Carico...

Milo Yiannopoulos è a capo di un esercito di razzisti e sessisti abituati a molestare utenti internet. Ora il suo account Twitter è stata cancellato – ma chi è questo Yiannopoulos?

Milo Yiannopoulos è un giornalista britannico che ha cominciato a scrivere di tecnologia per il Telegraph, broadsheet conservatore inglese, e il Catholic Herald. Poi ha fondato The Kernel, magazine sulla tecnologia venduto a The Daily Dot. È omosessuale e cattolico, “contrario” al matrimonio gay. È sempre stato di destra ma negli ultimi due anni è diventato l’idolo di una parte di internet – e di mondo occidentale – che sostiene di opporsi alla tirannia del politicamente corretto scrivendo “nigger” online. Ha aperto un fondo per studenti maschi e bianchi (“White Men Only”) per rispondere allo strapotere multiculturale, buonista e LGBT che corrode questo pianeta (come saprete, immagino). È diventato l’idolo di quel marciume che chiamiamo “GamerGate”, uno “scandalo giornalistico” sulla neutralità delle recensioni dei videogiochi sfociato presto in un linciaggio sessista e razzista di sviluppatrici di videogiochi e donne in generale. L’impresa gli è valsa la carica di tech editor di Breitbart, sito di news d’estrema destra; nel frattempo il suo account Twitter (@Nero) si è trasformato in un faro per migliaia di razzisti e sociopatici. Sono comunque soddisfazioni.

È come una puntata della Zanzara strafatta di speed e con più turbe. Yiannopoulos ha capito che lo scandalo porta fama, potere e soldi.

Mercoledì 20 luglio, con una decisione inedita, Twitter ha deciso di chiudere per sempre l’account di Milo Yiannopoulos dopo che il nostro aveva capitanato la sassaiola razzista e sessista contro Leslie Jones, attrice di colore colpevole di essere la Ghostbuster nera nella nuova versione del film, che aveva già destato “scandalo” tra i fan più agguerriti per il suo cast al femminile, causato l’alzata di scudi di Reddit, 4chan e 8chan, che subito se la sono presa con il bersaglio più isolato: una donna – nera – nell’ennesimo reboot di un’industria a corto di idee. Ma torniamo a Milo.

Milo Yiannopoulos è un enorme pezzo di merda che, cinicamente, ci fa. È una puntata della Zanzara strafatta di speed e con più turbe. Yiannopoulos ha capito che lo scandalo porta fama, potere e soldi. Per dirne una, grazie agli scandali degli ultimi anni ha trovato un lavoro e un esercito di seguaci che declinano il termine seguace in senso inaspettatamente biblico. Per loro, la parola di @Nero (o “Daddy”, come lo chiamano) è legge – e infatti eccoli subito a usare il metodo Yiannopoulos contro Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter.

Yiannopoulos è un concentrato di una parte di internet che è difficile incontrare se si è un maschio bianco eterosessuale. Altre persone – donne, minoranze, omosessuali e transessuali – conoscono invece bene i modi e i toni di questi fasci di combattimento (le vittime di stupro? AHAHAH ma la rape culture non esiste, stupidine!).

Una “manifestazione” di Yiannopoulos, ottobre 2015.

The Verge lo ha definito “uno dei peggiori troll” di Twitter, usando un termine abusato e limitato per inquadrare il perfetto cattivone di internet (“il supervillain più favoloso di internet”, recita il suo sito personale). Milo è omofobico e gay. Milo lotta per i diritti degli omosessuali ed è anti musulmano, cocktail di posizioni servito recentemente a Cleveland durante la Convention Repubblicana con il suo party “gays for Trump”.

Yiannopoulos è un Rush Limbaugh post-GamerGate che ha capito che ogni subcultura di internet, specie quelle basate sull’odio, ha bisogno di un capo carismatico. Un gay disposto a darsi del “frocio” (faggot) in pubblico, per poi dire quello che i peggiori sobborghi del web vogliono sentire, sapendo di poterlo fare da una posizione particolare (“Sono gay, posso dare del frocio a chi voglio, se non mi offendo io perché dovreste offendervi voi?”). È insomma la versione “giornalistica” del fenomeno Trump, che non a caso sostiene politicamente e presenta al mondo come suo sogno politico-sessuale.

carico il video...
Nel 2011 un allora moderato Milo provava a spiegare la sua posizione a Boy George e David Mitchell in una puntata di 10 o’ clock live.

Glenn Beck, volto turbo-conservatore televisivo, ha definito Milo “il Goebbels della campagna di Trump”. In effetti le somiglianze tra i due sono evidenti: due personaggi estremi e bizzarri, due outsider che hanno dirottato settori diversi con successo (giornalismo e politica); due guru per una minoranza che si sente oppressa dal “politicamente corretto” e vuole dire “le cose come stanno”. In caso di vittoria alle presidenziali, Trump vuole “aprire” la sua nomina a CEO e collaboratori esterni, cedendo il suo brand alla Casa Bianca; in modo simile, Yiannopoulos ha una vasta rete di “stagisti” che scrivono al posto suo e recitano la parte del giornalista, come ha rivelato BuzzFeed lo scorso aprile. Nessuno dei due crede fino in fondo in quello che dice: è solo una parte, una maschera buona per prendere voti o seminare zizzania. Forse nessuno dei due si aspettava ci fosse una domanda così alta per un Avatar dello Schifo.

Milo Yiannopoulos, peraltro, l’ho incontrato di persona qualche anno fa e negli ultimi mesi ho ricordato spesso quell’incontro come “la volta che mi sono avvicinato di più al Male”. Un male all’epoca ancora celato sotto uno strato di sprezzatura e provocazione, una crisalide pronta a spezzarsi. Gli artifici retorici erano già tutti presenti (“tutti dicono questo ma io dico quest’altra cosa perché me ne sbatto”), ovviamente mancavano i tratti sociopatici.

Era il dicembre 2012 e Yiannopoulos dirigeva The Kernel, un magazine tecnologico con sede a Berlino (all’epoca la cosa peggiore che si sapeva sul suo conto era che non pagava i collaboratori). Al tempo lavoravo a Studio, che organizza “Studio in Triennale”, un festival culturale che si tiene alla Triennale di Milano. Yiannopoulos sembrò un nome buono per un panel tecnologico: era bizzarro ma ancora contenibile. Il giorno del panel, il nostro disse la sua, smontando il sogno della scena start-up londinese definendola un insieme di imprese ansimanti in un mercato drogato dal denaro pubblico, elogiando invece un’altra industria innovativa britannica, quella fuori Londra. Disse, insomma, il contrario di quel che molti erano abituati a pensare. Disse che la nuova City londinese è velleitaria, meglio Berlino o Manchester. Il pubblico era contento, noi pure.

Erano evidenti, già allora, l’intolleranza verso quello che definiva un po’superficialmente il 'politicamente corretto' e il desiderio di apparire come un provocatore.

A moderare l’incontro c’era Serena Danna del Corriere della Sera, a cui ho chiesto cosa si ricorda di quel Milo (Yiannopoulos, sempre in quel periodo pre-follia, ha anche collaborato con “La Lettura” del Corriere). «Lo ricordo – mi racconta Serena – come una persona intelligente, disponibile e collaborativa. Bravo nel sovvertire la narrativa dominante del mondo della tecnologia senza apparire nichilista. Erano evidenti, già allora, l’intolleranza verso quello che definiva un po’ superficialmente il “politicamente corretto” e il desiderio di apparire come un provocatore.» Infine, spiega Danna, «era consapevole di esercitare un piccolo potere sugli altri. Credo che, furbescamente, a un certo punto abbia pensato di cavalcare l’odio online per avere successo e l’ha fatto con i suoi temi preferiti: l’odio verso le donne, il fastidio verso il rispetto per le minoranze, la passione per il potere sfacciato».

«È come se ci fossimo dimenticati che dall’altra parte c’è una persona in carne ed ossa, a leggere il nostro vetriolo ed esserne offesa», scriveva Milo Yiannopoulos nel 2012 su The Kernel. L’articolo si intitolava “Internet ci sta rendendo tutti psicopatici”.

Pietro Minto
Caporedattore di Prismo, collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera e Rolling Stone. Ha una newsletter che si chiama Link Molto Belli.

PRISMO è una rivista online di cultura contemporanea.
PRISMO è stata fondata ad Aprile 2015 all’interno di Alkemy Content.

 

Direttore/Fondatore: Timothy Small

Caporedattori: Cesare Alemanni, Valerio Mattioli, Pietro Minto, Costanzo Colombo Reiser

Coordinamento: Stella Succi

In redazione: Aligi Comandini, Matteo De Giuli, Francesco Farabegoli, Laura Spini

Assistente di redazione: Alessandra Castellazzi

Design Direction: Nicola Gotti

Art: Mattia Rinaudo

Sviluppatore: Gianmarco Simone

Art editor: Ratigher

Gatto: Prismo

 

Scriveteci a prismomag (at) gmail (dot) com

 

© Alkemy 2015