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Un crowdfunding da record riporterà alla luce un nuovo capitolo di Shenmue, uno dei videogiochi più amati, innovativi ma anche sfortunati dello scorso decennio.

Gente in lacrime, abbracci collettivi, urla, quarantenni che esultano come calciatori alla vittoria dei mondiali. Non siamo a Medjugorje, non siamo in uno stadio di calcio ma siamo comunque di fronte a un rito che sfocia quasi nel religioso: l’annuncio di Shenmue 3 durante l’evento Sony all’E3 di Los Angeles.

Qualche passo indietro: l’E3 (Electronic Entertainment Expo) è l’annuale conferenza in cui il mondo dei videogiochi fa il punto della situazione e annuncia al mondo cosa si giocherà nei mesi, se non addirittura anni, a venire. Prima dell’apertura dei cancelli, i principali produttori come Sony, Microsoft, Nintendo, Electronic Arts, Activision e Bethesda tengono delle conferenze in cui presentano i titoli del futuro.

Quest’anno Sony, oltre puntare sulle novità, stupire tutti resuscitando The Last Guardian e buttarla sul nostalgico col remake di Final Fantasy VII, ha lasciato tutti a bocca aperta portando sul palco Yu Suzuki, creatore di Shenmue, per presentare il terzo capitolo di uno dei giochi più conosciuti e amati dai giocatori di vecchia data. Un titolo a cui questo settore deve moltissimo, ma che rischiava di rimanere un grande classico del passato impossibile da recuperare.

Ma di grandi classici nella seppure breve storia dei videogiochi ce ne sono tanti, come mai queste scene di estasi collettiva per Shenmue?

La filosofia del gioco era contenuta nell’acronimo FREE, ovvero Full Reactive Eyes Entertainment. La sua bellezza infatti risiedeva nel fatto che il giocatore non era assolutamente obbligato a seguire la storia di cui era protagonista. Shenmue faceva già sedici anni fa ciò che oggi ci stupisce in Grand Theft Auto V: più che un gioco, un esperienza.

Per capirlo dobbiamo fare parecchi passi indietro fino a un’epoca che ormai sembra lontanissima: il 1999, l’anno in cui nasce ufficialmente l’Euro, Michael Jordan si ritira dal basket, La vita è bella vince l’Oscar, dei ragazzi sparano alla Columbine High School e Napster inaugura la stagione della pirateria musicale di massa. In questo anno particolarmente interessante il primo Shenmue esce per una console bella quanto sfortunata: il Sega Dreamcast.

Il progetto del Dreamcast era la classica idea troppo avanti per i suoi tempi. In un mondo in cui la banda larga era un concetto astratto offriva già la possibilità di giocare in rete, la grafica era al livello della Playstation 2, che uscì un anno dopo, al posto di normali memory card aveva dei dispositivi dotati di schermo che potevano visualizzare informazioni sulla memoria e offrire mini-giochi portatili, il pad aveva un design rivoluzionario e i giochi non avevano paura di essere sperimentali e differenti, anche di fronte al rischio di fallire.

La console vendette bene all’esordio, ma con l’arrivo di Playstation 2 SEGA decise di fare come gli opossum: di fronte al nemico troppo forte si finse morta, smise di supportare la propria console e si dedicò totalmente al software, con risultati tuttora altalenanti che l’hanno quasi cancellata dalla faccia della Terra.

Il primo Shenmue fu dunque diretto da Yu Suzuki in questo clima di libertà e sperimentazione, ma fu anche uno dei progetti più costosi di tutti i tempi. Il suo sviluppo costò tra i 50 e 70 milioni di dollari. La filosofia del gioco era contenuta nell’acronimo FREE, ovvero Full Reactive Eyes Entertainment, un titolo che fosse un po’ RPG, un po’ picchiaduro, un po’ una simulazione di vita. La sua bellezza infatti risiedeva nel fatto che il giocatore non era assolutamente obbligato a seguire la storia di cui era protagonista, ma poteva esplorare la città, passare il tempo giocando a biliardo, nelle sale giochi, chiacchierando con i passanti. Il tutto era arricchito da un ciclo giorno/notte con meteo variabile, da personaggi interamente doppiati che vivevano di vita propria, andavano a lavoro, a fare compere e riposavano la notte. Insomma, Shenmue faceva già sedici anni fa ciò che oggi ci stupisce in Grand Theft Auto V: più che un gioco, un esperienza (come vi avevamo già raccontato).

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Un walkthrough di Shenmue che rende bene l'idea delle dinamiche di gioco, assolutamente rivoluzionarie per l'epoca in cui uscì.

La storia di Shenmue si svolge tra il 1986 e l’87 e racconta le vicende di Ryo Hazuki, un ragazzo di Yokosuka che deve vendicare la morte del padre, avvenuta per mano del misterioso Lan Di. Scopo del gioco è ovviamente scoprire dove si nasconda Lan Di, un obiettivo che però non obbliga il giocatore a seguire un copione prefissato, ma gli permette di vivere la quotidianità delle giornate di Ryo all’interno di una Yokosuka ricreata con un’incredibile attenzione per i dettagli. Oggi può sembrare banale, ma nel 1999 non esistevano molti giochi che ti permettevano di visitare locali, fare acquisti, interagire con i cittadini, fare a botte con i bulli di quartiere, trovarti un lavoretto part-time e nel frattempo investigare su un omicidio.

Shenmue affronta temi importanti come il cambiamento nella società giapponese, l’influenza delle mode occidentali, la crescita e il senso della vendetta, con una particolare attenzione alla regia e ai dialoghi delle scene d’intermezzo che dava al gioco un taglio molto più cinematografico di tutto ciò che in quel momento poteva essere giocato su una console. Inoltre, fatto rivoluzionario per l’epoca, era un gioco con un respiro e una storia molto più ampi di un singolo capitolo, tanto da terminare con un finale aperto che si proiettava già verso un ipotetico sequel.  Shenmue è stato il primo vero racconto fatto videogioco. Era come ascoltare per la prima volta un pezzo rock dopo anni di musica classica.

Un capolavoro che tuttavia troppo in pochi hanno potuto e saputo apprezzare; il gioco infatti, vuoi per la diffusione non capillare del Dreamcast, vuoi per la sua particolarità, fu un flop commerciale che vendette solo un milione di copie, pochissimo rispetto alle aspettative e, soprattutto, ai soldi spesi per realizzarlo. Anche lui, in fondo, era troppo avanti per i suoi tempi.

Troppo in pochi hanno potuto e saputo apprezzare Shenmue quando uscì. Il gioco infatti, vuoi per la diffusione non capillare del Dreamcast, vuoi per la sua particolarità, fu un flop commerciale. Era troppo avanti per i suoi tempi.

Due anni dopo fu pronto il secondo capitolo, la cui versione per Dreamcast arrivò solo in Europa e Giappone. Negli Stati Uniti fu convertito per Xbox, una mossa con cui Microsoft pensava di spingere le vendite della sua neonata console.

Shenmue II prendeva quanto di buono fatto col primo capitolo e lo moltiplicava, portando il giocatore sull’isola di Hong Kong e mettendolo di fronte a quattro grandi zone da esplorare, ricche di personaggi, attività e combattimenti. Anche se un po’ più lineare del suo predecessore, questo secondo capitolo poteva comunque vantare una storia appassionante fatta di gang, tradimenti, colpi di scena e una certa vena di misticismo. Il titolo poi terminava nuovamente peggio di una puntata di Lost, lasciando il giocatore con un sacco di domande irrisolte.

Anche se non si conoscono le cifre ufficiali, Shenmue II non deve aver venduto molto. Il Dreamcast era ormai una console alle sbando nel 2001 e in Giappone ed Europa molti l’avevano ormai abbandonata in favore della Playstation 2. Il gioco era famosissimo negli Stati Uniti, dove però arrivò appunto in versione per Xbox, che ancora non era così diffusa da garantire un buon numero di vendite. Dunque, nonostante l’ottima qualità del gioco e le buone intenzioni, Suzuki e il suo studio di sviluppo furono messi di fronte all’evidenza di numeri molto tristi.

Sicuramente non era un buon momento per gli esperimenti interessanti ma poco redditizi perché SEGA stava ristrutturando l’azienda, ovvero stava licenziando gran parte del suo personale e uscendo a testa bassa dal mercato console. Questo portò a una serie di divergenze insanabili tra l’azienda e Suzuki che trasformarono Shenmue III in un fantasma, una leggenda metropolitana che per anni ha aleggiato sul mondo dei videogiochi, privando gli appassionati di una conclusione della saga.

Nell’arco degli ultimi quattordici anni ciclicamente sono spuntate fuori immagini rubate che poi si sono rivelate dei falsi, giornalisti che erano sicuri di avere lo scoop che invece cercavano solo qualche click, indiscrezioni, petizioni e almeno un paio di volte lo sviluppo del gioco è stato cancellato un attimo prima di iniziare.

Per tutto questo tempo Suzuki ha continuato a ripetere flemmatico che lui era disposto ad aspettare e che se SEGA avesse avuto i fondi necessari se ne poteva parlare e che purtroppo i fan dovevano mettersi l’animo in pace.

Nel frattempo però il mondo dei videogiochi ha cambiato radicalmente il proprio modello di business, ai grandi studi di sviluppo cob budget a molti zeri (e molti rischi) si è affiancato il crowdfunding, che permette a tantissimi titoli di vedere la luce con la certezza che qualcuno il gioco è disposto a comprarlo mesi o anni prima che sia disponibile.

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Il video della presentazione di Shenmue III all'E3 di Los Angeles.

Ed eccoci quindi di nuovo sul palco dell’E3 2015, dove Suzuki ha annunciato che finalmente la sua storia potrà trovare una degna conclusione, stavolta su Playstation 4 e su PC e ricorrendo non solo al supporto di Sony, ma al finanziamento diretto dei suoi sostenitori.

Shenmue è diventato negli anni qualcosa di più di un semplice videogioco: è il simbolo di un certo modo di intendere l’intrattenimento digitale, è innovazione, è arte, è la gioventù di un sacco di gente, è l’ennesimo esempio di come la nostalgia sia un potentissima macchina di marketing.

Il risultato sono stati circa 2 milioni di dollari raccolti in nove ore—un nuovo record per Kickstarter.

Lorenzo Fantoni
Lorenzo Fantoni è un giornalista freelance che scrive di videogiochi su Multiplayer.it, Corriere.it, Wired e Playstation Official Magazine. Il suo blog è n3rdcore.it.

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