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Dalle sale giochi degli anni '80 fino all'ultimo Battlefront, in più di trent'anni sono oltre 50 i giochi legati a Star Wars. Nella quarta puntata della Star Wars Week abbiamo selezionato i 10 titoli più significativi.

Il titolo non si riferisce a un innovativo caccia dell’Impero che verrà svelato ne Il Risveglio della Forza, bensì al termine con cui si definiscono quelle opere commerciali che, concepite in una specifica forma, vengono successivamente adattate a una diversa dalla precedente. Lo sono film tratti da libri, fumetti tratti da film e, naturalmente, videogiochi tratti dalle categorie sopracitate: gli esempi a disposizione coprono tutto lo spettro della produzione culturale passata e presente e vanno da Moby Dick a Dracula, passando per gli Avengers e House of Cards. Oggigiorno, inoltre, è frequente che da un unico marchio si diramino più prodotti d’intrattenimento che così vanno a creare una sorta di matrioska di licenze; basti pensare a The Walking Dead che, nato come fumetto, al momento esiste anche sotto forma di serie TV e videogiochi, i quali a seconda dei casi s’ispirano al primo o alla seconda.

Va da sé che nel passaggio da una forma d’intrattenimento all’altra la qualità può variare in modi significativi: sempre restando a The Walking Dead, laddove le avventure grafiche targate Telltale Games sono degne di plauso, Survival Instinct è pessimo, il che ci porta direttamente alla specificità dei tie-in videoludici. La storia dimostra infatti che essi sono perlopiù orrendi: fin dagli albori del mezzo – mi riferisco al tristemente noto E.T. per Atari 2600 (1982) – la maggioranza dei videogiochi ispirati a film o fumetti si è contraddistinta per la sua pochezza, oltre che per la sfacciataggine con cui sfruttava la licenza  del materiale originario.

George Lucas gioca a Star Wars dell'Atari, 1983.

Gli ultimi trent’anni di storia abbondano di casi in cui una software house si è appropriata dei diritti di un brand confezionando attorno a esso un titolo mediocre, così da approfittare al massimo della sua eco mediatica per vendere migliaia di copie con uno sforzo minimo (pur avendo all’attivo qualche titolo decoroso, in tal senso la Ocean è stata il simbolo di questa tendenza). E se negli ultimi anni questa reputazione è andata migliorando grazie a titoli come la serie dei Batman: Arkham, ai numerosi adattamenti di film fatti dalla Lego e all’occasionale tie-in cinematografico bello (Alien: Isolation) o perlomeno rispettabile (Mad Max), nei precedenti vent’anni è davvero difficile trovare materiale degno di essere salvato. Con un’eccezione: Star Wars.

Non tutti i giochi legati a questo marchio – una cinquantina abbondante – sono impeccabili, certo, ma alla luce dell’anzianità della saga (e dell’eccezionalità di alcuni di essi) il risultato complessivo è lusinghiero. Larga parte del merito va innanzitutto a George Lucas, che da un lato ha sempre creduto nei videogiochi e che dall’altro ha preferito limitarsi a una sorta di “appoggio esterno” al mezzo senza interferire personalmente nel processo creativo; non a caso, la sua Lucasfilm Games – fondata nel 1982, rinominata LucasArts nel 1990 – inizialmente non si occupò di tie-in (il cui sviluppo era delegato a programmatori terzi) e preferì dedicarsi alla creazione di titoli innovativi e originali, tra cui capolavori del genere punta-e-clicca come Maniac Mansion (1987), Zak Mc Kraken (1988) e The Secret of Monkey Island (1990).

I videogame di Star Wars non sono interessanti solo per l’appassionato della saga, ma anche per chi vuole ripassare le mode videoludiche degli ultimi trent’anni.

Tuttavia, nel corso della generazione a 8 bit divenne chiaro come questa prassi fosse controproducente: gli sviluppatori esterni, approfittando della libertà concessa loro, distorcevano sempre più il materiale originale, sminuendo così il valore complessivo del brand. Il simbolo di questi abusi è Star Wars per NES (1987), in cui i programmatori di Namco introdussero creature e location mai viste nel film, nonché situazioni al limite del surreale (memorabile Darth Vader che si trasforma in uno pterodattilo zombie): a causa di esso, Lucas comprese che era arrivato il momento di assumere il controllo delle produzioni videoludiche, o quantomeno di esercitare una supervisione più severa. Grazie a questa decisione, dagli anni ’90 in poi i giochi dedicati a Star Wars vissero un periodo artisticamente florido, contrassegnato dal ricorrente distacco tematico rispetto alla trilogia a favore di storie, epoche e personaggi completamente nuovi.

Paradossalmente, ciò che li unisce non è tanto il lore, quanto la varietà delle meccaniche adottate di volta in volta: lungi dall’essere legati a un unico modello di gioco, essi hanno attraversato tutti i generi – dal platform all’FPS al simulatore di volo – diventando così non solo interessanti per l’appassionato di Guerre Stellari, ma anche per chi vuole ripassare le mode videoludiche degli ultimi trent’anni. Come si vedrà, in ciascuna di esse Star Wars ha saputo regalare almeno un titolo eccezionale.

Star Wars (Atari – Arcade – 1983)

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Agli albori.

Innanzitutto una premessa: quelli che seguono sono solo i videogiochi ufficiali. Ciò ci costringe a escludere Starwars, un titolo apocrifo per Apple II del 1978, e a passare direttamente al bellissimo Star Wars pubblicato nel 1983 per il fiorente mercato delle sale giochi. Quest’ultimo offriva qualcosa che all’epoca era a malapena concepibile: grafica tridimensionale vettoriale, effetti sonori campionati e frasi prese direttamente dal film. Il cabinato era sorprendentemente fedele alla saga e ripercorreva le ultime battute di Episodio IV suddividendole in tre fasi: nella prima bisogna duellare nello spazio aperto contro Darth Vader e altri TIE Fighter; nella seconda l’obiettivo è schivare il fuoco dei turbolaser e degli altri caccia presenti sulla superficie della Morte Nera; infine, nella terza si rivive l’incursione dei ribelli nel canalone della stazione spaziale, concludendo con il lancio di un siluro a protoni nel condotto di areazione. La particolarità più interessante di Star Wars è che non obbliga il giocatore a eliminare tutti i nemici per avanzare: basta schivare i colpi che vengono sparati contro il nostro X-Wing. Inoltre, è uno dei primi giochi a includere achievement simili a quelli dell’Xbox (se si riusciva a completare il gioco senza sparare neppure un colpo si otteneva un premio bonus chiamato «Using the Force»), nonché il New Game Plus: terminato il gioco si riparte da capo combattendo contro avversari decisamente più ostici.

Super Star Wars Saga (LucasArts/Sculptured Software – SNES – 1992)

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Guerre Stellari per Super Nintendo.

La Grande N è famosa per fare di testa propria e la sua interpretazione di Star Wars non costituisce un’eccezione: il risultato è Super Star Wars, una trilogia per Super Nintendo i cui singoli episodi si rifanno a grandi linee ai rispettivi film, ma in cui compaiono nemici del tutto estranei al lore (senza tuttavia scadere nella follia del già citato Star Wars per NES). Questo strappo alla regola fu concesso verosimilmente perché il richiedente aveva un curriculum di tutto rispetto, e difatti i risultati non deludettero: al di là dell’inusitata difficoltà, i tre titoli – tutti appartenenti alla sottocategoria dei run’n’gun – furono apprezzati da critica e pubblico non solo per la perfetta riproduzione della colonna sonora di John Williams, bensì anche per i livelli simil-tridimensionali resi possibili dal Mode 7 dello SNES (particolarmente memorabile è la sequenza su Hoth in cui si pilota uno snowspeeder contro gli AT-AT). Ad oggi sono considerati dei gioielli dell’era 16 bit, tanto che, oltre alle riedizioni su Virtual Console Nintendo, su PlayStation Store è stata recentemente pubblicata una riedizione del primo capitolo con grafica rimasterizzata, supporto ai salvataggi e trofei.

Star Wars: TIE Fighter (LucasArts/Totally Games – PC, Mac – 1994)

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Punti di vista alternativi.

Di solito i giochi di Guerre Stellari ci mettono nei panni di un personaggio buono o di un antieroe che in qualche modo lotta per la liberazione della Galassia; TIE Fighter, invece, per la prima volta ci fa entrare nell’abitacolo del mezzo più famoso dell’Impero, mostrando quest’ultimo non come una forza di oppressione, ma come una forza politica che cerca stabilità e pace. Le missioni del gioco infatti non prevedono solo gli scontri con le forze di liberazione, ma anche contro pirati stellari, contrabbandieri e traditori dell’Impero: un deciso ribaltamento di prospettiva rispetto al capitolo precedente (Star Wars: X-Wing), che si conclude con un encomio personale da parte dell’Imperatore Palpatine. TIE Fighter era un gioco così atteso che in alcuni paesi i due floppy disk della demo uscirono insieme alla rivista Computer Gaming World (il New York Times delle riviste di settore), con tanto di sponsorizzazione da parte della Dodge. In seguito fu pubblicata anche un’edizione speciale CD-ROM con grafica migliorata e tutte le espansioni uscite in seguito, e tutt’ora è uno dei tie-in più amati. Acquistarlo su GOG.com è praticamente obbligatorio.

Star Wars: Dark Forces (LucasArts – PC, Mac, Playstation – 1995)

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La storia dei ribelli.

Ne Il Ritorno dello Jedi, prima di portare l’attacco al cuore dell’Impero, ci viene detto che i ribelli hanno ottenuto i piani della Morte Nera solo dopo che “molti Bothan sono morti per darci queste informazioni: nella pellicola del 1983 la questione si chiude così, ma a poco più di dieci anni dal film Dark Forces ci racconta la loro storia. Se Doom aveva mostrato al mondo che il futuro dei videogiochi sarebbe stato in soggettiva, ciò che aveva in mente LucasArts era qualcosa di rivoluzionario; grazie a un motore grafico sviluppato ad hoc, Dark Forces permetteva di fare cose incredibili per un FPS dell’epoca: spostare la visuale in alto o in basso, saltare e accucciarsi, usare accessori quali una lampada per illuminare le zone buie e una maschera antigas. È grazie a questi tocchi di classe che il gioco ancora oggi resiste all’usura del tempo, senza poi contare che sul piano narrativo il titolo è degno di nota in quanto il protagonista (Kyle Katarn, un mercenario che lavora per i Ribelli dopo aver scoperto che i suoi genitori sono stati uccisi dall’Impero) verrà spesso chiamato in causa nei successivi giochi dedicati alla saga.

Star Wars: Rogue Squadron Saga (LucasArts/Factor 5 – PC, Nintendo 64, Nintendo GameCube – 1998, 2001, 2003)

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Volare.

Il GameCube è stata una console bella quanto sfortunata. I giochi non mancavano, il pad era perfetto, ma purtroppo in quegli anni la PlayStation 2 si mangiò tutto, lasciando agli altri solo le briciole; tuttavia, la console Sony non poté mai contare su un titolo come Rogue Squadron. Il gioco era interamente focalizzato sui principali duelli aerei della saga con uno stile che si rifaceva a Star Fox e in cui la ogni velleità simulativa lasciava lo spazio all’azione e al fan service: dall’attacco alla Morte Nera all’ammiraglio Ackbar che grida «È una trappola!», passando per la battaglia con gli AT-AT su Hoth. Ancora oggi Rogue Squadron è bellissimo da giocare e rappresenta una delle migliori declinazioni videoludiche di Guerre Stellari, tanto che sono in molti a chiedere da anni a Nintendo un remake della serie; una mancanza che, viste le decine di remaster pretestuosi pubblicati negli ultimi anni, è assurda.

Star Wars Jedi Knight II: Jedi Outcast (Raven Software – PC, Mac, Xbox, GameCube – 2002)

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Addestramento Jedi.

Ci sono due cose che tutti i fan di Guerre Stellari sognano di fare: guidare un X-Wing e diventare un Jedi. E se nel primo caso le soddisfazioni non sono mancate, replicare l’addestramento di un Padawan e la complessità di un duello con le spade laser in un videogioco è cosa tutt’altro che semplice. Molti giochi ci hanno provato (ultimo – si spera – un terribile titolo per Kinect), ma solo la saga di Jedi Knight è riuscita ad avvicinarsi alla fantasia definitiva di ogni appassionato. Nel gioco ritroviamo Kyle Katarn, il protagonista di Dark Forces, in una fase critica del suo cammino per diventare un Jedi, il che rappresenta un’ottima scusa per scontrarsi con l’Impero, con tanto di guest star come Luke e Lando Calrissian. Outcast riesce nell’arduo compito di far sentire il giocatore un potente cavaliere jedi in grado di scaraventare in aria i nemici con un gesto della mano e parare i colpi di blaster con la propria spada, ma ciò che rende speciale il titolo Raven Soft è la possibilità di giocare in rete e organizzare veri e propri duelli all’ultimo fendente con avversari umani. L’idea piacque così tanto che non solo esiste un progetto amatoriale per rielaborare il codice originale del gioco per gli attuali processori, ma col tempo il multiplayer si è trasformato in una sorta di Fight Club a base di spade laser. Tutt’ora è possibile trovare qualcuno che ci gioca o che assiste con calma ad appassionanti duelli uno contro uno mentre aspetta il proprio turno per entrare nell’arena.

Star Wars: Galaxies (LucasArts – PC – 2003)

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Guerre Stellari dell'Internet.

Il mondo di Guerre Stellari è così vasto che era solo questione di tempo prima che qualcuno pensasse di sfruttarlo per un gioco di ruolo online. Il riferimento non è a The Old Republic, che uscì solo molti anni dopo e che offriva tutto sommato un’esperienza limitata, bensì a Galaxies, un gioco dal potenziale pressoché infinito: otto razze, sei professioni principali e ventisette secondarie, dieci pianeti visitabili, la possibilità di costruirsi una casa e, per le gilde più organizzate, perfino quella di fondare una città con tanto di spazioporto. In questo ecosistema si poteva diventare cacciatori di taglie, mercanti, ranger e perfino ballerini. Come prevede la logica interna di Guerre Stellari, tuttavia, diventare Jedi era tutt’altro che facile, e difatti le poche volte in cui giungevano in città erano seguiti da uno stuolo di curiosi che li screenshottavano furiosamente, tipo Briatore a Mos Eisley o Luke al Billionaire. Nonostante queste ottime premesse e un buon successo iniziale, la sua sfortuna fu la pubblicazione di World of Wacraft, che diede inizio a un’erosione dell’utenza che si accentuò quando, per tamponare la falla, gli sviluppatori semplificarono il gioco scontentando lo zoccolo duro dei fan. Nonostante ciò il gioco sopravvisse per qualche anno, finché i server non vennero spenti nel 2011.

Star Wars: Knights of the Old Republic (BioWare – PC, Mac, Xbox – 2003)

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Un viaggio nell'Universo Espanso.

Il marchio è quello di BioWare, gente che con i giochi di ruolo ci ha sempre saputo fare e che per Guerre Stellari creò qualcosa di unico. Knights of the Old Republic è ambientato nel cosiddetto “Universo Espanso”, ovvero centinaia di anni prima della nascita di Luke Skywalker, in un’epoca in cui i Jedi erano una cosa normale e i Sith un oscuro culto. Questo punto di vista – totalmente slegato dalle storie già viste nei film – permise alla software house canadese di sfoderare la propria esperienza nel modellare personaggi interessanti, dialoghi divertenti e situazioni epiche. Inoltre, avendo i programmatori deciso di adottare il set di regole basate sul dado 20, con combattimenti in parte a turni, KOTOR è di fatto una lunghissima sessione di Dungeons & Dragons ambientato nel mondo di Star Wars. A tutto questo si aggiunge la proverbiale abilità di BioWare nel creare una storia basata su scelte morali non sempre piacevoli e la possibilità di creare un personaggio che può seguire sia il lato chiaro che quello oscuro, portando a finali differenti e assicurando così un elevato grado di rigiocabilità. In Knights of the Old Republic c’è semplicemente tutto e non a caso è ancora giocatissimo su ogni piattaforma, persino su mobile.

Star Wars Lego: The Complete Saga (Traveller’s Tales – PlayStation 3, Wii, Xbox 360, PC, Mac, Nintendo DS, iOS, Android – 2007)

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Per i più piccoli.

Ovviamente parliamo di un gioco pensato per un pubblico più giovane, ma, esattamente come per i mattoncini Lego, nessuno ha detto che non ci si possano divertire anche i più grandi. Da molti anni Traveller’s Tales e Lego sono soliti sviluppare videogiochi action basati sulle principali licenze del momento e le basi di questa tradizione sono state gettate proprio dai titoli dedicati a Guerre Stellari, la cui struttura ha fatto da canovaccio per quelli a seguire. Battute, gag, citazioni, combattimenti e momenti di puro nonsense sono da sempre il segreto di questi adattamenti videoludici, che possono essere fruiti con vari livelli di lettura in base all’età del giocatore e rappresentano sempre e comunque un ottimo diversivo rispetto a titoli più impegnati. Inoltre, la possibilità di giocare con più di 50 personaggi diversi (spesso dotati di abilità speciali) attraverso tutti i momenti principali dell’esalogia, collezionando segreti e sbloccando nuove aree della mappa, lo rende il gioco perfetto per chi non riesce a staccarsi da un gioco finché non l’ha completato al 100% o fin quando la moglie non gli dice che adesso è il momento di lasciar giocare un po’ il figlio.

Scontri di massa. Star Wars: Battlefront (DICE – PC, PlayStation 4, XBox One – 2015)

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Tra cinema e gaming.

Uscito poche settimane fa, Star Wars: Battlefront è il modo più semplice per partecipare ai più iconici scontri della trilogia originale. Seguito (o reboot?) dei primi due Battlefront, come molti dei giochi di questa classifica è puro fan service: dall’incredibile lavoro fatto sul sonoro, che riprende ogni possibile effetto del film, alla ricostruzione maniacale di ambientazioni iconiche come Tatooine e Endor, ogni partita si trasforma in qualcosa a metà tra un’esperienza cinematografica personale e una madelein audiovisiva che riporta il giocatore agli anni in cui metteva in scena gli stessi scontri con i giocattoli. Estremamente semplice e accessibile, si tratta di un titolo a cui chiunque abbia una mezz’oretta di tempo libero può giocare senza avvertire troppo il divario con chi ci spende centinaia di ore; tutti, con un po’ di fortuna, possono prendere il power-up giusto per impersonare Darth Vader, guidare un X-Wing o capire cosa si prova ai comandi di un AT-AT. Tuttavia, la forza del gioco è anche la sua principale debolezza: essendo pensato per un pubblico con poca esperienza nel multiplayer, secondo i detrattori è privo di spessore tattico così come di contenuti: rispetto agli episodi passati, che vantavano anche una campagna single player e una struttura più articolata, questa ultima incarnazione manca infatti di contenuti in grado di renderlo un titolo duraturo. Una cosa è però indiscutibile: ogni possibile fantasia legata trova il suo spazio in Battlefront, tranne quelle che comprendono il costume da schiava di Leila.

Lorenzo Fantoni
Lorenzo Fantoni è un giornalista freelance che scrive di videogiochi su Multiplayer.it, Corriere.it, Wired e Playstation Official Magazine. Il suo blog è n3rdcore.it.

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