol? Be’, io mi ricordo il loro primo album che sembrava roba di vent’anni prima già nel 2002. Poi insomma, siccome di loro non me ne fregava un cazzo ne avevo perso parecchio le tracce, soprattutto quando incominciarono a scalare le vette di Billboard. Morale della favola: sono ancora in pista, e l’ultimo lavoro El pintor risale all’anno scorso. In generale sembra qualcosa rubato da Tabula Rasa Elettrificata dei C.S.I., con l’unica differenza che è tutto compresso as usual con un non troppo vago sentore di U2 e preoccupante olezzo emo. Quindi non sapremo mai se i pezzi sono belli veramente: sappiamo però che certi stratagemmi non funzionano, e nelle classifiche gli Interpol finiscono regolarmente a metà. Noi vogliamo veder trionfare il vero RUOCK ragazzi, non roba tagliata male per giovani frescaccioni.

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Gli Interpol in Everything Is Wrong: il titolo del brano si riferisce chiaramente alla canzone stessa.

System of a Down
Be’, questi “merdallari” armeno/americani  fecero il botto con Toxicity, che in qualche modo è rimasto in testa ai trentenni di oggi. Detto questo, sono entrati in ibernazione nel 2006, dicendo che si sarebbero presi una pausa di tre anni. Invece la pausa dura tutto sommato fino ad ora, visto che dal momento della riunione ufficiale (il 2010) non hanno fatto altro che fare concerti di roba vecchia a manetta (sold out, ok, ma è come se si riunissero i Pooh). Solo di recente pare che Tankian (il cantante) abbia fatto intendere che ci sarà un disco nuovo a breve. Nel frattempo ci avevano lasciato un numero imprecisato di progetti solisti e/o alternativi utili solo a far rimpiangere la band, che come mossa commerciale è furba assai (sai, in previsione della reunion, meglio mettere le mani avanti). Vedremo se metteranno anche loro le acustiche nel disco nuovo…

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Bella la scritta sul muro, ma anche qui il titolo del brano - Harakiri - dice tutto.

Bloc Party
Altri esperti di ibernazione, i Bloc Party nel 2005 fecero il botto con un disco d’esordio rubato da qualche gruppo di terza fascia del primigenio post-punk di fine 70. Piacquero a un sacco di gente, e mi chiedo ancora adesso il perché. Comunque, è evidente che sono stati fra i primi a fiutare il cambiamento di rotta: dal 2007 in poi, le loro anemiche chitarrette sono perlopiù trattate elettronicamente, recependo quindi le esigenze del mercato; il quale li ripaga con pochi alti piazzamenti (il loro ultimo album Four è andato bene solo in Inghilterra). Sono in pausa da un po’ di tempo e si vocifera stiano preparando un quinto album: altro non è dato sapere perché nel loro sito ci si deve iscrivere. Mortacci! Hanno forse paura che gli sgamiamo un disco tutto zanzaroni? Mi sa di sì.

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Prima o poi lui da qualche parte dovevamo infilarlo, scusateci.

Franz Ferdinand
Questi inutili Talking Heads rifatti col collagene, nel 2004 suscitarono scalpore con singoli-plagio tipo Take Me Out, confondendo il recupero di art rock e post-punk con la disco infilata a ciufolo di cose tipo il Toretta Stile (questa la capiscono solo i romani).

Chi aveva scommesso su di loro si è ritrovato puntualmente con una band che ha l’appeal di un cucù sulla porta di casa, ma loro (saggiamente) hanno deciso di sparire. L’ultimo album ufficiale è Right Thoughts, Right Words, Right Action, motto giustissimo che si è tradotto nei FFS, sigla che che non significa né Ferrovie dello Stato né Federico Fellini Sudstory (quello di Arbore), ma – udite udite – Franz Ferdinand + Sparks!!! Come nel caso di Tom Morello, hanno deciso insomma di rivolgersi ai vecchietti che ovviamente gli danno la pista. E infatti l’album è la cosa più interessante che i Franz Ferdinand abbiano mai fatto: certo, visti i precedenti ci voleva poco, e poi si sa che gli Sparks non sbagliano mai un disco.

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Gli Sparks con la loro nuova backing band, tali Franz Ferdinand, un giovane gruppo nato in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale.

Arctic Monkeys
Secondo il sito ufficiale, i supposti paladini dell’indie rock e di MySpace sono fermi al 2013: la cosa buffa è che a luglio 2015 sono stati nominati  agli MTV Music Awards per il miglior video “ROCK” con Why’d You Only Call Me When I’m High?, che era di due anni prima ma evidentemente nessuno se ne era accorto, o forse ormai agli MTV Awards il materiale RUOCK a disposizione era talmente poco che da qualche parte dovevano pur rimediare qualcosa. Ovviamente gli Arctic Monkeys non hanno vinto una cippa.

Il loro ultimo album è in ogni caso AM, che a giudicare dai suoni di RUOCK ha poco o nulla. E poi nel 2013 che significa “merging hip-hop drum beats with 70s heavy rock”? A me mi pare un po’ una stronzata, no? C’erano prima gli Aerosmith coi Run Dmc, ragazzi… e quello si che era RRRRRUOOOOCK!

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Belli i tempi di MySpace.

Kaiser Chiefs
Una volta cantavano I Predict a Riot, ora invece se ne tornano mestamente a casa con I’m Coming Home. La differenza fra i due singoli è evidente: da una parte i chitarrozzi (anche se edulcorati), dall’altra le smarmellate riverberose alla Coldplay/U2. Pare stiano facendo uscire un nuovo disco ma nel frattempo fanno un po’ di concerti, un po’ di apparizioni, un po’ di spettacoli. Che noia.

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I'm Coming Home: ecco, tornatevene a casa, via.

Ebbene, a quali conclusioni sono giunto dopo questa rigorosissima e ultrascientifica inchiesta? Mah, direi che i gruppi rock oggigiorno non sanno che pesci pigliare. Si accontentano di farsi vedere da chi ancora se li ricorda, di vendite modeste, di lidi sicuri su cui sbarcare il lunario. Fanno le pause di secoli, le cose col culo, tentano di mischiare i generi perché altrimenti c’è il rischio che tornino a fare i cassieri al discount… Insomma cazzo, i gruppi rock sono diventati ANTIRUOCK!

Ma non temete: finita l’attuale overdose di sintetizzatori software e stronzate digitali, prima o poi tornerà la voglia di sudare, di scopare, di sei corde, di headbanging al suono di qualche ruvido muro di chitarre, di batterie pestone, insomma di Tenacious D e Spinal Tap. E allora ragazzi, fermi! Non gettate nel cassonetto la vostra Diavoletto! Se proprio non sapete che farci, almeno portatela a Claudio. Che di sicuro ve la permuta in cambio di un mixerino coi compressori giusti.

 

Demented Burrocacao
Demented Burrocacao vive a Roma, quartiere di Torpignattara. Scrive per VICE e nel frattempo suona, disegna, recita, e tiene lezioni sui messaggi subliminali negli album dei Pooh.

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