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L'Impero ci è, ci fa oppure è destinato a collassare sotto il peso degli stormtrooper che non colpiscono mai il bersaglio? Un'analisi politica, storica e fiabesca (con teoria cospiratoria).

Lupin, come ogni ladro super ricercato, ha un problema: la polizia. Non può muoversi di casa o provare a rubare un prezioso rubino senza che Zenigata e i suoi bravi non ne facciano una questione di vita e di morte, e gli sparino addosso. Un problema minore per Goemon, che può usare la sua spada per difendersi dai proiettili, ma una questione di peso per il mingherlino Lupin. Il nostro ha quindi sviluppato con gli anni che gli permette di salvarsi dalle imboscate della polizia: saltare.

Decine e decine di inseguimenti nel cartone animato iniziano e finiscono con una danza frenetica del ladro, che saltella sul posto e si salva la vita.

Possibile che la polizia di Zenigata sia così pessima al tiro? A quanto pare sì. E comunque gli sbirri di Lupin sono PhD in Mira al confronto degli stormtrooper di Star Wars. E qui veniamo al punto: come saprete, a meno che non siate appena stati salvati dal fondo dell’oceano dopo due anni di misteriosa prigionia sottomarina, sta per uscire il nuovo episodio della saga ideata da George Lucas, Il Risveglio della Forza. Ed è il momento giusto per tornare all’annoso problema dell’Inefficienza dell’Impero.

Le Grandi Opere dell’Impero.

Due Death Star mandate al diavolo e una perenne guerra con un manipolo di resistenti che non dovrebbero – almeno in teoria – rappresentare una minaccia per un’organizzazione galattica in grado di costruire, lo ripetiamo, due (2) basi in grado di distruggere pianeti. Se poi una di queste basi viene fatta esplodere colpendo un condotto d’areazione, capirete che c’è qualcosa che non va in questa deforme potenza così onnipotente eppure così fragile. E poi gli stromtrooper e i loro colpi a caso. La domanda, in questa lunga vigilia cinematografica che sta soffocando quella natalizia (alla faccia del presepio di Salvini), è inevitabile: il nuovo Impero, quello del settimo episodio, sarà all’altezza del suo nome?

Molto probabilmente no. E per tre motivi: il primo narrativo, il secondo politico e il terzo machiavellico. In nome dell’efficienza, cominceremo dal primo.

Star Wars è tecnicamente una fiaba – o meglio, un mito: George Lucas ha studiato antropologia e ha scritto una fiaba in cui il buono deve uccidere il cattivo, che per una pura coincidenza è suo padre.

Il fiabesco
Cominciamo dalle basi: ogni cattivo di ogni fiaba è anche profondamente stupido o quantomeno distratto mentre il protagonista è per definizione buono, ingenuo e apparentemente debole. La magia della finzione risucchia queste caratteristiche creando una storia credibile ma anche giusta (a meno che non stiate leggendo quegli psicopatici dei fratelli Grimm, NdA) in cui i buoni devono vincere e la funzione della storia è spiegare il come, per poi concludere con una dolorosa morale di qualche tipo. Ebbene, Star Wars è tecnicamente una fiaba – o meglio, un mito: George Lucas ha studiato antropologia e ha scritto una fiaba in cui il buono deve uccidere il cattivo, che per una pura coincidenza è suo padre. Ops.

Essendo una fiaba il Cattivo che dobbiamo affrontare è un’organizzazione abbastanza potente da mettere in difficoltà i Buoni ma abbastanza inefficiente da non sopraffarli. Non è né marketing né una scelta conscia, è semplicemente la struttura-base delle storie da qualche migliaio d’anni. (Volete leggere una storia diversa? Parla di persone ricchissime che invadono un mondo intero uccidendo tutti senza troppe difficoltà. Si chiama Colonialismo.)

Ascesa e Caduta
Risolto il primo fattore, il più facile passiamo a quello politico. Per farlo, facciamo un salto nel tempo e nello spazio: “Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana”, precisamente nel 490 a.C., in una città dell’Antica Grecia, Maratona, un grande impero attaccò delle città “ribelli” uscendone straordinariamente sconfitto. Sono tutte cose che sappiamo grazie a Erodoto, che raccontò la battaglia e le sue conseguenze. Per capire la portata dell’evento, un breve riepilogo della situazione greco-persiana alla vigilia della battaglia:

In giallo l’Impero Persiano di Dario il Grande, in arancione i Ribelli, ehm, le forze di Atene.

Una sconfitta inaspettata per Dario e i suoi, arrivata nel momento di maggiore espansione dell’Impero Persiano, che si estendeva dall’odierno Pakistan alla Romania passando per Turchia ed Egitto. Una sconfitta dovuta, secondo Erodoto, alla hybris di Dario. La hybris (“tracotanza” o “suberbia”) è da sempre ciò che fa germogliare ed estinguere gli imperi e gli imperatori: è carburante e tossina di ogni potere, l’antidoto definitivo allo strapotere degli imperi, che sembrano sempre così eterni ai loro contemporanei. Poco dopo la battaglia, anche a grazie alla disfatta di Maratona, l’Impero Persiano capitolerà e una sorte simile toccherà ai Romani, i Francesi, i Britannici, i Sovietici e gli americani, prima o poi. Dall’altra parte del mondo le cose non andranno diversamente: nel 1279 i Mongoli erano davvero scatenati.

E così via. Persino l’antichissimo Impero Cinese ha subito sconfitte e attraversato il cosiddetto “secolo dell’umiliazione”  (dal 1839 al 1949) da parte degli occidentali e i giapponesi. (Ora sembra stare meglio.)

L’Impero di Star Wars non gode di trattamenti speciali in questa perfida legge storica: vivrà le due fasi standard di questo tipo di organizzazioni, l’ascesa e la caduta. E se non sarà l’hybris del suo comandante a farlo capitolare saranno altri fattori correlati: la sua eccessiva estensione, la corruzione della classe dirigente o l’ascesa di un nuovo potere.

A che punto siamo con il nostro Impero? Considerato che Disney ha appena comprato il franchise, la sua caduta non dovrebbe essere vicina. Ci sono tante trilogie da completare prima di divertirsi con la crisi del grande male.

In realtà è tutto un complotto
Arriviamo così al terzo punto, il machiavellismo, elemento intrinseco in ogni organizzazione di potere. Una teoria piuttosto diffusa su Reddit ha analizzato l’inefficienza dell’Impero – soprattutto le scarse performance degli stormtrooper – da un punto di vista cospiratorio, spiegando come la mira dei soldati sembra peggiorare sensibilmente in occasioni particolari (e SOSPETTE). La teoria non è così balzana come sembra e oltre a rendere l’intrigo ancora più affascinate, riesce a giustificare alcuni grossi granchi presi dal Impero.

La teoria del complotto sostiene l’esistenza di un inside job imperiale architettato da Vader o l’Imperatore in persona. Le prove: l’episodio IV inizia con una sparatoia tra ribelli e stormtrooper che finisce con una veloce cattura dei primi (e della Principessa Leila) e continua con un maestro Jedi – nientemeno – che loda le capacità militari dei soldati imperiali, la fuga da Mos Eisley ci mostra degli stormtrooper confusi e imprecisi. D’un tratto qualcosa è cambiato: poco organizzati e inferiori, destinati alla sconfitta; per la prima volta li vediamo sparare alla cazzo di cane, per poi tornare abili e ancora imbecilli. E così via. Il risultato di questa serie di imprecisioni è la fuga dei Ribelli e il pavoneggio di Han Solo (“Not this ship, sister”. #ClassicSolo), tutte cose che l’Impero userà a suo vantaggio. Secondo questa teoria, quindi, ogni errore imperiale sarebbe voluto, ogni ferita subita prevista e anzi ricercata: Han Solo e Leila saranno liberi di scappare ma saranno inseguiti; Luke Skywalker potrà incontrare Darth Vader e ricevere la novella: “Sono tuo padre”. Un ottimo piano, se si considera che l’obiettivo di Vader era quello di invitare ufficialmente il figlio al lato oscuro della forza – un jackpot imperiale. La cospirazione, inoltre, salterà più per “colpa” di Vader e dei suoi sentimenti che per colpe imperiali.

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C’è anche chi sostiene che le armi degli stormtrooper siano fallate.

Quindi?
La risposta, come dicevamo poco fa, è scritta sul muro: l’Impero deve essere potente e fragile allo stesso tempo. Questa sua ambiguità lo rende più umano e quindi interessante, tenendo in vita i protagonisti buoni senza i quali la saga sarebbe un atroce mattanza di cui non staremmo a parlare a quasi quarant’anni dall’uscita del IV episodio. Checché ne dica Wired, secondo cui Disney farà in modo di rendere la saga eterna, possiamo già immaginare la fine della Storia: l’Impero è un Impero, quindi collasserà. I ribelli vinceranno e, per qualche anno, “la galassia lontanta lontana” vivrà un breve periodo di pace.

Non subito, tranqulli. Anche perché i nuovi cattivi hanno nuove armi su cui puntare. Spero proprio funzionino alla grande ma non troppo bene.

 

Pietro Minto
Caporedattore di Prismo, collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera e Rolling Stone. Ha una newsletter che si chiama Link Molto Belli.

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