Carico...

Da un paio d'anni a questa parte, il grime UK sta conoscendo una nuova stagione d'oro. Volti, nomi e suoni dalla nuova onda di quello che no, non è semplicemente “la risposta inglese al rap americano”.

Per il grime UK è un momento incredibile. Il genere troppe volte scambiato come “la risposta londinese all’hip hop” – una parentela che molti dei protagonisti metterebbero pesantemente in discussione, ma ci arriveremo – sta vivendo il suo periodo migliore dagli ormai lontani inizi anni 2000, quando per la prima volta stampa e pubblico si accorsero che qualcosa stava succedendo dalle parti di Londra (rigorosamente in periferia). All’epoca ci si chiedeva: “Grime is the soundtrack of East London. Will it play anywhere else?”. Nel 2016, a quella domanda rispondono il nuovo album di Skepta che si piazza al secondo posto delle classifiche UK appena sotto i Radiohead, D Double E che spiattella 9 date in Canada, Big Narstie che scopre di avere come fan un certo Justin Bieber. “It’s mad, it’s like a trip. It’s like a mad trip”, ammette lo stesso Skepta in una recente intervista di BBC Radio 1 assieme a Semtex.

Quel che più conta però, è che il rap made in USA, per una volta, sembra prendere nota. Come detto, l’equazione “grime = rap all’inglese” è stata più volte rigettata da molti degli MC che tuttora si intestardiscono a “tenere le distanze”. “Il grime viene dalla cultura dei sound system, dai rave”, puntualizzava qualche giorno fa Novelist via twitter, rivendicando l’ascendenza di un suono in tutto e per tutto figlio della diaspora caraibica tipica della capitale inglese; lui è uno dei  protagonisti della “nuova onda” che, sotto l’ala protettrice di un veterano come Skepta, sta proiettando il grime a livelli sia musicali sia d’esposizione che appena pochi anni fa era difficile immaginare. Questo articolo parla di loro, di tute acetate che sbancano al MoMA PS1 di New York, di Drake e Kanye che fanno a gara a farsi ritrarre con MC dagli accenti strani (almeno secondo gli standard americani). Ma per capire come si è arrivati a questo punto, tocca per forza tornare alle origini di quello che il grime è stato, quando da East London spuntarono i primi MC che semplicemente non si accontentavano di scimmiottare gli omologhi d’Oltreoceano.

carico il video...
Skepta al MoMA PS1, luglio 2015.

Alla fine degli anni ’90, la scena “party” londinese era ancora dominata dalla rave culture: jungle, drum and bass, breakbeat, erano solo alcuni dei generi spinti dalle radio pirata e diffusi in tutto il paese. La jungle in particolare, da subito fece sue alcune peculiarità dei sound system che in Inghilterra datavano addirittura dagli anni ’50, quando calypso, ska e poi reggae dettarono il suono non solo di quartieri londinesi come Notting Hill, ma anche di città come Bristol e Birmingham. Di quella cultura, la presenza di un MC era un ingrediente chiave – anche se jungle e dintorni restarono perlopiù generi strumentali.

Tra la fine del decennio e l’inizio del nuovo millennio però, la cultura rave nata in scia alla Second Summer of Love era in declino. Fu in quel periodo che iniziò a farsi strada un nuovo genere, l’UK Garage, dove la figura del MC prese a farsi sempre più essenziale. Nascono quindi le prime crew – Pay As You Go Cartel, So Soild Crew, Ruff Sqwad – che da lì a poco avrebbero alimentato un nuovo genere: proprio lui, il grime. Un suono scheletrico e irregolare, dai sincopati beat di derivazione 2 step e dai bassi scuri e profondi, e su cui MC dal pesante accento londinese rappavano a ritmi tendenzialmente alti (il più delle volte, dai 135 ai 140 BPM). “Sembra provenire da una palestra di boxe”, notò sul New Yorker Sasha Frere-Jones.

carico il video...
Il suono di una palestra di boxe: Pay As You Go Kartel, Know We, 2001.

Nel 2002 Geeneus e Slimzee – due dei producer della già citata Pay As You Go Cartel – iniziano a impegnarsi seriamente nella radio che avevano fondato otto anni prima, Rinse FM, a tutt’oggi uno dei principali megafoni della scena. Un altro membro della crew, Wiley, realizza invece una traccia strumentale chiamata “Eskimo”: il successo della traccia – che già dal nome si presenta come un concentrato di freddezza e glacialità tipicamente post-rave, nonostante le chiare ascendenze ragga – porta alla nascita di nuove crew come Roll Deep, N.A.A. e Meridian Crew, da cui si distaccheranno le attuali Bloodlines e Boy Better Know. Un anno dopo, nel 2003, Dizzee Rascal – ex membro della Roll Deep – pubblica un album, Boy in da Corner, che conoscerà un inatteso riscontro commerciale. A quel punto il grime va oltre le barriere di genere e si diffonde sempre di più: da lì a qualche anno nasce anche il Lord Of The Mics, la grime battle dove gli MC si sfidano a colpi di rime.

Un’altra hit è “Pow!” del 2004, nota anche come “Forward Riddim”. Viene bandita da molte radio per via del suo testo giudicato troppo gangsta (il grime è dopotutto una musica di strada), e un paio d’anni dopo David Cameron, non ancora primo ministro, attaccherà pubblicamente il dj Tim Westwood per passare a BBC Radio 1 brani dal contenuto tanto violento. A quel punto però il grime originario è già in fase discendente, sia per un fisiologico calo d’attenzione da parte del pubblico, sia per l’emersione di altri generi come ad esempio il dubstep, sia per i tentativi – della star Dizzee Rascal in primis – di flirtare con la musica pop, in una sorta di omologazione verso suoni di massa che però giocano secondo altre regole.

Verrebbe a questo punto da dire “fine della storia”, se non fosse che il grime continua sotterraneamente a infuocare le periferie inglesi (basti pensare al legame con le rivolte di Hackney del 2011), e di tanto in tanto i suoi protagonisti conosceranno anche diversi exploit commerciali. Ma è solo da un paio d’anni a questa parte che il genere che fu di Wiley e Dizzee è prepotentemente tornato a imporsi nell’immaginario dapprima UK, e poi del resto del pianeta. Cosa è successo, a oltre un decennio di distanza dai fasti di “Eskimo” e Boy in da Corner? Da dove viene questa “nuova onda”? E perché di colpo fa tanto rumore?

BRIT Awards 2015: Kanye West, Skepta e gli alfieri del grime, foto di Jim Dyson/Getty Images.

Per capirlo torniamo all’anno scorso, quando Kanye West si esibisce ai BRIT Awards 2015 col brano “All Day”. La storia ci racconta che il pomeriggio dell’esibizione West fosse con Virgil Abloh e Theophilus London e che quest’ultimo, su invito di Yeezy, mandi un messaggio a Skepta – uno dei protagonisti del grime fin quasi dal giorno Zero – dicendogli che Kanye lo vorrebbe sul palco con lui. Non da solo, con la sua crew. E tutti vestiti di nero.

Il resto è negli annali dei BRITS ed è una perfetta foto dello stato di transizione che vivevano appena l’anno scorso il genere e i suoi esponenti: abbastanza noti da venire scelti da un artista americano per accompagnarlo nell’esibizione alla cerimonia inglese, ma non abbastanza da guadagnarsi quello spazio da soli. “Se avessi chiamato il mio manager e gli avessi detto ‘vado ai BRITS, mi porto appresso l’intera scena, mi servono 25 pass’, quello mi avrebbe chiuso il telefono in faccia”, commenterà Wiley. “Questo è potere. Ma non è un potere che abbiamo noi, è il potere di Kanye (…) È fantastico. È stata una presa di posizione importante. Kanye è arrivato e ha aiutato la mia scena a farcela”.

In effetti il rapporto tra grime e BRITS – a volerla estendere, tra persone di colore e i BRITS: nel 2015 l’unica artista inglese di colore alla cerimonia era FKA Twigs – è sempre stato complesso, ma questa è un’altra storia. Torniamo piuttosto ai nomi sul palco, perché nella foto che vedete qui sopra ci sono (quasi) tutti i volti di chi ha contribuito e sta contribuendo, tassello dopo tassello, a questa nuova onda.

carico il video...
JME, “Work”, 2015.

Partiamo con Shorty. Insieme a Skepta e JME è il fondatore della Boy Better Know, e già questo basterebbe a guadagnarsi un posto sul palco. Aggiungiamo anche l’anthem “Too Many Man” del 2010 e chiudiamola qui. Poi c’è il duo Krept & Konam che nel 2011, ironia della sorte, aveva conquistato le attenzioni dei più con una cover di “Otis”, brano di Jay Z e Kanye West che è stato poi tirato giù per beghe legali. Nel 2014 il loro terzo mixtape, Young Kingz, gli vale il record di posizione più alta raggiunta da un indipendente nelle classifiche inglesi.

Il record dura un anno perché nel 2015 arriva Integrity, il terzo album di JME, che si piazza alla posizione numero 12. E qui ci fermiamo. JME ovvero Jamie Adenuga non è solo il fratello minore di Skepta, ma ne rappresenta anche l’opposto sia a livello caratteriale che musicale. E infatti su quel palco non c’è. Non perché non lo meritasse, ma perché aveva…  fame. Quando gli arrivò il famoso sms con l’invito per la performance ai BRIT Awards, JME era in studio, intento a chiudere il suo terzo album e talmente concentrato da dimenticarsi di mangiare. Ci sono priorità nella vita, e per Jamie Adenuga era più importante mangiare che un bagno di notorietà. La storia descrive al meglio un artista più interessato alla sostanza che all’apparenza, impegnato a lavorare sodo e mantenersi integro, in tutti i campi di applicazione del termine: non fuma, non beve, è un vegano convinto, e “The only day that I don’t put in work is the 30th of February”.

carico il video...
Stormzy, “Shut Up”, 2015.

Un altro dei nomi sul palco che merita un po’ più di spazio è Stormzy. Mike Omari ha 22 anni e ha il benestare di tutti i veterani, dalla Boy Better Know a The Movement, da Dizzee Rascal a Wretch 32 passando per Wiley che – in uno dei suoi tanti tweet poi cancellati – lo incorona alfiere della scena, pronto a portare il grime where it hasn’t been before. In effetti il ragazzo ha le idee abbastanza chiare e soprattutto porta i fatti a sostegno dell’ingombrante missione affidatagli: due tour in UK da segnare nello storico, più di 30 milioni di views per il video di “Shut Up” (che ha raggiunto la posizione numero 8 in classifica) e un altro brano, “WickedSkengMan4”, piazzato alla 18. Niente male per uno senza contratto. E poi c’è il suo saper giocare coi media.

La campagna #ShutUpForXmasNo1 che ha portato con sé l’endorsement di Craig David, la perfomance negli studi BBC 1Xtra per una versione natalizia del singolo o lo shout out di Adele risalente allo scorso aprile, sono solo alcuni dei segnali di quanto Stormzy sia davvero concentrato sulla missione che dichiara a ogni intervista: fare da ponte tra il mondo grime –colpevole di parlare solo a se stesso – e il mainstream (un altro esempio è la sua personale parodia di X Factor, G Factor).

Il suo essere real e al tempo stesso personaggio, è valso a Stormzy anche la partecipazione alla campagna Adidas Originals, un altro tassello da aggiungere al puzzle dopo una lezione a Oxford e lo show personale per Beats1. Stormzy è giovane, ma la sua vicenda dice molto del legame che la nuova onda conserva con la vecchia scuola di inizi anni 2000. La base di “Shut Up”, tuttora il suo più grande successo, altro non è che “Functions of the Law”, uno strumentale del 2004 firmato XTC/Ruff Sqwad. Da questo punto di vista, è come se i protagonisti dell’esplosione grime degli ultimi due anni fossero ripartiti dal discorso lasciato in sospeso un decennio fa. Eppure, sottotraccia e ai margini del mainstream, qualcosa si muove.

carico il video...
Novelist & Mumdance, “1 Sec”, 2015.

Ancora più giovane di Stormzy è Novelist, anche lui sul palco dei BRITS assieme a Skepta e Kanye. Novelist è uno che ha da poco compiuto 19 anni e che da almeno due vede il suo nome costantemente seguito dalle parole “next big thing del grime.” Il motivo è presto detto: il ragazzo da Lewisham è curioso e aperto alle contaminazioni. Fino a tre anni fa non si era mai mosso da casa, poi d’improvviso Sonàr, Outlook Festival, Club to Club, MoMA PS1. Le posizioni politiche nette – contro David Cameron ad esempio – e la rottura con la sua crew The Square sono solo alcuni dei sintomi manifestati da una personalità che ha voglia di fare il proprio percorso secondo le proprie regole, tant’è che qualche giorno fa ha annunciato di aver creato un nuovo genere, il ruff sound, che si muove sempre nel territorio grime ma tra i 152 e i 160 BPM.

Ma soprattuto ci sono le collaborazioni con producer d’avanguardia come Slackk e Mumdance, e a questo punto è doverosa una digressione su quell’instrumental grime che, di fatto, ha preparato l’esplosione che stiamo conoscendo da un paio d’anni in qua. Artisti come, oltre ai due citati, Murlo, Visionist, Mr. Mitch, producono in maniera fervida tracce su tracce che, pur rifacendosi al vecchio eski sound, esplorano territori diversi, alterazioni attuali di un suono che ha ormai 15 anni. E poi c’è Logos, assieme al già citato Mumdance principale responsabile della serata Boxed, vetrina e serbatoio di mutazioni futuribili e ancora in divenire: ma il grime strumentale meriterebbe veramente un capitolo a sé, tanto influente si è già rivelato anche Oltreoceano (vedi gente tipo Rabit, il giro Fade To Mind o la stessa Fatima Al Qadiri) e più in generale sulle musiche genericamente dance di quest’ultimo spaccato di anni ’10.

carico il video...
Skepta, “Man”, 2016.

E infine c’è lui, Skepta: il volto, il destinatario del saluto di Kanye West sul finire di quell’esibizione ai BRIT nel 2015. La stessa persona che l’anno successivo, in contemporanea all’ennesima edizione dei BRIT Awards ancora rea di ignorare il grime, a un party del collettivo Section Boyz annuncia che Drake, amico e popstar tra le più influenti del pianeta, ha firmato per la sua BBK. Sul rapporto tra i due ci sarebbe da dire parecchio, soprattutto su chi ne abbia giovato di più; ma si farebbe torto all’onda d’urto di Joseph Junior Adenuga – questo il vero nome di Skepta – se ci concentrassimo su quest’aspetto.

Mettiamo però le cose in chiaro: Skepta è uno dei pionieri della scena, ma c’è un accordo universale nel tacere sulla sua carriera negli anni che vanno dal 2008 al 2012, periodo riassumibile con il video a tripla X per “All Over The House” in cui il nostro non ha nemmeno la self confidence di giocare un qualche ruolo che non sia di sfigato della stanza accanto. Se è vero che ciò che fonda il grime è, come per tutte le “musiche di strada”, un obbligo di sincerità, un dovere di trasparenza, diciamo che Skepta non era proprio il go-to guy in quegli anni. Che cosa è successo allora? Perché Skepta è tornato a essere… be’, Skepta?

Ce lo dice lo stesso MC in “That’s Not Me”, traccia del 2014 in cui si rivolge (anche) a se stesso facendo pubblica ammenda – “Yeah, I used to wear Gucci/ I put it all in the bin cause that’s not me” – disconoscendo il comportamento tenuto in passato. Quel brano, così come le altre quattro anticipazioni, finisce in Konnichiwa, il nuovo e atteso album, presentato con una speciale Boiler Room in Giappone. L’indulgenza manifestata verso se stesso non viene concessa (vedi “Man”) a Dizzee Rascal, reo di aver tradito il genere che aveva aiutato a far esplodere (ironia della sorte, il giorno in cui Konnichiwa esce nei negozi è anche il giorno in cui, a un oceano di distanza, Dizzee Rascal mette in scena Boy in da Corner a Brooklyn per un concerto speciale).

carico il video...
Skepta, “Shutdown”, 2015.

Un altro rimando a chi un tempo reggeva la torcia che ora è saldamente nelle sue mani, è in “Shutdown”, brano iconico dello scorso anno, in cui Skepta afferma con tracotanza che “I bet I’ll make you respect me”. Lo stesso rispetto che chiedeva – con frustrazione però – Rascal nel 2004 con “Respect Me”. Il contatto/distacco tra i due è tutto in questa sfumatura, anche se lo stesso Skepta si affanna a ribadire che non ci sono questioni irrisolte o riferimenti diretti al suo immaginario predecessore. Sì, perché l’attenzione è tutta rivolta all’oggi, e la voce che recita “A bunch of young men all dressed in black dancing extremely aggressively on stage” rimanda ancora una volta a quell’esibizione a fianco di Kanye nel 2015, ma vuole sottolinearne con forza, quasi a strappare il foglio, l’ironia. Non c’è più bisogno di affannarsi per farsi riconoscere, non bisogna preoccuparsi di farsi notare quando tutti gli occhi sono su di te. Devi solo brillare.

E il luccichio non si ferma al portabandiera, al serrafila, perché alle spalle c’è una front row di nuovi talenti che sanno già come farsi notare. Dai già citati Section Boyz con la loro hit “Lock Arff” a Mez, uno che ha vinto il premio Next In Grime indetto da BBC 1Xtra e che è capace di farti percepire la sua giovane energia anche quando come base ha archi e violini. Ma piuttosto che farvi una lista di nomi – ok, un altro paio di profili interessanti sono Capo Lee, Aj Tracey, Izzie Gibbs e Cally – l’ultimo artista che mi piace prendere in esame è Gaika.

carico il video...
Gaika, dal nuovo mixtape Security, 2016.

E il motivo è presto detto: c’è vita oltre il grime classico. C’è cioè un filone abbastanza nutrito di nomi che non vogliono essere incasellati in un determinato genere, che vogliono creare un percorso diverso, meno scontato. Che venga definito progressive rap o semplicemente alternative, non cambia di tanto il concetto. La nuova onda lunga del grime non solo ha fatto saltare gli argini di genere, ma offre metodiche comportamentali che anche altri artisti possono seguire. Lo racconta sempre Gaika – che forse, ignari, avete sentito già qui – in un’intervista al Guardian, citando tra l’altro anche lui il caso-BRIT.

Arrivati alla fine di questo breve excursus sul presente del grime, la storia si chiude con la parte ludica, quella che in fin dei conti suggella la popolarità di qualsiasi cosa. C’è ad esempio l’artista Reuben Dangoor che lo scorso ottobre ha realizzato alcuni ritratti raffiguranti figure celebri del grime – per capirci: Skepta, Stormzy, D Double E, Wiley e Dizzee Rascal – in pose aristocratiche, fino a esporle allla Tate all’interno della serie Late Night incentrata sul concetto di “celebrity”. Un esempio ancora più recente è Ben Gore che ha realizzato invece delle carte Pokemon – opportunamente ribattezzate Grimemon – con i soliti noti, rappresentandone anche punti di forza e valore totale. È la nuova età dell’oro del grime, abbiamo detto. E questa volta nemmeno l’America sembra poter restare immune al richiamo di Skepta e dei suoi alfieri.

carico il video...

Per i consigli, il supporto, e per aver seguito la scena grime sin dagli inizi, un ringraziamento particolare va a Luca Galli.

Gianluigi Peccerillo
Fondatore di Dance Like Shaquille O'Neal, scrive in giro ogni tanto.

PRISMO è una rivista online di cultura contemporanea.
PRISMO è stata fondata ad Aprile 2015 all’interno di Alkemy Content.

 

Direttore/Fondatore: Timothy Small

Caporedattori: Cesare Alemanni, Valerio Mattioli, Pietro Minto, Costanzo Colombo Reiser

Coordinamento: Stella Succi

In redazione: Aligi Comandini, Matteo De Giuli, Francesco Farabegoli, Laura Spini

Assistente di redazione: Alessandra Castellazzi

Design Direction: Nicola Gotti

Art: Mattia Rinaudo

Sviluppatore: Gianmarco Simone

Art editor: Ratigher

Gatto: Prismo

 

Scriveteci a prismomag (at) gmail (dot) com

 

© Alkemy 2015